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Oggi vi parlerò del Ritratto dei tre figli maggiori di Carlo I d’Inghilterra di Antoon Van Dick.

Si tratta di un olio su tela realizzato nel 1635 e oggi conservato alla Galleria Sabauda di Torino, all’interno del complesso dei Musei Reali.


Come mai si trova a Torino un dipinto raffigurante i figli del re d’Inghilterra?

Dai documenti, sappiamo che il ritratto dei tre bambini fu commissionato dalla loro madre, la regina Enrichetta Maria di Borbone, per regalarlo alla sorella Maria Cristina di Francia, moglie di Vittorio Amedeo I di Savoia.

Pertanto, una volta eseguito, il dipinto fu direttamente spedito a Torino, dove fu conservato nelle collezioni dei Savoia fino all’istituzione della Galleria Sabauda.


Parliamo un po’ di Antoon Van Dick

Nel 1632 Van Dick è chiamato a Londra da re Carlo I Stuart, il quale stava invitando alla sua corte gli artisti italiani e fiamminghi più affermati, per rinnovare il panorama artistico inglese.

Van Dick ottiene un ricco stipendio, il titolo di cavaliere, un matrimonio vantaggioso e la presentazione a una vasta clientela.

Insomma, diviene il pittore ufficiale della corte inglese, tanto da produrre quasi 300 ritratti, sia di esponenti della famiglia reale sia di membri facoltosi dell’aristocrazia locale.

Ritratto di re Carlo I e della regina Enrichetta Maria - Van Dick
Ritratto di re Carlo I e della regina Enrichetta Maria – Van Dick ©wikipedia

L’unicità di Van Dick

I ritratti di Van Dick sono dipinti celebrativi, in cui i dettagli vengono descritti minuziosamente, com’è tipico dei pittori fiamminghi.

Ma l’artista va oltre ai canoni della ritrattistica tradizionale perché crea un nuova tipologia di ritratto in cui dimostra un’eccezionale sensibilità nel cogliere i sentimenti e gli umori dei soggetti.

I protagonisti dei suoi ritratti colpiscono per la naturalezza dello sguardo, per la vivacità delle espressioni e per la personalità delle pose.

Personaggi che hanno lasciato un segno nella loro epoca e che grazie a Van Dick ricorderemo per sempre nella loro unicità e semplicità.


Il quadro venuto male

Finita la premessa su Van Dick, è ora di parlare del Ritratto dei tre figli di Carlo I d’Inghilterra.

Vi dico subito che il dipinto non è piaciuto a entrambi i genitori dei bambini.

Infatti da una lettera inviata al duca Vittorio Amedeo I di Savoia da parte del conte di Cisa, il ministro della corte sabauda a Londra, veniamo a conoscenza delle lamentele sul dipinto da parte del re e della regina inglesi.

  • Il ritratto non soddisfa Carlo I perché i figli indossano vesti infantili non adeguate al loro rango, soprattutto il figlio più grande destinato a diventare re d’Inghilterra.
  • Per la regina Enrichetta la figlia Maria è stata indisciplinata durante le sedute di posa, pertanto il dipinto non le rende giustizia.

I due genitori chiedono delle modifiche che per fortuna nostra non vengono eseguite, regalandoci così uno degli esempi più felici del naturalismo espressivo di Van Dick.

Del resto, il pittore soddisferà le richieste dei sovrani in un altro dipinto dei tre bambini, oggi conservato nelle collezioni reali d’Inghilterra.

Come potete vedere, il primogenito Carlo ora indossa un completo con giacca e pantaloni d’oro zecchino, e non la lunga veste dei fratelli; inoltre non accarezza più il cane, ma si appoggia con disinvoltura a una colonna.

Anche la principessa Maria è più composta, mani unite al ventre e sguardo fisso verso di noi e non in direzione di un punto esterno alla scena, come se fosse distratta da altro.


I tre protagonisti del quadro

Come vi ho già detto, i tre bambini raffigurati nel dipinto di Van Dick sono i tre figli maggiori di Carlo I Stuart e Enrichetta Maria di Borbone, sovrani di Inghilterra, Scozia e Irlanda nella prima metà del Seicento.

Ritratto dei figli maggiori di Carlo I - Van Dick ©Corriere-Web-Torino
Ritratto dei figli maggiori di Carlo I – Van Dick ©Corriere-Web-Torino

Il principe Carlo

A sinistra è raffigurato il primogenito, il principe Carlo all’età di cinque anni.

Regnerà sul trono inglese dal 1661 al 1685 col titolo di Carlo II.

-La principessa Maria

Al centro troviamo la principessa Maria all’età di quattro anni.

Sposerà a soli nove anni il principe Guglielmo d’Orange, che nel 1689 diventerà re d’Inghilterra col titolo di Guglielmo II.

Ecco i novelli sposi dipinti da Van Dick nel 1641.

Ritratto di Guglielmo II di Nassau-Orange e la principessa Maria
Ritratto di Guglielmo II di Nassau-Orange e la principessa Maria ©wikipedia

Il principe Giacomo

A destra troviamo il piccolo principe Giacomo all’età di due anni.

Sarà re d’Inghilterra nel 1685 col titolo di Giacomo II, ma il suo regno non durerà a lungo. Perderà infatti il trono nel 1688, permettendo l’ascesa al trono di suo cognato Guglielmo d’Orange, marito della sorella Maria.


Stilisticamente parlando…

Nell’analizzare stilisticamente questo quadro voglio partire dalla bravura di Van Dick nel rendere ogni dettaglio con un’eleganza e una delicatezza veramente rare.

Osservate le vesti dei bambini.

La stesura pittorica è talmente fine da restituire il senso tattile delle diverse stoffe, la loro preziosità, la brillantezza delle loro tinte, la precisione minuziosa dei nastri, dei pizzi e delle lunghe file di bottoni. Per non parlare della raffinatezza nella resa degli incarnati e degli elementi floreali.

Ma avete notato come questa profusione di regalità sia animata dagli atteggiamenti estremamente spontanei dei tre bambini?

Nel dipinto domina un’atmosfera senza ostentazione, in cui regna la naturalezza di essere bambini prima che principini.

Infatti, Van Dick è un maestro nel rappresentare la vivacità infantile e in questo dipinto lo dimostra più che mai.


Dettagli di spontaneità familiare

Principe-Carlo-Van-Dick
Principe Carlo

Il principe Carlo, con la cuffietta e la veste a sottana da bambino tanto criticate dal padre, sta accarezzando uno spanier fulvo.

Il cane è una presenza frequente nei dipinti di Van Dick. Tradizionalmente considerato simbolo di fedeltà, in questo caso si connota della sfumatura di segugio, forse per far riferimento all’abilità venatoria di Carlo.

Ad ogni modo ci regala un lato dolce e poco canonico per un erede al trono.


principessa-Maria-Van-Dick
Principessa Maria

Passiamo alla principessa Maria. Come si lamenta la madre, sembra poco interessata a posare per un dipinto ufficiale, anzi guarda altrove, come fosse distratta da qualcosa di molto più interessante.

E poi in mano ha una specie di sonaglino. Evidentemente quel giorno le sue intenzioni erano molto più ludiche.


Principe-Giacomo-Van-Dick
Principe Giacomo

E finiamo in bellezza con il piccolo Giacomo. Suscita già tenerezza il fatto che sia in piedi su un gradino per sembrare alto come i fratelli.

Per non parlare della veste da bambina che indossa. Del resto era una consuetudine vestire i maschietti fino ai tre anni con abiti del sesso opposto, come forma di scaramanzia nei confronti delle morti premature.

Pezzo forte è senza dubbio la mela che tiene in mano: simbolo benaugurante di fertilità, in questo caso sembra più una meranda premio.


Altri particolari curiosi

  • Il tappetto è sgualcito dall’irrequietezza dei bambini;
  • Il roseto sullo sfondo allude a un idilliaco giardino di giochi, il luogo perfetto per l’infanzia regale, ma ricca di spontaneità per questi piccoli principi.

Bibliografia

Galleria Sabauda – Torino, a cura di F. Salvadori (dalla collana “I grandi musei del Sole 24 ore”);

Galleria Sabauda – Torino, visita con Philippe Daverio (dalla collana “I capolavori dell’arte. Musei del mondo);

Van Dick (dalla collana “I classici dell’arte del Corriere della Sera”);

La storia dell’arte. Il Barocco (dalla serie “La biblioteca di Repubblica”);

Van Dick. La Marchesa Elena Grimaldi Cattaneo con servitore negro (dalla collana “Cento dipinti”).

Allora che ne pensate del Ritratto dei figli di Carlo I d’Inghilterra? Non trovate anche voi che Van Dick sia un ritrattista così fine?

Pensate che alla Galleria Sabauda ci sono altri suoi dipinti che non vedo l’ora di mostrarvi.

Del resto, questo post fa parte di una rubrica più ampia riguardante i capolavori delle collezioni museali di Torino.

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