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Non esistono solo mostre d’arte.

Ad esempio, ci sono quelle che riguardano un periodo storico, quelle di ambito scientifico, quelle legate a un fenomeno sociale o a una personalità di spicco. L’elenco potrebbe continuare a lungo.

Naturalmente, a Torino potete trovare mostre di tutti i tipi, non solo appunto mostre d’arte.

Innanzitutto, c’è Space Adventure, la mostra dedicata alle missioni nello spazio alla Promotrice di Belle Arti di Torino, di cui vi parlo in questo articolo: https://artoblog.it/space-adventure/

Poi, vi aspettano un profilo inedito di Primo Levi alla GAM di Torino; un approfondimento sulla fisiognomica al Museo del Cinema; i materiali fotografici di Cesare Lombroso, sempre al Museo del Cinema; e la collaborazione tra scienza e archeologia al Museo Egizio.

Continuate a leggere per saperne di più!


Primo Levi. Figure

Fino al 26 gennaio 2020

Primo Levi. Figure - gam torino - Non solo mostre di arte

La nuova mostra alla GAM di Torino è dedicata a Primo Levi.

No, non è un caso di omonimia, mi sto riferendo proprio al famoso scrittore, testimone dell’orrore dell’Olocausto.

A questo punto, vi chiederete che cosa c’entra Primo Levi con una galleria d’arte moderna, come la GAM.

Creature in rame

Dovete sapere che nel corso della sua vita Primo Levi ha realizzato dei manufatti in filo di rame smaltato con cui esprimere nuove sfumature del suo estro creativo.

Infatti, come creava con le parole, così provò a sperimentare con le mani, fino a realizzare oggetti che assomigliassero ai pensieri stessi.

Scelse il filo di rame perché il suo lavoro di chimico specializzato nella smaltatura dei conduttori elettrici gli consentì di disporre di scarti di questo materiale in abbondanza.

E raffigurò soprattutto animali, ma anche creature a cavallo tra realtà e sogno e figure umane.

Se potessi –diceva– mi riempirei la casa di tutti gli animali possibili. Farei ogni sforzo non solo per osservarli, ma anche per entrare in comunicazione con loro. Sono sicuro che ne trarrei uno straordinario arricchimento spirituale e una più compiuta visione del mondo”.

Curiosità a 360 gradi

La formazione del chimico, la preparazione umanistica, la passione per le scienze naturali, per i giochi matematici e per gli esperimenti scientifici, ed ora anche originali testimonianze di lavoro manuale.

A dimostrare ancora una volta la sua incredibile poliedricità.

Dimensione privata

E così, in occasione del centenario della sua nascita, viene esposta per la prima volta in Italia una selezione di questi lavori, restituendoci una visione più domestica e privata di Primo Levi.

Infatti, erano creazioni conservate sugli scaffali del suo studio oppure regali agli amici più cari.

Per Levi non erano opere d’arte, erano il frutto di quelle fantasie non destinate al mondo delle parole, ma a quelle dei gesti e dell’abilità manuale.

Del resto, è sua la frase: Imparare a fare una cosa è ben diverso dall’imparare una cosa”.

Pertanto Primo Levi rivendica l’importanza della manualità e del confronto con la materialità dell’oggetto per raggiungere fino in fondo la comprensione della realtà e del mondo.

Per Levi queste creazioni non erano opere d’arte, eppure per me possiedono tutta l’essenza dell’arte e dell’estro creativo!


#FacceEmozioni 1500-2020. Dalla fisiognomica agli emoji

Fino al 6 gennaio 2020

FacceEmozioni-museo del cinema torino-non solo mostre d'arte

La mostra del Museo del Cinema è dedicata al tema del volto, in quanto specchio delle emozioni e dell’animo di ogni individuo.

In particolare, l’esposizione valorizza l’importante collezione di fisiognomica del museo, raccontando l’evoluzione di questa disciplina dal Cinquecento fino ai giorni nostri.

Del resto, fin dal Rinascimento si indaga la natura dell’uomo partendo dal suo viso.

E questa prassi è continuata nel corso dei secoli e prosegue tuttora in tutti i campi artistici, dalla fotografia, al teatro, al cinema, alla musica, coinvolgendo persino le nuove tecnologie.

In mostra

Pertanto, lungo la scala elicoidale del Museo del Cinema il visitatore si confronterà con gli emoji, ormai parte integrante nella nostra comunicazione; con gli studi di fisiognomica; le maschere di carne di Totò e Dario Fò; il mondo del cinema muto; fino alle tecniche di morphing, tramite cui un viso viene mutato gradualmente fino a diventarne un altro; al riconoscimento facciale e alla videomappatura del volto, ovvero proiezioni di luci e animazioni con effetto artistico.

Proiezioni suggestive

Inoltre, durante la visita l’interno della cupola dell’Antonelli si anima con un’installazione chiamata “I volti sul volto della Mole”, ovvero una proiezione dei primi piani delle icone della storia del cinema.

Ultima chicca

Per la prima volta viene sfruttata come spazio espositivo “l’Orecchia”, la stanza laterale della Mole, così chiamata perché ricorda proprio la forma di un orecchio.

Questa sala è stata scelta non a caso per ospitare l’installazione “Organum Pineale”, una rappresentazione sonora delle passioni.

Senza dubbio una mostra innovativa, piena di spunti e capace di stupire come fa sempre il Museo del Cinema.


I 1000 volti di Lombroso

Fino al 6 gennaio 2020

1000-volti-lombroso - museo del cinema torino

Per la prima volta viene esposta al pubblico parte del patrimonio fotografico dell’archivio del Museo di Antropologia criminale “Cesare Lombroso dell’Università di Torino, in occasione del decennale dell’apertura del museo.

Infatti, oltre 300 fotografie di questo fondo archivistico sono le protagoniste della mostra del Museo del Cinema, insieme a una serie di materiali e documenti, come disegni, manoscritti, manufatti e libri.

La finalità dell’esposizione è quella di ricostruire, passo dopo passo, l’evoluzione delle ricerche di Cesare Lombroso, illustrandone le molte sfaccettature tramite il confronto con le fotografie.

Chi è Cesare Lombroso?

Da molti è considerato il fondatore della criminologia moderna, ma nella sua vita Cesare Lombroso è stato anche medico, filosofo, sociologo, antropologo, psichiatra e giurista.

Una personalità dai mille volti, tanti quanti quelli che ha raccolto tra il 1860 e il 1909, tra soggetti legati al mondo dell’emarginazione, della malattia mentale e della criminalità.

Le sue convinzioni

Il concetto principale delle sue teorie è quello del criminale per nascita, secondo cui un delinquente si comporta come tale soprattutto per fattori indipendenti dalla sua volontà, come l’ereditarietà e la predisposizione ad anomalie fisiologiche e atavismi congeniti.

Inoltre Lombroso è convinto che questa deviazione genetica si riveli a livello esteriore, tramite determinate caratteristiche fisiche, come la testa piccola, la fronte sfuggente, gli zigomi pronunciati, le sopracciglia folte e ravvicinate, il naso torto.

Solo nell’ultima parte della sua vita Lombroso inizia a considerare rilevanti anche i fattori ambientali, educativi e sociali nello studio del comportamento criminale.

Le sezioni della mostra

La mostra è articolata in cinque sezioni:

  • studi sui malati psichiatrici e sul genio;
  • teoria dell’atavismo, in base a cui alcuni criminali presenterebbero i tratti tipici dell’uomo primitivo;
  • ricerche sul brigantaggio e sul delitto per motivi politici;
  • criminologia legata al razzismo, con un’attenzione particolare alle donne delinquenti;
  • fotografia segnaletica e il ruolo della polizia scientifica.

Una mostra che ha suscitato alcune polemiche, considerando le convinzioni decisamente discutibili di Cesare Lombroso.

Allo stesso tempo, la mostra ha di sicuro valore storico-documentario, come tante altre pagine poco edificanti della storia dell’uomo.


Archeologia invisibile

Fino al 7 giugno 2020

archeologia invisibile -museo egizio torino

Se osserviamo un reperto con attenzione, ricaviamo informazioni base come il colore, la forma, la dimensione e tutte le tracce che uomo, natura e tempo vi hanno impresso.

Ma se volessimo sapere altro? Se volessimo andare al di là di ciò che non è deducibile con i nostri sensi?

Archeometria e Archeologia

La mostra del Museo Egizio ci apre le porte dell’Archeometria, ossia di tutte quelle tecniche scientifiche legate al mondo della chimica, fisica e radiologia che interrogano gli oggetti e ci permettono di scoprire elementi e dati altrimenti non deducibili.

Rendere visibile

In pratica, rendono visibile ciò che normalmente è invisibile, senza minare in alcun modo l’integrità dell’oggetto.

Ad esempio, è possibile sbendare una mummia e scoprire il corpo sotto le fasciature, senza sbendarla sul serio.

Riportare in vita

Inoltre si può tornare a vedere ciò che non esiste più.

Tenete a mente che per fare il suo lavoro l’archeologo deve distruggere il sito di scavo, perdendo così tutta una serie di informazioni importanti. Ma con particolari tecniche scientifiche è possibile ricostruirlo.

Custodire

Esistono ancora altri lati positivi nella collaborazione tra archeologia e scienza. Infatti, non solo si riesce a far riemergere il passato, ma è anche possibile conservare ai posteri l’oggetto custode di storia.

Insomma, grazie alla sinergia tra due ambiti apparentemente lontani, gli oggetti possono raccontarci la loro storia, dirci da dove vengono, quando sono nati e chi li ha creati, con la certezza che verranno ben custoditi e tramandati alle generazioni future.

Premio Gianluca Spina

Dovete sapere che questa mostra è così innovativa, che ha persino vinto il prestigioso Premio Gianluca Spina per l’innovazione digitale nei Beni Culturali.

L’iniziativa è promossa dall’Osservatorio Innovazione Digitale nei Beni e Attività Culturali del Politecnico di Milano ed è rivolta alle istituzioni culturali italiane che abbiano avviato progetti di innovazione digitale particolarmente significativi nei processi interni o nell’offerta al pubblico.

I motivi della vittoria

Come ho detto, questa esposizione vuole evidenziare l’importanza fondamentale dell’uso della tecnologia in campo archeologico.

E per farlo, presenta in mostra esempi concreti, come la ricostruzione di scavi non più esistenti, per non parlare delle mummie “sbendate”.

Inoltre,  fa anche capire quanto la tecnologia sia fondamentale per l’allestimento.

Infatti dimostra che anche un’esposizione di argomento archeologico ha tutte le carte in regola per diventare un’esperienza coinvolgente in cui il visitatore può partecipare in prima persona, tramite installazioni multimediali e spazi d’interazione digitale.


Come vedete, non esistono solo mostre d’arte.

I musei offrono veramente tanti argomenti di riflessione e altrettante possibilità di approfondimento.

Basta solo trovare ciò che può interessare.

Ma per questo ci sono io.

Se invece siete curiosi anche delle mostre d’arte di Torino, potete spaziare con le recensioni di Michael Rakovitz, di Vittorio Corcos, di Vivian Maier, di Man Ray, di Hokusai, Hiroshige e Hasui, di Tommaso Bonaventura.

Oppure potete farvi ispirare dagli articoli che raggruppano le mostre per tema, come quelle di arte contemporanea, quelle organizzate dal MAO, e quelle fotografiche.

Ho in mente altri articoli sulle mostre di Torino, pertanto continuate a seguirmi, oppure iscrivetevi alla newsletter.

Arrivederci alla prossima mostra.