È da marzo che al Museo Egizio di Torino è visitabile la mostra “Missione Egitto 1903-1920. L’avventura archeologica M.A.I. raccontata”. Pensa che sta riscuotendo un tale riscontro con il pubblico da aver convinto gli organizzatori a prorogarla fino al 14 gennaio 2018.

A dire la verità, la mia curiosità è stata fin da subito suscitata dal gioco linguistico presente nel titolo (mai – M. A. I.), attraverso cui si intuisce la novità di questa mostra, che vuole raccontarci l’attività della M. A. I. (Missione Archeologica Italiana),  per la prima volta con il ruolo da protagonista in un’esposizione museale.

Che cos’è la Missione Archeologica Italiana?

Si tratta di dodici campagne di scavo condotte in Egitto tra il 1903 e il 1920, sotto la guida di Ernesto Schiaparelli, con lo scopo di “contribuire alla storia dell’Egitto e all’incremento del materiale archeologico del Museo Egizio.” (estratto da una lettera di Ernesto Schiaparelli al Ministro della Pubblica Istruzione, datata 29 aprile 1902).

Effettivamente, grazie a questa missione il Museo Egizio si è arricchito di circa 30 mila pezzi, tra cui gli straordinari corredi della tomba di Kha e Merit e quelli della tomba di Nefertari, per non parlare delle incredibili pitture della sepoltura di Iti e Neferu.

Cenni biografici di Ernesto Schiaparelli

Appartenente a una famiglia di studiosi e scienziati illustri, il giovane Schiaparelli si laureò in Lettere, per poi perfezionare gli studi alla Sorbona di Parigi, sotto la guida dell’egittologo Gaston Maspero.

Dal 1881 al 1893 fu direttore della Sezione Egizia del Museo archeologico nazionale di Firenze e nel 1894 fu chiamato a Torino per guidare il Museo Egizio. Fondò la M. A. I. e si occupò della riorganizzazione del museo fino alla sua morte, avvenuta nel 1928.

Tre motivi per andare a vedere la mostra

  1. Per capire che cosa implicasse partecipare a una missione archeologica di inizio Novecento.

Si tratta infatti un’esposizione di più di 400 oggetti, quali reperti, documenti ufficiali, lettere, fotografie, taccuini, disegni, schizzi, strumenti di misurazione, macchine fotografiche e tanto altro, riuniti per la prima volta in una mostra, con lo scopo di:

  • coinvolgere lo spettatore nella vita di un campo archeologico;
  • mostrargli tutte le difficoltà che si possono incontrare in questo lavoro (da quelle per la preparazione del viaggio a quelle, non sempre prevedibili, sul campo);
  • farlo emozionare tra le dune del deserto di fronte a incredibili e inattese scoperte.
  1. Per conoscere una parte importante della storia del Museo Egizio, che non ha solo contribuito ad arricchire il patrimonio museale, ma che ha messo in luce l’importanza del lavoro di scavo e della ricostruzione del contesto archeologico per la piena valorizzazione dei reperti.
  2. Per apprezzare la qualità dell’audioguida, realizzata con la collaborazione della Scuola Holden di Torino, che ha avuto la buona idea di accompagnare il visitatore con il racconto in prima persona di Ernesto Schiaparelli.

Scheda dettagliata della mostra

La mostra è articolata in nove sezioni.  Tra l’altro, su Pinterest puoi trovare la mia bacheca della mostra, per farti un’idea dell’allestimento e di alcuni degli oggetti esposti.

L’archeologia europea nel Mediterraneo prima della Grande Guerra

Una grande mappa del Mediterraneo accoglie il visitatore per mostrare la forte competizione che si scatenò tra le principali nazioni europee, nel campo degli scavi archeologici, a cavallo tra Ottocento e Novecento.

Ernesto Schiaparelli e il suo tempo

In questa sezione è stato allestito l’ufficio di Ernesto Schiaparelli: troverai la sua scrivania, la sua macchina da scrivere, un telefono d’epoca e tanti altri oggetti con cui svolse la sua attività di direttore del Museo Egizio di Torino a partire dal 1894.

Mostra Missione Egitto 1903-1920. Modellino FIATDevi sapere che l’archeologo visse in una Torino piena di fermenti socio-culturali molto importanti per il nostro Paese, fino ad arrivare alla loro massima espressione nell’Esposizione Internazionale del 1911.

Immaginati, quindi, una città proiettata verso il futuro, grazie al progresso automobilistico della FIAT, all’introduzione della corrente elettrica e allo sviluppo del cinematografo.

L’archeologia italiana nel Mediterraneo Orientale

Dopo l’Unità d’Italia, con molto ritardo rispetto alle altre missioni europee, anche l’Italia avviò le sue prime campagne archeologiche, come ad esempio gli scavi nell’isola di Creta con le scoperte del filologo Federico Halbherr e le indagini svolte a Rodi, nel Dodecaneso e in Turchia.

L’Egitto e la nascita dell’archeologia egiziana

Mostra Missione Egitto 1903-1920. Merenda-picnic di un gruppo di turisti all'ingresso di una tomba in Egitto all'inizio del Novecento (Roger-Viollet/Alinari)

Merenda-picnic di un gruppo di turisti all’ingresso di una tomba in Egitto all’inizio del Novecento (Roger-Viollet/Alinari)

Nel corso dell’Ottocento iniziò una vera e propria “mania” per l’Egitto e i suoi reperti archeologici. Infatti, tantissimi turisti da tutta Europa si riversarono in Egitto a caccia di souvenir, attirati dai risultati dei primi viaggiatori che avevano riportato in patria numerosi oggetti antichi. Nella mostra troverai addirittura delle foto che mostrano i pic-nic che si organizzavano nei pressi degli scavi.

Si assistette così a un’incredibile spoliazione di reperti tramite il saccheggio indiscriminato dei siti archeologici, con l’unico scopo di recuperare oggetti preziosi, totalmente avulsi dal contesto di scavo, da esporre in collezioni private o nei principali musei d’Europa.

Alla fine del secolo, per porre un argine a queste incessanti ruberie, venne istituito il Service de Conservation des Antiquités de l’Égypte, con lo scopo di regolamentare gli scavi e si avviò la costruzione del Museo del Cairo in Piazza Tahrir.

 Vita da archeologo

All’inizio anche Schiaparelli si dedicò a un’intensa campagna acquisti di oggetti antichi per incrementare le collezioni del Museo Egizio, ma ben presto ne comprese i limiti: oltre al problema dei falsi, riconobbe quanto fosse fondamentale conoscere il contesto di scavo del reperto. Pertanto decise di organizzare una vera missione archeologica, la M.A.I.

Grazie alla sua determinazione e alla sua perizia, riuscì a predisporre al meglio tutti i preparativi per la prima spedizione: ottenne vantaggiosi permessi di scavo; convinse re Vittorio Emanuele III a finanziare il progetto; preparò tutti i materiali e le attrezzature da lavoro necessari e radunò i più fidati e valenti collaboratori.  Ormai era arrivato il momento di partire.

Gli operai e lo scavo

Forse è questa la sezione che ha attirato maggiormente la mia attenzione perché mostra quale sia il vero lavoro di un archeologo.

Innanzitutto si capisce come nella vita di campo ogni oggetto sia fondamentale: le tende militari in cui riposarsi; i moschetti in bella vista per scoraggiare i malintenzionati; la casetta in muratura per sviluppare le fotografie che documentano i momenti salienti dello scavo; gli strumenti di misurazione e i taccuini su cui appuntare tutti i dati necessari per la conservazione del contesto dei ritrovamenti.

Inoltre viene giustamente posta attenzione al problema del trasporto dei reperti e dei materiali, senza trascurare qualsiasi accorgimento utile  per poter scongiurare il pericolo che venissero danneggiati o rubato.

Molto significativo è anche l’approfondimento sugli operai ingaggiati per gli scavi. Sarà banale dirlo, ma senza il loro duro lavoro, il successo della missione sarebbe stato impossibile.

Gli scavi più importanti

  • Giza e a Eliopoli, in cui avvennero i primi scavi;
  • nella Valle delle Regine, il cui rinvenimento più significativo è stata la tomba di Nefertari;
  • Deir el-Medina, con l’eccezionale ritrovamento della tomba di Kha e Merit, perfettamente intatta;
  • Gebelein, dove due collaboratori di Schiaparelli, Virginio Rosa e Bolos Ghattas, scoprirono la tomba di Iti e Neferu;
  •  Assiut, con cui terminarono le campagne di scavo.

Giovanni Marro e l’antropologia in Egitto all’inizio del ‘900

Dato che gli ultimi scavi avevano portato alla luce molto materiale antropologico, Schiaparelli coinvolse nella sua campagna anche lo psichiatra e antropologo Giovanni Marro, il quale si dedicò a una sistematica raccolta di mummie e scheletri completi, che costituirono il primo nucleo delle collezioni del Museo di Antropologia ed Etnografia, da lui fondato a Torino nel 1926.

Dallo scavo al museo

Grazie alla M.A.I. giunsero a Torino circa 30.000 oggetti; nata quindi l’esigenza di trovare spazio per i nuovi arrivi, Schiaparelli decise di riorganizzare l’allestimento del museo.


Termina così questa recensione, che spero ti abbia fatto venir voglia di andare a vedere questa mostra. Ecco il link al sito ufficiale, per le informazioni dettagliate su orari e modalità di visita.

Se invece l’hai già visitata,  qual è stata la tua impressione? Compila il form che trovi qua sotto! Non vedo l’ora di leggere che cosa ne pensi!

A proposito, ogni settimana pubblico una recensione riguardo una delle mostre principali in corso a Torino. Che dici, allora, di iscriverti alla newsletter? Così sarai certo di non perderti l’articolo della prossima settimana.

Naturalmente, se ti fa piacere, puoi anche condividere il post sui tuoi canali social: trovi i pulsanti di condivisione a sinistra dell’articolo.

Arrivederci alla prossima… cioè al prossimo post.