Home » Notizie » Modulazione ascendente di Fausto Melotti

Modulazione ascendentedi Fausto Melotti brilla di nuovo col suo colore ramato nel giardino della GAM, dopo alcuni mesi di pulitura e ripristino resi necessari dall’annerimento subito a causa dell’azione degli agenti atmosferici.


Questa volta l’installazione è stata posta davanti alla parete di bambù in modo da poter spiccare in tutti i suoi dettagli, grazie a uno sfondo più omogeneo rispetto a alla collocazione precedente al centro del giardino.

Questo lieto ritorno mi pare l’occasione migliore per parlarvi di quest’opera, finalmente pronta a accogliere i visitatori della Galleria d’Arte Moderna di Torino, col tutto il suo splendore originario.


Analisi dell’opera

Realizzata da Fausto Melotti nel 1977, “Modulazione ascendente” è costituita da una serie di sottili lamine di rame che partono dal prato e salgono a zigzag verso il cielo.

Sembra uno spartito musicale, in cui le note sono simili a stelle, frecce, mezzelune e sagome curvilinee, creando melodie e danze sempre diverse perché il sole e il vento le tramutano di intensità e direzione.

Insomma la scultura si è fatta musica. E pare non veder l’ora di incantare il suo spettatore.

Sul sito scatTO, il fotoblog della città di Torino, troverete un’interessante galleria di immagini sull’opera.


Qualcosa su Fausto Melotti

Modulazione ascendente” è considerata una delle opere della maturità di Fausto Melotti.

Già dagli anni ’50 l’artista inizia a usare materiali meno nobili per le sue sculture, come l’ottone e la ceramica, dando vita a creazioni dai motivi astratti, tipici di una visione fantastica ispirata al mondo della mitologia e del teatro.

A partire dalla metà degli anni ’70 compaiono reticoli filiformi, in cui dominano segni e insolite note musicali che dal basso si slanciano verso l’alto.

Il duo perfetto

Del resto la musica è stata la base della formazione di Melotti, insieme alla matematica.

Ed è proprio dal binomio musica-matematica che si creano sculture dalle forme geometriche e lineari, in cui il ritmo sembra seguire sequenze e variazioni musicali.

Lo scopo pare essere quello di stabilire ponti tra la terra e il cielo, tra il vuoto e il tutto e tra lo zero e l’infinito, perfette metafore dell’atto creativo di Melotti.

E allo spettatore non resta che mettersi in ascolto, correndo con lo sguardo lungo queste forme che vibrano.

Per ulteriori informazioni su Fausto Melotti,  vi consiglio il sito della Fondazione a lui dedicata.


L’arrivo alla GAM

Acquistata dalla Fondazione De Fornaris, l’opera è concessa in comodato d’uso alla GAM nel 1992 per dare risalto all’ingresso del museo.

Viene quindi posta al centro del giardino del museo, fino a quando l’annerimento subito dagli agenti atmosferici non richiede un intervento di pulitura.


Il restauro

Il restauro è finanziato dalla compagnia De’ Juliani, nata nel 2001 da un gruppo di giovani imprenditori e professionisti, con lo scopo di valorizzare l’arte di Torino.

Sul sito della GAM, troverete altri dettagli tecnici sul restauro.


Il prossimo obiettivo della compagnia De’ Juliani per il 2020 sarà il restauro di un monumento della città.

Chissà quale sceglieranno! Voi avete qualche consiglio? Scrivetelo nei commenti.

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