L’argomento di oggi è… la Torina romana dal punto di vista urbanistico. Sei pronto?

Dunque, come hai letto nell’articolo precedente, i Romani fondarono Iulia Augusta Taurinorum e, come per tutte le nuove città da costruire, adottarono il loro classico impianto quadrangolare con una rete di vie ortogonali.

Torino romana: pianta della città con cardi e decumani

(Piantina tratta da ©disegno GAT 2009)

La città fu, infatti, strutturata in 72 isolati, creati dall’incrocio dei cardi (le strade con orientamento nord-sud) con i decumani (le strade con orientamento est-ovest).

Le vie principali erano il decumano massimo, corrispondente all’odierna via Garibaldi, e il cardo massimo, coincidente con le attuali via San Tommaso e via Porta Palatina.  Il decumano massimo incrociava il cardo massimo  non a metà, come era tipico dell’urbanistica romana, ma a 2/3.

Inoltre il pragmatismo romano fece in modo che il perimetro non fosse perfettamente rettangolare, ma che sul lato nord-est ci fosse un angolo smussato, ovvero un taglio obliquo in prossimità del corso sinuoso della Dora.

 I “confini” della Torino romana ai giorni nostri

Torino romana: pianta della città con riferimenti alle strade attuali

(Piantina tratta da ©disegno GAT 2009)

Lato nord: dall’incrocio di via C. I. Giulio con via della Consolata fino ai Giardini Reali
Lato est: dai Giardini Reali fino a via Santa Teresa, lungo via Accademia delle Scienze
Lato sud: attraverso via Santa Teresa e via Cernaia, arrivando all’incrocio con corso Siccardi
Lato ovest: lungo corso Siccardi e via della Consolata fino all’incrocio con via C. I. Giulio

La cinta muraria

La città fu circondata da mura, per un totale di circa 3 km di lunghezza e 7 metri di altezza.

Torino romana: pianta della città con i riferimenti alla cinta muraria

(Piantina tratta da ©disegno GAT 2009)

All’estremità delle due vie principali si aprivano quattro porte monumentali:

  • allo sbocco est del decumano, la Porta Decumana
  • allo sbocco ovest del decumano, la Porta Pretoria, poi detta Segusina nel Medioevo
  • allo sbocco nord del cardo, la Porta Palatina ( o Principalis Sinistra)
  • allo sbocco sud del cardo, la Porta Marmorea (o Principalis Dextera)

 

Agli angoli del perimetro cittadino, furono innalzate cinque torri angolari (cinque e non quattro, tenendo conto del lato smussato).

In corrispondenza degli sbocchi dei cardi e dei decumani, furono erette anche torri di cortina, a cadenza regolare, a circa 70 metri l’una dall’altra.

 Tecniche costruttive

Il paramento esterno delle mura è in laterizi (mattoni di argilla cotta); quello interno, invece, è stato realizzato con la tecnica dell’opus listatum, che prevede l’alternanza di strati composti da ciottoli di fiume legati da malta con file di mattoni, a distanza regolare.

Considerando l’assenza di una vera e propria struttura massiccia, si ritiene che queste mura non avessero una funzione prettamente difensiva, ma che assumessero più che altro un valore simbolico e celebrativo nei confronti dell’impero augusteo. D’altronde vennero progettate in un periodo di pacificazione e stabilità, dopo i conflitti per il predominio sull’arco alpino.

Questioni cronologiche

In base ai pochi ritrovamenti archeologici, si è dedotto che:

  • il lato settentrionale delle mura fu eretto tra il 15 e il 40 d. C.;
  • il lato orientale risale a un lasso di tempo posteriore, che va dal 50 al 75 d. C.;
  • per i restanti lati non si hanno dati archeologici, per cui è molto complesso stabilire un’ipotetica datazione.

Ad ogni modo, si ritiene che l’intera edificazione fosse conclusa entro la fine del I secolo d. C.

Il lungo cantiere

Al di là del problema con la datazione, è evidente che la costruzione della cinta muraria richiese troppo tempo rispetto al normale.

I motivi di tale ritardo possono ricollegarsi al fatto che le mura avessero una valenza più simbolica che difensiva, come ho già precisato precedentemente.

Inoltre, una tale opera architettonica richiese senz’altro l’intervento munifico del governo centrale di Roma e del ceto dirigente locale. Pertanto, è molto probabile che l’afflusso di denaro necessario non fu immediato, ma dilazionato nel tempo, allungando così la fase di costruzione.

Scoperte recenti

Grazie ad alcuni scavi condotti nel 2001 presso i Giardini Reali, è emerso che la zona a ridosso delle mura romane fosse usata come discarica pubblica di immondizia.

Infatti sono stati ritrovati:

  • cocci di pentole, piatti e bicchieri
  • scarti di macellazione
  • parti di ceramica rotta
  • stampi di mantelli di fusione usati per l’artigianato locale

Da notare è l’assenza di vetri e metalli perché venivano rifusi, così come la mancanza di materiali edilizi perché venivano rimpiegati.

Insomma, da ciò si deduce quanto i Romani fossero un popolo molto attento al riciclo e contrario agli sprechi.

Torino romana. Allestimento delle discariche lungo le mura presso il Museo di Antichità di Torino. Fotografia di Giacomo Lovera, 2013. © Soprintendenza per i Beni Archeologici del Piemonte e del Museo Antichità Egizie

Un’ultima precisazione: lo sapevi che presso il Museo di Antichità di Torino puoi trovare la ricostruzione dei terrapieni interni alle mura con i diversi ritrovamenti della discarica, distinti per tipologia? Ecco qui a destra una foto per farti un’idea dell’allestimento (fotografia di Giacomo Lovera, 2013 © Soprintendenza per i Beni Archeologici del Piemonte e del Museo Antichità Egizie)

 


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