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Oggi vi parlerò delle mostre fotografiche dell’estate 2020 a Torino.

Partiamo con l’indice:

Ed ora vi parlerò di una mostra alla volta, in modo da aiutarvi a trovare quella giusta per voi.




Helmut Newton. Works 

Fino al 20 settembre 2020, la GAM di Torino ci propone un’importante retrospettiva dedicata al celebre fotografo Helmut Newton.

Una selezione di 68 fotografie per raccontarci la lunga carriera di questo grande fotografo di moda, fuori dai canoni e assolutamente inimitabile.

mostre fotografiche dell'estate 2020 a Torino - Helmut Newton alla GAM, nel dettaglio Rushmore, Italian Vogue
Rushmore, Italian Vogue – 1982 – © Helmut Newton Foundation, Berlin

Tanto glamour e ritratti

Quattro sezioni, partendo dalle copertine di Vogue degli anni Settanta fino alla presentazione dell’opera più tarda, l’affascinante ritratto di Leni Riefenstahl del 2000.

In mezzo, tantissimi ritratti a personaggi famosi come Gianni Agnelli, Andy Warhol, Paloma Picasso, Catherine Deneuve, Anita Ekberg, Claudia Schiffer e Gianfranco Ferré.

E poi, alcuni servizi pubblicitari, come quello per Mario Valentino e per Thierry Mugler.


L’enfant terrible

Con lui la fotografia di moda cambia per sempre.

 Del resto, lui stesso afferma: “Non m’interessa il buon gusto (…) Mi piace essere l’enfant terrible”.

 E infatti, la sua fotografia è provocatrice, provocante, irriverente ed ironica, spingendosi al di là dei canoni tradizionali, per raccontare qualcosa di sorprendente, a tratti surreale e incredibilmente affascinante.

Vi metto il link del video di presentazione della mostra, caricato sul canale Youtube della GAM, dove troverai anche tanti altri contenuti interessanti sulla mostra di Helmut Newton.



Forma/Informe. La fase non-oggettiva nella fotografia italiana 1935-1958

Grignani, La folla_Fenomeno di subpercezione, 1954
Grignani, La folla_Fenomeno di subpercezione, 1954

Fino al 27 settembre 2020, sempre alla GAM di Torino vi aspettano una cinquantina di immagini di sette grandi fotografi italiani, appartenenti al filone della fotografia non-oggettiva e informale in Italia.

Per farvi capire meglio, siamo in quella fase del Novecento in cui viene rifiutato il tradizionale concetto di arte come rappresentazione della realtà, per dedicarsi invece alla ricerca di nuove soluzioni espressive in cui dominano le forme astratte che non hanno più riferimenti precisi al mondo visibile.


Gli artisti in mostra

Si comincia con Giuseppe Cavalli e le sue immagini che colgono l’aspetto plastico delle cose e il “ritmo palpitante” negli oggetti.

Si passa poi a Luigi Veronesi con i suoi esperimenti con la luce, come gli accoppiamenti di positivo – negativo, le inversioni tonali, la sovraimpressione e le immagini solarizzate.

Nel caso invece di Franco Grignani, la fotografia è a servizio della grafica. Infatti gli elementi della realtà vengono stravolti da esperimenti come le esposizioni multiple e le sovrapposizioni di diversi negativi.

Ci sono poi le sperimentazioni di Pasquale De Antonis che sfrutta diverse fonti luminose filtrate da uno schermo cartaceo forato in più punti; oppure gocce, liquidi oleosi e inchiostri versati su una lastra di vetro retroilluminata. 

Molto interessanti gli scatti inediti di Piergiorgio Branzi appartenenti alla serie Montmartre, dove il quartiere parigino porta ancora i segni della guerra, e alla serie Mykonos, che descrive la struttura e la materia stessa del paesaggio.

Anche il maestro Paolo Monti si dedica a un’assidua ricerca di forme astratte rinvenibili nelle materie delle rocce, delle acque, dei legni, dei muri, un anelito insistente verso le forme primordiali dell’uomo. 

Infine c’è Nino Migliori, oggi ritenuto il massimo rappresentante dell’informale fotografico. Pensate che realizza immagini senza l’uso della macchina fotografica perché tratta la superficie della carta fotografica come una specie di tela, dove forme, costellazioni, grumi e segni di diverso tipo vengono tracciati dalla luce in modo spontaneo, con molteplici possibilità interpretative.



Memoria e Passione. Da Capa a Ghirri. Capolavori dalla Collezione Bertero

mostre fotografiche dell'estate 2020 a Torino - collezione bertero a CAMERA

Fino al 30 agosto 2020, a Camera sono esposte più di 300 immagini iconiche, che ci raccontano l’Italia dalla fine della II Guerra Mondiale fino agli anni Ottanta.

Grandi firme italiane e internazionali, come quella di Gabriele Basilico, Robert Capa, Henri Cartier-Bresson, Luigi Ghirri, e l’elenco potrebbe proseguire ancora a lungo.

Si tratta di una selezione di scatti tratti dalla grande raccolta di Guido Bertero, autentici capolavori che hanno fatto la storia della fotografia.


Che raccolta di valore

Questa collezione ha il merito di raccogliere moltissime immagini del periodo neorealista, mostrando come il nostro Paese si rialzi con tenacia e determinazione dopo gli anni terribili della guerra.

Ma non solo. Comprende anche fotografie dei decenni successivi che hanno portato alla nascita di un nuovo modo di intendere l’immagine, passando progressivamente da una vocazione documentaria a una visione più concettuale.

Inoltre le immagini in mostra testimoniano anche la sensibilità e il gusto estetico di uno dei più importanti collezionisti italiani.

Infatti, mentre osserviamo queste fotografie raccolte con cura, una dopo l’altra, non possiamo che percepire la grande passione e il gusto ricercato di Guido Bertero.

Vi lascio un video di presentazione alla mostra, pubblicato sulla pagina Facebook di CAMERA.



Trasmission. People-to-people

mostre fotografiche dell'estate 2020 a Torino - trasmission museo del risorgimento

Fino al 30 agosto 2020, al Museo del Risorgimento si riflette sul tema della trasmissione del sapere, un sapere che non si trova sui libri.

Un sapere trasmesso con passione, pazienza, severità, rigore e volontà, per condividerlo e renderlo eterno.

Quel sapere accolto con altrettanto ardore, serietà, tenacia, concentrazione e fame, per farlo proprio e per trasmetterlo a propria volta.

Eh sì, perché la trasmissione del sapere comporta un reciproco scambio tra maestro e allievo, un rapporto unico creato dalla vocazione appassionata di chi insegna e di chi apprende.


Le fotografie di Tiziana e Gianni Baldizzone

Tutto questo è raccontato concretamente da una sessantina di fotografie di Tiziana e Gianni Baldizzone, attimi sfuggenti immortalati nel corso di sette anni di viaggi in giro per il mondo, grazie ad appostamenti e pazienti attese per catturare momenti irripetibili, quelli della condivisione di saperi antichi, tramandati di generazione in generazione.


Maestri d’arte da tutto il mondo

Questa è la mostra di maestri e allievi di tutto il mondo, dai tintori del Mali ai ceramisti di Sevrés, dai liutai italiani ai doratori francesi, fino ai battitori di foglia d’oro della Birmania.

In mostra vengono raccontate delle storie incredibili che, una volta che le avrete conosciute, non farete a meno che raccontarle a vostra volta. Perché sono storie di grandi sogni che si inseguono strenuamente e che hanno un lieto fine. Tutto merito della tenacia di chi vuole apprendere e della generosità di chi insegna.

Vi lascio il link del sito ArtPhotò, in cui troverete alcune delle foto presenti in mostra.



Vedere (il) Barocco

Fino al 30 agosto 2020, in occasione della mostra “Sfida al Barocco” alla Reggia di Venaria, CAMERA ospita 70 immagini che mostrano come un gruppo di fotografi del XX secolo ha “guardato” il Barocco di Torino.

Stiamo parlando di immagini di Paolo Beccaria, Gianni Berengo Gardin, Giancarlo Dall’Armi, Pino Dell’Aquila, Giuseppe Ferrazzino, Giorgio Jano, Mimmo Jodice, Aldo Moisio, Riccardo Moncalvo, Ernani Orcorte, Augusto Pedrini, Giustino Rampazzi, Daniele Regis e Roberto Schezen.


L’originalità degli scatti

mostra CAMERA TORINO Vedere il Barocco ©Pino Dell'Aquila
©Pino Dell’Aquila

Fotografie che vanno al di là del puro scopo documentario, per tentare una personale interpretazione delle architetture barocche in città, appunto un proprio modo di “vedere barocco”.

Sappiate che c’è il rischio di confondersi di fronte a questi scatti così particolari, a un primo impatto indecifrabili.

Tuttavia, la moltiplicazioni delle fughe e degli scorci, così come le deformazioni prospettiche vogliono proprio comunicare l’esagerazione e la vertigine dell’epoca barocca.

Insomma, un’ottima occasione per vedere le architetture ormai familiari di Juvarra, Guarini e Vittore con occhi diversi dai propri.

Per farvi un’idea più precisa, ecco il servizio del TGR Piemonte sulla mostra.



Sulle tracce dei ghiacciai

Fino al 30 agosto 2020, al Museo della Montagna è ospitato il lavoro di Fabiano Ventura, in cui la documentazione fotografica e la ricerca scientifica collaborano per raccontare gli effetti dei cambiamenti climatici sulle masse glaciali negli ultimi cento anni.

In pratica, Ventura ha realizzato una serie di fotografie nell’esatto punto geografico e nello stesso periodo dell’anno di alcune vedute realizzate a cavallo tra Ottocento e Novecento.

sulle tracce dei ghiacciai museo della montagna Torino

 È proprio grazie al confronto visivo e all’analisi delle misurazioni effettuate durante le sue spedizioni  che è stato possibile documentare il cambiamento e l’inarrestabile fusione dei ghiacci.



Qui c’è un mondo fantastico

qui c'è un mondo fantastico museo montagna torino

Fino all’8 novembre 2020, al Museo Nazionale della Montagna vengono proposti al pubblico i lavori di quattro artisti italiani, realizzati partendo dalla selezione di alcune delle fotografie degli archivi del Museo.

Infatti il materiale scelto dagli artisti è diventato un elemento creativo da includere nelle proprie installazioni oppure da accostare per creare nuove forme espressive.

Lo scopo è stato la realizzazione di opere inedite pensate appositamente per gli spazi del Museo, in cui gli artisti hanno elaborato il proprio concetto di montagna, andando al di là dell’immagine stereotipata di luogo ameno, a cui fa riferimento il titolo della mostra.

In questo modo,

  • L’installazione di Davide Tranchina rappresenta la montagna come lo spazio poetico del conflitto interiore;
  • per Vittorio Mortarotti la montagna non è più un luogo inaccessibile, ma uno spazio da esplorare dall’interno, dove regna la permeabilità e della possibilità;
  • Laura Pugno racconta le contraddizioni nella costruzione dell’immaginario attraverso il processo della visione;
  • E infine, per Marina Caneve la montagna è la ricostruzione della rappresentazione, attraverso dettagli.



Quale delle mostre fotografiche dell’estate 2020 a Torino vi ispira di più? Fatemelo sapere nei commenti.

Pensate che queste sono solo alcune delle imperdibili mostre dell’estate 2020 a Torino. E io ve le racconto tutte.

Ad esempio, potete anche farvi ispirare dall’articolo sulle altre mostre d’arte o su quelle d’arte contemporanea.

Comunque sia, il catalogo delle mostre di Torino non finisce mica qui, è un continuo aggiornamento, pertanto continuate a seguirmi oppure iscrivetevi alla newsletter.

Arrivederci alla prossima mostra.