Home » Mostre » Michael Rakowitz. Legatura imperfetta

Dall’8 ottobre 2019 il Museo d’Arte Contemporanea di Rivoli ospita la prima retrospettiva europea dedicata all’artista iracheno-americano Michael Rakowitz.

Per farvi una prima idea del talento di Rakowitz, vi dico già che ha appena vinto il prestigioso premio Nasher 2020, istituito da uno dei più importanti musei di scultura al mondo, il Nasher Sculpture Center di Dallas,  proprio per promuovere la scultura contemporanea.


La mostra

Allestita nella manica nuova del castello di Rivoli, la mostra presenta in anteprima alcune delle più significative opere dell’artista negli ultimi vent’anni di carriera, ispirate all’architettura, all’archeologia, alla cucina e alla geopolitica dall’antichità a oggi.

Il filo conduttore delle opere riguarda le criticità determinate da guerre e traumi sociali, con la volontà di denunciare le contraddizioni della globalizzazione e la distruzione dell’identità culturale dei popoli.

Alcune delle opere esposte

  • L’esposizione si apre con paraSITE, rifugi gonfiabili progettati per i senzatetto delle metropoli americane e realizzati con sacchi di plastica collegati ai tubi di scarico dei sistemi di riscaldamento dei palazzi, in modo da sfruttare l’aria calda che normalmente si disperde all’esterno.
  • Segue Dull Roar, un’ installazione architettonica che riproduce un edificio di un complesso abitativo del Missouri, che negli anni ’50 era stato costruito per ospitare case popolari, ma che poi è stato successivamente demolito, perchè trasformatosi in un luogo di emergenza sociale e segregazione razziale.
  • In mostra anche il video in stop-motion, The Ballad of Special Ops Cody, in cui una bambola giocattolo parla con le statuette votive mesopotamiche dell’Università di Chicago. Non si tratta però di una bambola qualsiasi, ma del soldato-giocattolo ‘Special Ops Cody’, creato per ricordare il soldato americano tenuto in ostaggio dai mujahidin e comparso in un video del 2005, mentre viene minacciato che avrebbe avuto salva la vita solo in cambio del rilascio di prigionieri iracheni.
  • Per finire The flesh is yours, the bones are ours che omaggia la bravura degli artigiani armeni che durante l’Impero Ottomano hanno decorato i palazzi di Istanbul, per poi subire terribili persecuzioni ed essere costretti all’esilio all’inizio del Novecento.

Legatura imperfetta

Oltre all’esposizione nella manica lunga, un’altra opera di Michael Rakowitz è allestita al primo piano del Castello di Rivoli: si tratta di “Legatura imperfetta. Un omaggio a Francesco Federico Cerruti”.

Infatti, proprio in onore del grande collezionista Cerruti che, tra le tante cose che ha fatto nella sua vita, ha anche collaborato con la Legatoria Industriale Torinese, Rakowitz ha fatto rilegare dal famoso Luciano Fagnola un libro di preghiere in ebraico e arabo-giudaico del 1935, appartenuto all’ormai dispersa comunità ebraica irachena della sua famiglia materna.

Un grande onore per il Castello di Rivoli, visto che il libro in questione era danneggiato e, come tale, secondo la tradizione andava seppellito. E invece Rakowitz ha scelto di salvarlo e addirittura di farne un’opera da esporre per l’occasione.


The invisible enemy should not exist

Forse conoscete già questo artista per una sua grande scultura, esposta proprio in questo periodo nella piazza Trafalgar Square di Londra.

L’opera raffigura Lamassu, la divinità protettrice assira, con il corpo di toro alato e il volto umano che proteggeva il Palazzo di Ashurnasirpal nel sito archeologico di Nimrud (Iraq), tristemente noto perché distrutto dall’ISIS nel marzo del 2015.

È realizzata con 11 mila lattine riciclate di sciroppo di dattero iracheno e rimarrà a Londra fino a marzo 2020, proprio come monito per non dimenticare.

Del resto, questa scultura, insieme agli affreschi del Palazzo Reale dello stesso sito di Nimrud, ricreati con migliaia di confezioni di tè, fa parte di un progetto nato dodici anni fa e ancora in corso: quello di riprodurre le oltre 8 mila opere distrutte dall’ISIS, dal 2003 ad oggi.

Questo lavoro è conosciuto con il titolo “The invisible enemy should not exist”, ovvero “Non dovrebbe esistere il nemico invisibile”, che fa riferimento a uno dei nomi della via che portava alla porta di Ishtar a Babilonia.

In relazione a questo progetto, nella mostra ospitata al Castello di Rivoli, troverete una serie di piccole sculture in cartapesta che riproducono alcuni dei manufatti andati perduti durante la seconda guerra del Golfo.

Il fine dell’arte

Lo scopo di Michael Rakowitz non è quello di ricostruire, ma di far riapparire le opere distrutte, sottoforma di spettri, per non dimenticare quanto è accaduto e per confortare le persone legate a quei reperti.

Insomma, la memoria è il tema chiave dell’arte di Rakowitz, inteso come ciò che ci fa ricordare.

Per l’artista, la distruzione di un popolo passa attraverso la distruzione della sua memoria, pertanto bisogna impedire che ciò possa accadere.

Del resto, come non essere d’accordo con queste sue parole:

“Penso che il patrimonio culturale sia così importante perché diventa una sorta di modo per interagire e riunirsi con gli antenati e anche per capire dove siamo stati prima di arrivare dove siamo.”

(dall’intervista pubblicata sul quotidiano La Stampa il 1 ottobre 2019)


Questa è solo una delle tante mostre interessanti a Torino.

Potete spaziare con quella di Vittorio Corcos alla Fondazione Accorsi oppure con quella dedicata a Hokusai, Hiroshige e Hasui alla Pinacoteca Agnelli.

Oppure potete farvi ispirare dagli articoli che raggruppano le mostre per tema, da quelle di arte contemporanea a quelle del MAO, fino a quelle che non si occupano di arte. E ci sono ancora le mostre fotografiche.

Ma l’elenco è ancora lungo, pertanto, continuate a seguirmi, oppure iscrivetevi alla mia newsletter.

Arrivederci alla prossima mostra.