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Dopo Copenaghen, Tel Aviv, Johannesburg, Varsavia e Bucarest, alla Promotrice di Belle Arti di Torino è finalmente arrivata “Space Adventure”, la grande mostra dal successo internazionale (oltre 4 milioni di visitatori) che racconta la grande avventura dell’uomo nello spazio.

60 anni straordinari, dal lancio in orbita dei primi satelliti ai più recenti programmi di esplorazione interstellare, tutti da rivivere grazie a tantissimi cimeli e memorabilia originali provenienti dalle basi e dai centri di ricerca di tutto il mondo.

Da Bajkonur in Kazakistan a Cape Canaveral in Florida, senza escludere Houston in Texas e Kourou nella Guyana francese, fino ad arrivare a Malindi dove si trova la piattaforma di lancio italiana San Marco.

E così, possiamo vedere con i nostri occhi tute, attrezzature, strumenti scientifici, ma anche modelli in scala di navicelle, satelliti e razzi, fino alle famigerate pietre lunari.  


Il percorso di Space Adventure

Pensate, la bellezza di 1500 metri quadrati di percorso espositivo, diviso in 4 sezioni.

Le origini

Tutto inizia il 4 ottobre 1957 con lo Sputnik I, il primo satellite artificiale ad essere lanciato in orbita dall’uomo.

Il mese successivo lo Sputnik II porta nello spazio il primo essere vivente, ossia la cagnolina Laika.

Ma il vero successo russo è del 12 aprile 1961 quando l’astronauta Jurij Gagarin viene lanciato nella Vodstock 1.

Come saprete, i risultati sovietici stimolano la rivalità degli Stati Uniti, tanto che arrivano anche i primi successi da parte degli Americani.

Non solo. Mentre va in scena la gara tra russi e americani, il 15 dicembre 1964 l’Italia organizza il lancio del satellite San Marco, diventando così il terzo paese al mondo a spedire un satellite in modo autonomo, dal progetto alla messa in orbita.


Alla conquista della Luna

In questa sezione si parla naturalmente delle Missioni Apollo.

Si comincia col primo tentativo dall’esito drammatico. Infatti, il 27 gennaio 1967 l’Apollo/Saturn 204 si incendiò sulla rampa di lancio durante un’esercitazione, causando la morte degli astronauti Virgil Grissom, Edward White e Roger Chaffee.

I tentativi proseguono, fino al mitico 20 luglio 1969, quando la missione Apollo 11 atterrò finalmente sulla Luna: Armstrong fu il primo uomo a toccare il suolo del nostro satellite.

Famosissima è anche la missione Apollo 13 dell’aprile del 1970, durante la quale ci fu una grave avaria che costrinse gli astronauti a cancellare il piano di allunaggio. È in questa occasione che l’astronauta Jack Swigert pronunciò la celebre frase: “Okay, Houston, we have a problem here”.

Fu solo grazie all’abilità dei tecnici di Houston e al sangue freddo dell’equipaggio che gli astronauti riuscirono a tornare a casa sani e salvi.


Space Shuttle

Gli anni Ottanta sono dedicati al programma Space Shuttle, il cui primo volo parte il 12 aprile 1981 da Cape Canaveral con la navetta Columbia.

Questi cargo spaziali avrebbero dovuto garantire voli economici molto frequenti. In realtà le navette si rivelano fin da subito costose, per non parlare della manutenzione risultata più complicata del previsto.

Oltretutto anche questo ambizioso progetto si macchia di sangue. Purtroppo il 27 gennaio 1987 un’esplosione nello Shuttle Challenger causa la morte di 7 astronavi. Tutto questo in diretta televisiva da parte di milioni di americani.

Anche l’ultimo grande disastro dell’era spaziale è legato agli Shuttle: il 16 gennaio 2003 durante la fase di rientro un’altra esplosione, questa volta sullo Shuttle Columbia, uccide l’equipaggio a bordo.

E così, tramonta definitivamente questo progetto spaziale.

La SSI

Per fortuna, gli anni 2000 portano a una svolta significativa, quella della cooperazione tra Stati in campo spaziale.

Infatti, il 2 novembre 2000, la Stazione Spaziale Internazionale viene raggiunta per la prima volta da un equipaggio internazionale. E gli astronauti William Shepherd, Sergei Krikalev e Yuri Gidzenko sono i primi ad abitare all’interno di questo avamposto nello spazio per un lungo periodo. 

E pensate un po’? Il primo astronauta europeo a visitare la SSI è proprio l’italiano Umberto Guidoni.


Orion

L’ultima sezione riguarda Orion, la navicella della NASA che nei prossimi cinque anni dovrebbe trasportare in orbita lunare l’equipaggio della missione Artemis.

L’obiettivo più ambizioso per i prossimi anni riguarda senza dubbio l’esplorazione di Marte.

Tra i progetti più interessanti c’è quello dell’Agenzia Spaziale Europea (Esa), che coinvolge particolarmente l’Italia.

Infatti, l’Agenzia Spaziale Italiana è il principale sostenitore della missione ExoMars con il 40% dell’investimento totale.

Questo progetto ha lo scopo di indagare le tracce di vita passata e presente su Marte e la caratterizzazione geochimica del pianeta, nozioni fondamentali in vista di futuri viaggi spaziali verso il Pianeta Rosso.


Space Camp

La mostra Space Adventure si conclude con circa 400 metri quadri di spazi interattivi in cui grazie a dei simulatori, si può guidare uno shuttle, camminare in assenza di gravità, provare l’addestramento dei piloti, sperimentare la rotazione Multi-Axis a bordo di una navicella, passeggiare su Marte, fino all’emozionante panorama della Stazione Spaziale Internazionale.

Insomma, chiunque può diventare un astronauta per qualche ora!


Space Adventure è un’altra delle mostre imperdibili di Torino. E io ve le racconto tutte.

Potete spaziare con le recensioni a singole mostre, come nel caso di Michael Rakovitz, di Vittorio Corcos , di Hokusai, Hiroshige e Hasui, di Vivian Maier, di Man Ray e Tommaso Bonaventura.

Oppure farvi ispirare dagli articoli che raggruppano le mostre per tema, come quelle di arte contemporanea, quelle del MAO, o quelle che non si occupano di arte, per non parlare di quelle fotografiche.

Il catalogo delle mostre di Torino non finisce mica qui, pertanto continuate a seguirmi, oppure iscrivetevi alla newsletter.

Arrivederci alla prossima mostra.