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Benvenuto in questa nuova sezione del blog, dedicata ai:

capolavori delle collezioni museali di Torino.


Oggi ti parlerò di una coppia di quadri che fanno pendant, ovvero di due dipinti che sono stati ideati con corrispondenze e simmetrie per stile e tema, in modo da essere considerati uno in relazione all’altro.

Sto parlando di due capolavori di Bernardo Bellotto, precisamente:

  • della Veduta dell’antico ponte sul Po a Torino
  • e della Veduta di Torino dal lato dei Giardini Reali

 

 Si tratta di olii su tela, realizzati nel 1745 su commissione di re Carlo Emanuele III, che oggi puoi ammirare alla Galleria Sabauda di Torino, all’interno del complesso dei Musei Reali.

Chi è Bernardo Bellotto?

Bernardo Bellotto - definizione di VedutismoBernardo Bellotto è considerato uno dei più famosi vedutisti del Settecento veneto.

Precoce talento, si forma nella bottega del suo celebre zio, il Canaletto, per poi intraprendere un viaggio in giro per l’Italia che lo porta nelle più importanti città della penisola: Roma, Firenze e Milano.

La Torino di allora

Nel 1745 l’artista viene chiamato a Torino per realizzare queste due vedute, che si inseriscono nel clima di rinnovamento culturale della prima metà del Settecento, che trasforma Torino in una vera capitale artistica, di pari prestigio rispetto alle altre grandi città europee.

⇒La Veduta dell’antico ponte sul Po a Torino⇐

Bernardo Bellotto. Veduta dell'antico ponte sul Po (1745) - Galleria Sabauda Torino

Bernardo Bellotto. Veduta dell’antico ponte sul Po (1745) – Galleria Sabauda Torino

Il ponte

Bernardo Bellotto - dettaglio con la carrozza che attraversa il ponte della Veduta dell’antico ponte sul Po a Torino

Dettaglio con la carrozza che attraversa il ponte della “Veduta dell’antico ponte sul Po a Torino”

Il protagonista della scena è il ponte di Porta di Po, che collegava la città (rappresentata sulla sponda di destra)  alla collina al di là del Po (descritta sulla sponda di sinistra).

Questo ponte è il predecessore del ponte fatto costruire da Napoleone nel 1813 e oggi conosciuto come Ponte Vittorio Emanuele I. Sì, proprio lui, il famoso ponte di Piazza Vittorio.

Il ponte raffigurato da Bellotto risaliva nientemeno che all’inizio del Quattrocento: opera del religioso Antonio Becchio di Villanova, era costituito da 12 arcate in muratura, che nel corso dei secoli furono messe talmente a dura prova dalle piene impetuose del fiume Po, da essere in parte distrutte e sostituite da strutture in legno.

Nel dipinto puoi infatti notare come le prime due arcate siano state integrate da una passerella in legno, retta da un pilone superstite e da un ponteggio di travi.

Se fai attenzione, il quadro mostra solo metà del ponte, fino alla torre in muratura usata per controllare gli ingressi in città.

Per avere un’idea dell’altra parte della costruzione, confronta anche la “Veduta della città di Torino vista da parte della porta di Po” di Georg Balthasar Probst, realizzata sempre nel 1745.  Come puoi osservare in questa carta, anche le prime arcate sul lato città sono in legno.

Eppure, questa precaria struttura riesce resistere fino all’arrivo di Napoleone.

Altri particolari

 

In questa veduta, oltre al ponte, ci sono altri dettagli da considerare:

  • in alto a sinistra, sulla cima del Monte dei Cappuccini, è visibile la chiesa di Santa Maria del Monte con l’originale cupola metallica, che verrà smantellata in epoca napoleonica per sfruttare il piombo con cui era stata costruita;
  • la sfarzosa carrozza sul ponte fa da contrasto alla semplice ambientazione del Borgo Po, con le sue botteghe, la legna accatastata e lo stile di vita umile;
  • sotto il Monte dei Cappuccini, troviamo il porto di Torino con le imbarcazioni dei pescatori;
  • sul lato destro del quadro, è raffigurata la sponda del fiume senza argini e con la sabbia alta, in cui si scorge la cinta di mura di un convento e a fianco un gruppo di lavandaie che stanno lavando i panni;
  • sullo sfondo si può notare la prima delle residenze reali fuori città, ovvero il Castello del Valentino con le  quattro torri che aveva in quell’epoca.

⇒La Veduta di Torino dal lato dei Giardini Reali⇐

Bernardo Bellotto - Veduta di Torino dal lato dei Giardini Reali (1745) - Galleria Sabauda Torino

Bernardo Bellotto – Veduta di Torino dal lato dei Giardini Reali (1745) – Galleria Sabauda Torino

Se nel dipinto del ponte di Porta di Po la carrozza stava per entrare in città, in questa veduta siamo nel cuore di Torino.

Osserviamola con attenzione:

  • in primo piano vengono mostrati i lavori di restauro della muraglia che dava sul fossato del Bastion Verde, baluardo nordorientale della cinta muraria di Torino;
  • partendo dall’angolo a sinistra puoi riconoscere il Garritone (il padiglione costruito da Ascanio Vitozzi alla fine del Cinquecento); la facciata di Palazzo Reale che dava sui giardini reali; la cupola della Cappella della Sindone; il campanile del Duomo; e più verso il fondo, le torri della Porta Palatina, la cupola della Basilica della Consolata, fino allo spettacolo scenografico delle Alpi.
  • Sulla sponda destra al di qua del fossato, trovi invece la vasta campagna fuori dalla città, con dettagli di vita quotidiana, come una coppia di signori che controlla i lavori; un deposito per la calce e un gruppo di donne che stendono il bucato.

Le due anime della città

Bernardo Bellotto coglie perfettamente le due essenze della Torino di quegli anni:

  • da una parte la città con i simboli del suo potere e con l’intensa attività dell’uomo finalizzata alla completa realizzazione della sua magnificenza;
  • dall’altra la campagna e la sua vita dettata dai ritmi della natura.

Due realtà apparentemente divise anche dal corso della Dora, ma che in realtà sono legate da un profondo rapporto sinergico e complementare.


Il valore “politico” di queste due opere

Con questi due dipinti Bernardo Bellotto compie i primi passi verso il suo futuro ruolo di pittore di corte, l’interprete più fedele delle aspirazioni del sovrano illuminato del Settecento.

Infatti le sue vedute assumono la connotazione di “pittura di stato”, capace di esaltare il potere e il prestigio della monarchia, mettendo in luce gli effetti del suo buon governo.

Del resto lo stesso Bellotto mostra la consapevolezza del proprio ruolo e dell’importanza di questa commissione, se si considera il formato più grande rispetto alle opere realizzate in precedenza;  la firma apposta in lettere capitali e un suo autoritratto in primo piano in entrambe le opere (nella veduta del ponte è il signore ben vestito sulla sinistra, intento nel suo lavoro; in quella del Bastion Verde è l’uomo di profilo, seduto mentre sta disegnando, a fianco al personaggio corpulento che gesticola).

A livello stilistico

Le caratteristiche principali della pittura di  Bernardo Bellotto sono senza dubbio:

  • il sapiente uso della luce e il perfetto controllo dei chiaroscuri, grazie a cui tutto appare nitido, concreto e realistico, a prescindere dalle licenze che si concede dal punto di vista della prospettiva e della visuale;
  • l’attenzione per i dettagli e le minuzie topografiche distribuite nella vastità dei paesaggi cittadini.

Peculiarità che domineranno la fase più matura della sua pittura e che lo porteranno a differenziarsi dallo stile del maestro Canaletto.


Molto è cambiato rispetto a quei tempi, eppure non trovi anche tu che la luce così limpida e intensa di Bellotto sia ancora la stessa che ammanta Torino in certe giornate di sole splendente? Commenta il post e fammi sapere se ti piace il genere pittorico della veduta.

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Arrivederci alla prossima… cioè al prossimo capolavoro!