Home » Mostre » Vivian Maier – In her own hands

Dal 12 ottobre fino al 12 gennaio 2020 la Palazzina di Caccia di Stupinigi ospita cento scatti inediti di Vivian Maier, che ci raccontano la vita quotidiana della New York tra gli anni ’50 e ’60 del Novecento.

E se vi dicessi che Vivian Maier era una semplice tata con la passione per la fotografia e che i suoi scatti sono stati scoperti per caso, dopo la sua morte?

Scommetto che vi ho incuriosito. Mettetevi comodi che sto per raccontarvi una storia pazzesca.


La scoperta delle foto

Per tutta la vita Vivian Maier tenne nascosti i suoi scatti, senza condividerli con nessuno, tanto che solo nel 2007 si è scoperto di lei e della sua straordinaria produzione di street photography, grazie a un ritrovamento assolutamente fortuito.

Tutto merito dell’agente immobiliare John Maloof  e dell’interesse per la sua città natale, Chicago.

Infatti, è stato proprio alla ricerca di notizie sul suo quartiere che Maloof comprò all’asta una scatola piena di oggetti variegati, tra cui negativi e rullini ancora da sviluppare di Vivian Maier.

Intuendone subito il valore, pubblicò qualche foto su Flicker, ottenendo un immediato riscontro.

Avuta, quindi, conferma dell’importanza di questi scatti, iniziò a investigare sulla misteriosa fotografa per raccogliere più foto possibili.


Chi è Vivian Maier?

Maloof scopre che Vivian Maier era una semplice babysitter vissuta nel dopoguerra, che nel tempo libero si dilettava a scattare fotografie per le strade di New York e Chicago

Insomma, una vera anticipatrice della street photography, il genere tanto amato oggi.

Alla fine, John Maloof è riuscito a ritrovare circa 15 mila negativi e 5000 stampe della Maier, un patrimonio fotografico incredibile che l’ha decretata come una delle personalità più importanti della fotografia contemporanea.


L’unica e inimitabile Vivian Maier

La mostra di Stupinigi è strutturata in cinque sezioni:

  • autoritratti, una vera anticipatrice dei “selfie“;
  • ritratti, dai più ricchi ai più poveri;
  • dettagli, come le famose mani di due amanti intrecciate dietro la schiena;
  • città, dai cantieri in costruzione alle insegne dei ristoranti, in mezzo alle vie dei negozi;
  • filmati super 8, in cui la macchina fotografica rimane immobile e la storia è realizzata dal movimento del soggetto.

A seconda dei casi, Vivian Maier riesce ad essere partecipe alla scena oppure distaccata; può mostrare il lato più sensibile oppure avere un piglio più dissacrante.

Nelle sue foto ci sono bambini, anziani, donne e uomini, immortalati per strada senza che se ne accorgessero, attori inconsapevoli degli scatti di vita quotidiana della Maier.

E poi ci sono i numerosissimi autoritratti: si fotografava davanti agli specchi, dietro le vetrine, nella sua ombra.

Del resto, fotografare era una passione tutta sua, tanto che non ha mai condiviso i suoi scatti e raramente li ha sviluppati, come fosse più interessata all’atto di scattare che a quello di vederne i risultati su carta.

Forse Vivian Maier pensava che  i suoi lavori non fossero all’altezza di essere mostrati; oppure ne era gelosa perché rivelavano molto della sua anima; o forse ancora la vita di tutti i giorni era troppo amara per poter osare trasformare una passione in una professione.

Sta di fatto che il talento trova il modo di emergere, anche dopo anni dalla scomparsa del suo possessore.

Probabilmente è proprio questo il bello della storia di Vivian Maier: in vita è stata una sconosciuta ai più, ma ora gode di fama eterna.


E voi che cosa pensate? Perchè la Maier non ha mai mostrato le sue fotografie? Fatemelo sapere nei vostri commenti.

Ottobre 2019 ci sta regalando una mostra più bella dell’altra a Torino.

Dopo Vittorio Corcos alla Fondazione Accorsi-Ometto; Michael Rakowitz a Rivoli e Vivian Maier a Stupinigi, non pensiate che le mostre siano finite qua. Il calendario è stracolmo, pertanto continuate a seguirmi oppure iscrivetevi alla newsletter.

A presto con la prossima mostra.