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Benvenuto al secondo appuntamento con la sezione del blog dedicata ai:

capolavori delle collezioni museali di Torino.


L’analisi di oggi riguarda:

Lo specchio della vita (E ciò che l’una fa, e l’altre fanno) di Giuseppe Pellizza da Volpedo.

Si tratta di un olio su tela, realizzato tra il 1895 e il 1898,  che oggi si conserva alla GAM, la Galleria d’Arte Moderna di Torino.

Il dipinto viene esposto per la prima volta nell’Esposizione generale italiana di Torino del 1898 e due anni più tardi in quella internazionale di Parigi, imponendosi come opera di spicco nel panorama artistico dell’epoca.

Infine, nel 1906 viene acquistato dai Savoia, diventando un pezzo prestigioso delle collezioni di arte moderna di Torino.

 Chi è Giuseppe Pellizza da Volpedo?

Giuseppe Pellizza nasce a Volpedo, un piccolo centro vicino ad Alessandria, nel 1868.

Nonostante i numerosi viaggi in giro per l’Italia per completare la propria formazione pittorica, l’artista rimane molto legato alla sua terra, tanto da firmarsi “Pellizza da Volpedo” a partire dal 1892.

Il percorso stilistico

Sintetizzando, possiamo identificare cinque fasi nella produzione artistica di Pellizza da Volpedo:

  • le prime prove legate alla formazione verista;
  • l’adesione al divisionismo, grazie all’amicizia con Segantini;
  • la fase simbolista;
  • il momento de «Il quarto stato»;
  • la parabola discendente dell’ultimo periodo della sua vita, sconvolto da gravi lutti che lo spingono al suicidio.

 Analisi stilistica dell’opera

Lo specchio della vita di Giuseppe Pellizza da Volpedo sulla parete della GAM di Torino

Il dipinto raffigura l’avanzare di un gregge di pecore sulla riva del Curone, un torrente vicino a Volpedo, dove l’artista era solito trovare ispirazione per gli studi dal vero.

La tecnica pittorica

Siamo di fronte a una pennellata di stampo divisionista, con la stesura del colore a piccoli tocchi.

Nessuna tonalità predomina sull’altra, anzi vige il perfetto bilanciamento tra le zone di luce cristallina e quelle in ombra, come i riflessi sull’acqua.

La composizione

Anche a livello compositivo c’è un’armoniosa simmetria tra linee rette e quelle ondulate.

Osserva come l’elemento orizzontale della riva trovi corrispondenza nella fila delle pecore, nella linea dell’orizzonte e nelle venature della cornice in finto legno.

Invece le pozze d’acqua hanno il loro doppio nei profili sinuosi delle colline, nelle chiome degli alberi e nelle nuvole che marezzano il cielo.

Il significato dell’opera

Lo specchio della vita di Giuseppe Pellizza da Volpedo

Limitandosi a una lettura superficiale del quadro, lo si potrebbe considerare solo un felice esito di pittura paesaggistica.

In verità, questo dipinto viene ritenuto una delle opere più significative dell’artista perché testimonia il periodo di transizione tra la fase divisionista e quella simbolista.

Infatti, come suggerisce già il titolo, nasconde un significato più profondo che trascende dalla dimensione reale.

Osserviamolo quindi con più attenzione: se ci fai caso, il gregge di pecore non ha né un inizio, né una fine. Dà quindi l’idea di un cammino che non si ferma mai.

Pertanto, l’avanzare del gregge allude a un altro viaggio, è “lo specchio della vita”, come ci suggerisce il titolo.

Ma qual è la visione dell’artista riguardo all’esistenza dell’uomo?

Il riferimento dantesco

Ci viene in soccorso il sottotitolo dell’opera: E ciò che l’una fa, e l’altre fanno.

Si tratta di una citazione contenuta nella Divina Commedia di Dante Alighieri, precisamente il verso 82  del canto III del Purgatorio. Ti riporto l’estratto:

«Come le pecorelle escon del chiuso
a una, a due, a tre, e l’altre stanno
timidette atterrando l’occhio e ‘l muso;
e ciò che fa la prima, e l’altre fanno,
addossandosi a lei, s’ella s’arresta,
semplici e quete, e lo ‘mperché non sanno…»

Se si tiene conto del significato letterale del verso, si potrebbe interpretare il quadro come una sorta di “denuncia” dello spirito gregario dell’uomo, che lo spinge ad adeguarsi pedissequamente a tutto quello che fanno gli altri.

Tuttavia la scena dipinta non comunica alcun genere di tensione, anzi c’è un perfetto equilibrio tra elementi contrapposti:

  • la luce cristallina che uniforma i colori;
  • il bilanciamento compositivo tra linee rette e contorni ondulati;
  • l’avanzare delle pecore in un ambiente idilliaco.

Ogni elemento comunica pace e armonia. Risulta quindi difficile associare il placido gregge di pecore alla massa omologata degli uomini “pecoroni”.

Il senso del cammino della vita

Invece è molto più probabile che l’incedere del gregge rappresenti il cammino di uomini simili alle anime del Purgatorio di Dante, le quali sopportano la loro penitenza con pacata rassegnazione in attesa della salvezza promessa.

Del resto, in una lettera del 1898 lo stesso Pellizza da Volpedo spiega che il gregge rappresenta “una grande serenità” davanti all’avvicendarsi del bene e del male nel mondo.

L’intento dell’artista è dunque quello di valorizzare l’atteggiamento di speranza e di fiducia, con cui ogni giorno l’umanità affronta il continuo susseguirsi delle gioie e dei dolori della vita.


Bibliografia e sitografia


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