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Oggi vi parlerò di Torino Esposizioni, il complesso fieristico che si trova in corso Massimo d’Azeglio 15, vicino all’ingresso del Giardino roccioso del Parco del Valentino.

In 100 anni questo edificio ha cambiato funzione e aspetto in continuazione.

Pertanto sarà interessante ripercorrere le tappe della sua vita movimentata, che lo porteranno a diventare una costruzione veramente innovativa.

Prima di cominciare, vi lascio un link per farvi un’idea di tutto il complesso dall’alto.


Il Palazzo del Giornale

La storia di Torino Esposizioni parte dall’Esposizione internazionale delle Industrie e del Lavoro che si svolge a Torino nel 1911.

Uno degli edifici simbolo della manifestazione è proprio il Palazzo del Giornale, l’antenato di Torino Esposizioni.

Diversamente dalle altre strutture realizzate in legno per l’uso temporaneo dell’esposizione, questo edificio viene costruito in cemento armato perché il Comune voleva successivamente impiegarlo come sede di mostre ed eventi.

Vi segnalo l’interessante galleria fotografica di Atlante di Torino, che vi darà l’idea di com’era il Palazzo del Giornale.


Il Palazzo della seta

E così, dopo l’Esposizione, l’edificio ospita mostre ed eventi senza subire modifiche fino al 1928, quando è alleggerito dalle decorazioni più vistose di gusto eclettico con cui era stato costruito, per abbracciare il nuovo e più semplificato stile razionale.

Inoltre, in occasione dell’Esposizione del 1928 per celebrare il decennale della vittoria della Prima Guerra Mondiale, viene usato come Palazzo della seta.


Palazzo della Moda

Per qualche anno è anche la sede del Museo del Risorgimento, per poi subire un altro rimaneggiamento architettonico nel 1933, quando Mussolini lo sceglie come sede dell’Ente Nazionale della Moda.

Opera dell’ingegner Umberto Cuzzi, il nuovo complesso, chiamato Palazzo della Moda, è composto dal vecchio Palazzo del Giornale unito a una nuova struttura con funzione di teatro, tramite una galleria circolare.

Ettore Sottsass senior

Intervento che non soddisfa nel suo insieme, tanto che si richiede l’azione più radicale di un altro architetto, Ettore Sottsass senior.

Il nuovo progetto è molto più ambizioso, prevedendo ben quattro edifici disposti intorno a un giardino rettangolare.

  • Sul corso Massimo d’Azeglio viene edificato un monumentale ingresso porticato in vetrocemento, che si sviluppa fino a via Petrarca tramite una lunga manica di uffici sopraelevata su un porticato che lascia intravvedere il giardino interno.
  • Di fianco all’atrio è costruita un’altra struttura vetrata a forma circolare per ospitare un ristorante panoramico.
Palazzo della Moda di Torino, veduta esterna, 1936-1938 (Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto - MART. Archivio del '900, Fondo Sottsass sr. Ettore)
Palazzo della Moda di Torino, veduta esterna, 1936-1938
(MART. Archivio del ‘900, Fondo Sottsass sr. Ettore)
  • Sul versante sud il complesso è concluso dal cosiddetto “Teatro della moda”, famoso per i suoi due opposti boccascena (lo spazio tra palcoscenico e platea), uno verso un teatro costruito all’aperto e l’altro verso un futuro teatro al chiuso.

Palazzo delle Esposizioni

Nel 1938 il complesso viene inaugurato col nuovo nome di Palazzo delle Esposizioni e da questo momento in poi, oltre alle sfilate di moda, ospiterà alcune edizioni delle Mostre dell’Autarchia e alcuni saloni dell’Automobile.

Tuttavia, durante la Seconda Guerra Mondiale viene bombardato ripetutamente, tanto che rimangono integri solo il vestibolo d’ingresso e la galleria su corso Massimo d’Azeglio.


Perché questo complesso è conosciuto come Torino Esposizioni?

Terminata la guerra, la città di Torino cede il palazzo ad un nuovo ente, chiamato Torino Esposizioni, a maggioranza Fiat, sotto la guida di Vittorio Valletta.

La nuova amministrazione decide subito di avviare un importante intervento di recupero che condurrà passo dopo passo fino alla struttura che conosciamo oggi.

In particolare:

  • Nel 1948 l’architetto Biscaretti di Ruffia propone la trasformazione del padiglione centrale in un grande salone centrale con abside, da usare per mostre ed eventi.
  • Pier Luigi Nervi concretizza questo progetto del salone, ideando una straordinaria struttura autoportante in voltini prefabbricati in ferrocemento, di cui vi parlerò tra poco.
L’interno del Padiglione Nervi a Torino - Fotografia di Fabrizia Di Rovasenda, 2010. ©MuseoTorino.
Il padiglione di Nervi.
Foto di Fabrizia Di Rovasenda, 2010. ©MuseoTorino.
  • Nel 1950 su via Petrarca, nell’area del teatro all’aperto di epoca fascista, sempre Pier Luigi Nervi costruisce un nuovo padiglione rettangolare, caratterizzato da una volta con nervature poggianti su quattro arconi incurvati per reggerne le spinte, un vero capolavoro in calcestruzzo armato.
  • Nel 1953 il padiglione centrale viene intitolato a Giovanni Agnelli e si estende fino a ricoprire interamente il giardino interno.
  • Nel 1960 Riccardo Morandi crea un altro salone sotterraneo costituito da una volta senza appoggi intermedi, fatta da sottili strutture in cemento armato precompresso, intrecciate fra loro. Questo padiglione è collegato al salone di Nervi con un’ardita galleria sotterranea di 150 m, dotata di tapis roulant.

L’innovazione di Nervi nel salone absidato

Tra gli interventi elencati, quello di Pier Luigi Nervi merita senza dubbio un approfondimento per la sua notevole portata innovativa.

Infatti l’architetto realizza la prima costruzione in ferrocemento al mondo, ovvero un salone che sembra una basilica, costituito da:

  • un abside vetrato che affaccia sul parco del Valentino
  •  e un’aula rettangolare senza sostegni intermedi, a parte i pilastri laterali inclinati che si ramificano con mensole per sostenere le spinte della volta.

La volta di copertura del salone è costituita da archi prefabbricati in ferrocemento, sollevati e montati con un sistema di ponteggi mobili.

Per quanto riguarda la parte absidata, la copertura a semicupola è realizzata grazie a getti di cemento tra più di 300 formelle a losanga, anch’esse prefabbricate in ferrocemento.

 volta abside Padiglione Nervi - foto-di-Andrea-Cappello
Volta abside Padiglione Nervi.
foto di ©AndreaCappello

Un’incredibile perizia architettonica, non trovate anche voi?

Se volete saperne di più sulla tecnica costruttiva, consultate questo link:


Ho rielaborato questa fotografia per farvi un’idea più chiara dell’intero complesso.


Dal Dopoguerra in poi

Nel corso degli anni sessanta e settanta l’edificio viene intensamente utilizzato come polo fieristico di Torino e come sede di molte edizioni del Salone dell’Automobile.

Quando nel 1989 l’attività fieristica si trasferisce al Lingotto, parte del complesso diventa la sede didattica dell’Università degli Studi di Torino e un’altra parte è impiegata fino al 2001 come palaghiaccio.

In occasione delle Olimpiadi invernali del 2006, il padiglione centrale viene ristrutturato in modo da ospitare un impianto di hockey su ghiaccio per una capienza di 4.320 posti.

Nel triennio 2014-2016 il complesso ospita Paratissima“, il festival d’arte contemporanea che si svolge in autunno a Torino.

Per quanto riguarda il padiglione Morandi, dopo quasi quarant’anni di uso espositivo, nel 1996 la gestione passa alla direzione della GTT che lo trasforma in un parcheggio.


Il Teatro Nuovo

Oggi i locali ad angolo con via Petrarca ospitano il Teatro Nuovo, proprio nell’area dove era previsto il teatro coperto di Ettore Sottsass.

Si tratta di un edificio di pianta rettangolare con

  • il portico d’ingresso che dà su Corso Massimo d’Azeglio;
  • lo sviluppo longitudinale su via Petrarca;
  • e su cui svetta l’antica Torre Scenica  (la struttura in verticale che si vede sopra al palcoscenico).

Oggi l’intero stabile è in concessione d’uso alla Fondazione Teatro Nuovo Torino, che l’ha adibito per i servizi di accoglienza, biglietteria, caffetteria a pianoterra; mentre al primo piano si trovano tre sale teatrali, più gli spazi del Liceo Teatro Nuovo.


La situazione attuale

Attualmente per mancanza di sicurezza il padiglione di Nervi è inutilizzabile.

Tuttavia ci sono buone notizie, come vi spiego meglio in quest’articolo.


La destinazione futura di Torino Esposizioni

Inoltre esiste un progetto di recupero, per un valore di circa 100 milioni, in base al quale:

  • il padiglione di Riccardo Morandi sarà sede di attività didattiche della facoltà di Architettura;
  • il palazzo di  Pier Luigi Nervi verrà destinato alla futura Biblioteca Civica Centrale
  • e il Teatro Nuovo verrà restaurato.

Per saperne di più: http://castellodelvalentino.polito.it/?page_id=1393


Insomma, proprio un bel progetto, ma con il solito problema della reperibilità dei soldi necessari.

Infatti, per il momento ci sono solo i 30 milioni di competenza del Politecnico, mentre il Comune non ha ancora stanziato nulla.

Ma ci sono segnali positivi, come vi spiego in quest’articolo.

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