Dopo le mostre di Tamara de Lempicka, di Matisse, di Toulouse Lautrec, fino al 14 gennaio 2018 Palazzo Chiablese ospiterà una nuova mostra dal sapore internazionale: Miró! Sogno e colore.

Cenni biografici di Miró

Miró. Sogno e colore. Definizione di Surrealismo

Joan Miró nasce a Barcellona nel 1893; negli anni Venti del ‘900 si trasferisce a Parigi dove conosce Picasso, frequenta il circolo dadaista di Tristan Tzara, per poi aderire alla corrente del surrealismo, fondata da André Breton, che lo definirà come “il più surrealista di noi tutti“.

Il tema della mostra

La mostra di Torino approfondisce il momento più felice della produzione artistica di Miró, tra il 1956 e il 1983, ovvero i suoi ultimi 30 anni di vita passati nella sua amata Maiorca.

Si tratta di un’esposizione di 130 opere, provenienti dalla Fondació Pilar i Joan Miró a Mallorca: quasi tutti olii di grande formato, ma anche sculture, disegni e libri illustrati.

Concetti chiave sull’arte di Miró

L’arte di Miró è caratterizzata da:

forme essenziali
colori forti (come il giallo, il nero, il rosso e il blu)
eclettismo delle tecniche usate (pittura, collage, sculture, ceramiche, litografie…)
varietà dei supporti (tele, cartoni, pezzi di ferro, materiali da riciclo…)

Tre motivi per andare a vedere la mostra di Miró

  1. Per immergersi nel processo creativo di un artista, a partire dal luogo in cui realizzava le sue opere. In mostra, infatti, puoi trovare la ricostruzione scenografica del suo studio, comprendente alcuni oggetti originali, come statuette di valore etnografico, cartoline, sassi e conchiglie.
  2. Per farsi coinvolgere dal suo universo di stelle, occhi, uccelli e figure femminili, stando a pancia in su, sdraiati su un divano rosso.
  3. Per apprezzare la pittura materica, fatta con le dita e stesa su supporti inconsueti come il compensato, il cartone e altri materiali da riciclo.

Scheda dettagliata della mostra

La mostra è articolata in cinque sezioni:

Radici

In Miró è molto forte il legame con la natura primordiale, per cui non stupisce il fatto che nel 1956 l’artista scelga di trasferirsi definitivamente tra il silenzio e la pace di Maiorca, l’isola dove aveva trascorso le sue estati da bambino a casa dei nonni materni.

Nelle opere esposte in questa prima sezione si può osservare quanto la sua produzione artistica subisca l’influsso delle culture primitive e della pittura rupestre, in particolare si notano riferimenti ai Moai dell’Isola di Pasqua e all’arte precolombiana per la monumentalità delle figure, così come citazioni dagli affreschi romanici della Catalogna per l’astrazione e la ricchezza cromatica.

Parole, iscrizioni e segni

Per Miró la poesia è strettamente collegata alla sua attività creativa perché suscita attimi visionari in cui domina la potenza dei sentimenti. Le parole, le iscrizioni e i segni diventano gli strumenti più adatti con cui permeare le sue opere di significati nascosti.

In questo filone di influenze artistiche si inserisce anche il suo rapporto con l’estetica e la filosofia orientale. In particolare, nel 1966, in occasione di una retrospettiva a lui dedicata a Tokyo, Miró fa un viaggio in Giappone, grazie al quale entra in contatto con la cultura zen, le poesie haiku e l’arte dei maestri calligrafi, che da questo momento forniranno nuovi spunti per la sua opera artistica.

Maiorca e gli ambienti della creazione artistica

A Maiorca finalmente Miró ha un atelier permanente, dove dar sfogo a tutta la sua creatività artistica. Infatti, l’amico e famoso architetto Josep Lluís Sert progetta per lui il laboratorio Sert, dove l’artista realizzerà più di un terzo di tutta la sua produzione artistica.

Tuttavia questo atelier non sarà l’unico luogo prescelto da Miró per le sue creazioni. Infatti, quando nel 1959 l’artista  si trasferisce in una grande casa di campagna a Son Boter, sfrutta l’ampio spazio a disposizione per sperimentare la scultura monumentale e per dipingere opere di maggiori dimensioni. È il periodo dei cosiddetti “mostri”, che rievocano il mondo primitivo e suggestivo delle pitture rupestri.

Metamorfosi plastica

Tra il 1955 e il 1959 Miró si dedica esclusivamente alla ceramica, all’incisione, alla litografia e al collage. Quando riprende a dipingere, risente dell’influsso dell’Espressionismo astratto americano e dell’arte orientale. La sua tecnica diventa più espressiva, attraverso l’uso della grafica, di schizzi, di macchie, di collage e di chiodi. Si parla di pittura fatta con le dita, con il colore steso a pugni su materiali da riciclo, compensato e cartone.

Vocabolario di forme

Questa sezione è dedicata alla fase finale della sua produzione artistica, che è caratterizzata dalla riduzione dei motivi iconografici, con l’esaltazione del suo universo di leitmotiv: stelle, nudi femminili, occhi, uccelli…

Inoltre l’artista semplifica anche i colori della sua tavolozza, facendo predominare l’uso del nero.

Siamo, dunque, di fronte alla massima manifestazione della magia del suo cosmo, ovvero del suo mondo interiore come artista e come uomo.


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