Home » Mostre » Le mostre dell’estate 2019 a Torino (II parte)

Ecco il mio secondo articolo sulle mostre dell’estate 2019 a Torino.

Molto suggestive la luna nell’arte di Palazzo Madama; i viaggi in giro per i giardini delle residenze reali d’Europa alla Reggia di Venaria; Giulio Boetto all’Accorsi-Ometto e Alessandro Poma al Museo della Montagna.

Inoltre potete anche farvi affascinare dalle fotografie di Larry Fink e Jacopo Benassi a CAMERA e dai viaggi del duca degli Abruzzi al Museo del Risorgimento, così come vi stupirà il taglio innovativo di #FacceEmozioni al Museo del Cinema e Paolo Ciro. Exposed alla Fondazione Sandretto.

Un ricco calendario anche nel mondo dell’arte contemporanea, con l’omaggio a Ezio Gribaudo al MAUTO e le esposizioni del Castello di Rivoli.

Qua sotto troverai l’indice completo per saperne di più.

Buona lettura!


Indice delle nuove mostre dell’estate 2019 a Torino


Dalla Terra alla luna. L’arte in viaggio verso l’astro d’argento

mostre dell’estate 2019 a Torino
- Dalla Terra alla luna

Sono passati cinquant’anni dal primo allunaggio e per l’occasione Torino ha organizzato una mostra unica al mondo, dedicata al tema della luna nell’arte.

Tutto merito di Palazzo Madama in collaborazione con la GAM di Torino e il contributo della Regione Piemonte.

L’intento della mostra

Oltre sessanta opere, tra dipinti, sculture, fotografie e oggetti di design per scoprire come la luna abbia influenzato l’arte dall’Ottocento fino al 1969, non a caso proprio l’anno dello sbarco sul nostro satellite.

Si parte dal periodo romantico, quando si inizia a fantasticare di viaggi verso l’irraggiungibile luna con la malinconia e l’inquietudine di artisti come Bagetti, Carutti di Cantogno e De Guernatis.

È poi il turno del fiabesco Chagall, del rigoroso Casorati, del giocoso Mirò, il preciso Paul Klee, i surrealisti Ernst e Calder, fino ad arrivare a Fontana.

Dalla Terra alla luna

Le sorprese saranno tante, come quella a fine dell’allestimento per concludere in bellezza.

Sto parlando della “stanza delle meraviglie”, con i cimeli del collezionista piemontese Piero Gondolo della Riva: libri, fumetti e oggetti di ogni tipo sempre legati al tema dell’ispirazione ricevuta dalla luna. Qui troverete una sezione dedicata a Julius Verne, il cui romanzo “Dalla Terra alla luna” dà il titolo alla mostra.

Altre chicche

La mostra ospita anche alcune immagini della NASA e un’installazione multimediale per rivivere il momento dell’allunaggio con la stessa selezione musicale che accompagnò Armstrong, Aldrin e Collins.

Una vera e propria mostra “spaziale”, per farsi ispirare dalla luna come è accaduto ai grandi artisti prima di noi.

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Viaggio nei giardini d’Europa. Da La Nôtre a Henry James

mostre dell’estate 2019 a Torino - Viaggio nei giardini d’Europa - locandina mostra Venaria Reale

La nuova mostra ospitata nelle Sale delle Arti della Reggia di Venaria ripercorre i viaggi in giro per l’Europa, nei più bei giardini delle residenze reali, compiuti da celebri intellettuali del passato, dal Cinquecento all’Ottocento.

Scrittori, letterati, aristocratici, ma anche pittori, tutti intenti a  testimoniare le meraviglie viste, vuoi con appunti, vuoi con schizzi e dipinti.

Si tratta di personalità come Goethe, Stendhal, Henry James, Montaigne, Hubert Robert, Fragonard, per citarne qualcuno.

Le mode dei giardini

Queste esperienze sono fondamentali perché ci parlano della storia dei giardini europei, ripercorrendo le tre tipologie principali:

  • Il giardino all’italiana del Cinquecento, con le sue geometrie, i terrazzamenti, le grotte, i giochi d’acqua, i meccanismi e la musica;
  • Il giardino alla francese del Seicento, invenzione di La Nôtre, con grandi prospettive scenografiche ricche di decorazioni vegetali, da Versailles al castello di Racconigi;
  • Il giardino all’inglese, dove la natura viene lasciata più libera.

In mostra circa duecento opere, tra dipinti, incisioni, arazzi, modellini, libri sui parchi più rappresentativi in Europa.

Naturalmente senza trascurare i giardini delle residenze sabaude, a cui sono dedicati una sezione speciale.

Viaggio fotografico nei giardini delle residenze reali d’Europa

Collegata a questa mostra vi aspetta anche il “Viaggio fotografico nei giardini delle residenze reali d’Europa”.

In questa seconda esposizione, ospitata qua e là nei giardini della Reggia, sono esposte circa 120 fotografie in grande formato con gli scorci più suggestivi dei parchi delle residenze reali di tutta Europa, da Caserta a Versailles, dalla Russia all’Inghilterra.

Due mostre speciali per ammirare la bellezza della natura con la collaborazione dell’estro creativo dell’uomo.

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Viaggi ed esplorazioni del Duca degli Abruzzi: un racconto per immagini (1897-1909)

mostre dell’estate 2019 a Torino - Viaggi ed esplorazioni del Duca degli Abruzzi - Museo del Risorgimento

Nuova mostra al Museo del Risorgimento dedicata a un grande esploratore a cavallo tra l’Ottocento e il Novecento, a cui Torino ha intitolato persino un corso: il Duca degli Abruzzi, Luigi Amedeo di Savoia.

Una raccolta di fotografie, per lo più inedite, che documentano quattro affascinanti viaggi nelle zone più remote della terra, realizzati in poco più di dieci anni, dal 1897 al 1909, tanto da renderlo famoso in tutto il mondo.

  • L’ascensione del monte Elias in Alaska, la prima impresa alpinistica di soli italiani (1817);
  • La spedizione al Polo Nord con la leggendaria baleniera Stella Polare, fino al 86° 34’, la latitudine nord più avanzata dell’epoca (1899-1900);
  • L’esplorazione del massiccio del Ruwenzori, nel cuore dell’Africa, tra Congo e Uganda (1906);
  • La celebre spedizione sul Karakorum, nella regione himalaiana, tentando di raggiungere la cima del K2, attraverso lo “Sperone Abruzzi”, ancora oggi la via usata per arrivare in vetta. Purtroppo si fermerà a quota 6600 metri, ma l’impresa resta comunque eccezionale, anche solo per avere stabilito un nuovo record mondiale di altitudine.

Vittorio Sella

Ad accompagnarlo nelle sue imprese un grande amico, Vittorio Sella, considerato uno dei più grandi fotografi di montagna di sempre.

Sono quasi tutte sue le fotografie in mostra, scatti significativi sia per la tecnologia impiegata (la più moderna dell’epoca), sia per la qualità e il valore documentario.

Sono fotografie che stupiscono il visitatore di oggi, figurarsi la meraviglia che possono aver suscitato negli spettatori di inizio Novecento. Dalla profonda Africa all’estremo Nord, fino alle vette più alte del mondo.

Resoconti avvincenti

Le immagini sono affiancate dalle relazioni ufficiali di Filippo de Filippi che seguì il duca in Alaska, in Africa e sul Karakorum, e dal resoconto sulla spedizione al Polo di Amedeo in persona, pubblicato con il titolo “La Stella Polare nel Mare Artico”.

Questi documenti sono pietre miliari della storia dell’alpinismo perché sottolineano la minuziosa preparazione che richiedevano queste spedizioni e perché restituiscono l’aspetto emotivo che le hanno animate, dall’ansia per il pericolo e la fatica affrontata all’incredibile spirito di avventura capace di vincere ogni difficoltà.

Una mostra avvincente, per rivivere le grandi avventure di uno dei pionieri più importanti di sempre.

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Larry Fink. Unbridled Curiosity/Jacopo Benassi. Crack

mostre dell’estate 2019 a Torino - Larry Fink. Unbridled Curiosity/Jacopo Benassi. Crack - locandina mostra CAMERA

Quest’estate CAMERA  fa il bis diventando CAMERADOPPIA.

Questo perché ospita contemporaneamente i lavori di due artisti di fama internazionale come Larry Fink e Jacopo Benassi.

A parte la comunanza del bianco e nero e dell’interesse per l’uomo, si tratta di due artisti completamente diversi,

  • per generazione (del ’41 Fink, del ’70 Benassi),
  • per formazione (autodidatta per Benassi, accademica per Fink),
  • per intenti espressivi.

Ma forse è proprio il loro contrasto a dare il valore al confronto.

Le foto di Fink

Fink invita a curiosare nelle relazioni tra le persone, sia che siano famose, sia che non lo siano, durante un evento mondano di Hollywood o in una scena di semplice vita quotidiana, dagli inizi degli anni sessanta fino ai giorni nostri.

Le sue inquadrature di “sfrenata curiosità” sono molto ravvicinate ai soggetti, ma senza risultare invasive, anzi Fink fissa dei delicati istanti, lasciandoci liberi di immaginare tutta la storia sottointesa.

Per farsi un’idea dei molteplici mondi rappresentati dal fotografo si possono citare le foto del sessantesimo compleanno di Elton John; quelle di Meryl Streep e Natalie Portman al party degli Oscar; così come quelle di feste di laurea, di donne che si prendono il sole e di tante altre scene di vita quotidiana.

Il mondo di Benassi

Invece Benassi è più diretto e di maggior impatto visivo. A lui interessa l’uomo nella sua dimensione individuale, nei suoi momenti di “crack”, di distruzione con fratture e ferite, ma anche in quelli di rinascita e di ricostruzione in cui le ferite si ricuciono.

Ecco spiegato il senso dei suoi corpi medicati e fasciati, che vengono accostati a sculture antiche, anch’esse danneggiate e restaurate.

Inoltre per Benassi è molto importante anche l’allestimento dei suoi scatti. Non è infatti un caso che le foto più grandi siano appoggiate a terra; che quelle più piccole siano su tavoli, in parte bruciati.

Ma non solo. Fate attenzione che le cornici sono incise e sfilacciate con l’accetta e i vetri hanno degli tagli, omaggio per Fontana.

Insomma un duetto molto stimolante per gli intenditori e gli appassionati di fotografia.

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La scelta di Giulio. Giulio Boetto: viaggio di un paesaggista del secolo che distrusse il paesaggio

La scelta di Giulio. Giulio Boetto - locandina mostra fondazione accorsi ometto torino

La nuova mostra alla Fondazione Accorsi-Ometto è diversa dal solito. E lo si capisce già dal titolo e sottotitolo.

Si parla di una scelta, quella controcorrente del pittore Giulio Boetto che a un certo punto della sua carriera decide di ritirarsi a vita privata ai piedi del Monviso, per dedicarsi a paesaggi di montagna, infischiandosene delle nuove istanze artistiche delle Avanguardie.

Come mettere da parte il successo

E pensare che era molto affermato nella Torino di inizio Novecento. Infatti, dopo l’apprendistato all’Accademia Albertina con Giacomo Grosso e Cesare Ferri, era diventato un artista poliedrico.

Le sue vignette erano regolarmente pubblicate sui giornali; i suoi quadri ricevevano riconoscimenti importanti; il re era un suo acquirente; non mancavano gli inviti nei salotti e pure il cinema lo richiedeva per i suoi cartelloni.

Ma la fama non riuscì a trattenerlo  e il richiamo della natura fu più forte, tanto che Giulio continuò a dipingere alpeggi, montagne, scene di paese e di vita contadina fino alla fine della sua vita.

Un’altra svolta

Attenzione, questa mostra parla anche di un’altra scelta. Quella della Fondazione Accorsi-Ometto che ha deciso di cambiare rispetto alla tradizionale rassegna di dipinti dell’artista di turno, per riproporre una mostra che aveva già debuttato alla Castiglia di Saluzzo nell’ottobre del 2017, con un adattamento speciale pensato espressamente per il museo.

Il visitatore viene coinvolto da una specie di “spettacolo diffuso” che ha come perno tre opere significative di Giulio Boetto:

  • La casa del prete (1918)
  • Luce del mattina a Sauze d’Oulx (1923)
  • Fine del mercato a Saluzzo (1947)

Questi tre soli originali in mostra dialogano con le tre installazioni del nipote Giosuè Boetto Cohen.

Si tratta di cubi bianchi e luminosi con circa novanta foto, in gran parte inedite; ottantatre riproduzioni di dipinti, oltre alla serie di filmati già presentati alla Castiglia di Saluzzo. Il tutto con la colonna sonora composta ed eseguita da Marco Robino con l’ensemble Architorti.

Il duplice significato della mostra

Sono documenti che  da una parte approfondiscono il mondo pittorico dell’artista e che dall’altra offrono interessanti spunti di riflessione sui giorni nostri, sul “secolo che distrusse i paesaggi”. Come quelli tanto amati da Boetto.

Infatti parlano da sé le foto che mostrano come l’uomo abbia trasformato i luoghi dipinti dall’artista.

Insomma una mostra inattesa, che unisce il mondo della pittura di paesaggio con la suggestione di installazioni d’arte contemporanea e la riflessione dell’emergenza ambientale.

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Alessandro Poma 1874-1960. Impressioni di natura

Alessandro Poma 1874-1960. Impressioni di natura - locandina mostra museo della montagna torino

La nuova mostra del Museo della Montagna omaggia Alessandro Poma, il paesaggista di Biella attivo tra la fine dell’Ottocento e la prima metà del Novecento.

Quest’artista non aderisce  a un’unica corrente stilistica, ma preferisce condurre una vita solitaria che lo porta ad elaborare una pittura molto personale, in cui si fondono elementi realistici e impressionisti, fino a reminiscenze simboliste e dell’Art Déco.

Le “impressioni di natura

I soggetti prediletti sono le “impressione di natura”, suscitate dai suoi luoghi del cuore: i paesaggi delle Valli di Lanzo, le suggestioni di Roma e della campagna laziale, la costiera di Sorrento, fino agli scorci montani di Courmayeur e della Valle d’Aosta.

Inoltre Poma è anche un abile ritrattista, pertanto, a titolo esemplificativo, sono esposti anche i ritratti di Giuseppina e Lucia, due dei suoi cinque figli, avuti dall’amata moglie Maria Murialdo.

Il senso delle sue opere

Nelle sue opere predomina la forza della natura, con le sue esplosioni di luce e di colore.

Ma non si tratta del dinamismo di soggetti naturali effettivamente in movimento, ma dell’energia vitale che scaturisce da un fiore o da un albero, messaggeri perfetti  della potenza del creato.

Senza dubbio un artista da scoprire e da cui farsi incantare grazie alla sua intensità espressiva.

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Omaggio a Ezio Gribaudo

Omaggio a Ezio Gribaudo - locandina mostra MAUTO

Dopo il Museo del Risorgimento, anche il Museo dell’Automobile ospita una mostra omaggio a Ezio Gribaudo, in occasione del suo novantesimo compleanno.

Infatti, all’interno della sua ricchissima produzione artistica è stato selezionato un nucleo di circa trenta opere, realizzate tra gli anni sessanta e il 2018, in cui sono nascoste linee, volumi, forme di automobili, caratterizzati da un forte valore simbolico.

Ad accompagnare i dipinti,

  • una video intervista all’autore, realizzata da Giosuè Boetto Cohen, uno dei curatori della mostra;
  • quattro vetture legate all’immaginario dell’artista.

Chicca imperdibile

In anteprima assoluta il GFG STYLE-TECHRULES REN, disegnato da Fabrizio Giugiaro nel 2016 e scolpito a bassorilievo da Gribaudo, con l’aggiunta di un’inedita decorazione a forma di dinosauro, tanto prediletta dall’artista.

Le opere esposte

Nel corso della sua carriera Ezio Gribaudo ha sperimentato innumerevoli tecniche, con attenzione all’uso dei materiali  e ai processi tipografici.

In mostra ci sono alcuni esempi dei suoi famosi flani, le matrici di cartone usate in tipografia: i tre Flani del 1965 e l’Isotta Fraschini del 1964.

Sono presenti anche la serie “Simboli del concilio Vaticano II” del 1963; le rielaborazioni grafiche dei calendari FIAT degli anni ’70, “Mele e auto” e “Mele, pere e auto” del 1973; alcune opere dedicate ai suoi temi preferiti, dai dinosauri, ai cavalli, ai pinocchi; alcuni esempi in campo scultoreo, come la serie “Piramidi”.

Una nuova occasione per ammirare le opere di un artista torinese dei nostri giorni.

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#FacceEmozioni 1500-2020. Dalla fisiognomica agli emoji

#FacceEmozioni 1500-2020 - mostra museo del cinema

La nuova mostra del Museo del Cinema è dedicata al tema del volto, in quanto specchio delle emozioni e dell’animo di ogni individuo.

In particolare, l’esposizione valorizza l’importante collezione di fisiognomica del museo, raccontando l’evoluzione di questa disciplina dal Cinquecento fino ai giorni nostri.

Del resto, fin dal Rinascimento si indaga la natura dell’uomo partendo dal suo viso.

E questa prassi è continuata nel corso dei secoli e prosegue tuttora in tutti i campi artistici, dalla fotografia, al teatro, al cinema, alla musica, coinvolgendo persino le nuove tecnologie.

In mostra

Pertanto, lungo la scala elicoidale del Museo del Cinema il visitatore si confronterà con gli emoji, ormai parte integrante nella nostra comunicazione; con gli studi di fisiognomica; con le maschere di carne di Totò e Dario Fò; con il mondo del cinema muto; fino alle tecniche di morphing, tramite cui un viso viene mutato gradualmente fino a diventarne un altro, al riconoscimento facciale e alla videomappatura del volto, ovvero proiezioni di luci e animazioni con effetto artistico.

Proiezioni suggestive

Inoltre durante la visita l’interno della cupola dell’Antonelli si anima con un’installazione chiamata “I volti sul volto della Mole”, ovvero una proiezione dei primi piani delle icone della storia del cinema.

Ultima chicca

 Per la prima volta viene sfruttata come spazio espositivo “l’Orecchia”, la stanza laterale della Mole, così chiamata perché ricorda proprio la forma di un orecchio.

Questa sala è stata scelta non a caso per ospitare l’installazione “Organum Pineale”, una rappresentazione sonora delle passioni.

Senza dubbio una mostra innovativa, piena di spunti e capace di stupire come fa sempre il Museo del Cinema.

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Paolo Cirio. Exposed

Paolo Cirio exposed - mostra Fondazione Sandretto Torino

Quest’estate la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo ospita una mostra destinata a suscitare molto dibattito, se non addirittura scalpore.

Sto parlando della mostra personale del torinese Paolo Cirio e dei suoi metodi poco ortodossi, quali la manipolazione informativa e l’hackeraggio dei dati, per denunciare come la rete e i social network siano a un tempo spazi di libera espressione e strumenti di perenne controllo e di schedatura, con tutte le implicazioni economiche e politiche del caso.

Ciò che Paolo Cirio vuole sottolineare è il fatto che siano gli stessi utenti del web a divenire “complici” di questa sottrazione di dati, fagocitati come sono da smanie di esibizionismo che li spinge a condividere continuamente informazioni di ogni tipo.

In particolare, la mostra si articola in tre lavori legati al tema del volto e dell’identificazione degli individui in relazione ai progressi tecnologici nel campo del riconoscimento facciale e della lettura delle immagini.

Face to Facebook

Nel primo lavoro intitolato “Face to Facebook” (del 2011) Cirio ha violato il social e si è appropriato di un milione di profili. Poi ne ha scelti 250 mila e li ha inseriti in un sito di appuntamenti da lui creato. I profili sono stati così abbinati in base alla compatibilità di presunti elementi della personalità dedotti dall’analisi dei volti.

Overexposed

Nel secondo lavoro dal titolo “Overexposed” (del 2015), tramite lo stencil HD da lui ideato, Ciro ha realizzato ritratti di figure chiave della CIA e dell’FBI, menzionate nelle rivelazioni di Edward Snowden, usando immagini tratte dal web.

Poi ha disseminato questi poster sui muri di grandi città, per fare capire che la “piazza” mediatica del web è accostabile allo spazio pubblico di una città.

In questo modo chi di solito sorveglia gli altri per lavoro si è ritrovato osservabile da chiunque.

Obscurity

Nell’ultimo lavoro del 2016, intitolato “Obscurity”, Cirio ha nascosto i dati e i volti di milioni di persone arrestate negli Stati Uniti da alcuni siti che si appropriano di questi elementi, sottraendoli dai dipartimenti di polizia locale, per poi ricattare i diretti interessati nella maggioranza dei casi.

Senza dubbio una mostra che invita a interrogarsi sul mondo di oggi e chiedersi quanto si voglia effettivamente far parte di questo “Grande Fratello”.

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Al Castello di Rivoli

Le radici della violenza di Yuri Ancarani - Castello di Rivoli

Le radici della violenza di Yuri Ancarani

Per la prima volta viene esposta la trilogia dell’artista ravennate composta da:

  • San Siro (2014), lo stadio di Milano in cui il divertimento è monitorato da un gruppo di tecnici per analizzare l’energia e le tensioni prodotte dagli eventi calcistici;
  • San Vittore (2018), il mondo carcerario visto con gli occhi dei bambini che  vengono sottoposti a controlli di sicurezza per poter vedere i loro genitori in cella;
  • San Giorgio (2019), in cui l’attenzione è posta nel rigido protocollo a cui si devono attenere le banche per distruggere i dati sensibili.

Aria, fiori, sale. Opere dalle collezioni del Castello di Rivoli

Questo nuovo percorso espositivo è realizzato con alcune delle nuove acquisizioni del museo: opere di artisti come Ettore Spalletti, Jannis Kounellis, Aslı Çavuşoğlu, Fausto Melotti, Gilberto Zorio, Luciano Fabro, Marco Bagnoli e Ingela Ihrman.

Anche se di generazioni e culture diverse, questi artisti sono interessati al mondo naturale e alla vita organica delle piante.

Durante il percorso si intrecciano molteplici racconti, alcuni frutto di memorie personali o di storie collettive; altri in cui la bellezza della natura nasconde la sua potenziale pericolosità.

D’Après Leonardo

Per festeggiare l’anniversario della morte di Leonardo da Vinci, sono esposti due quadri della collezione Cerruti:

  • Madonna con Bambino di Marco d’Oggiono, allievo di Leonardo;
  • Senza titolo (La Gioconda) di Gino De Dominicis (1992)

Questo confronto per dimostrare quanto l’influsso di Leonardo prosegua ancora ai giorni nostri.

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Qual è la mostra che vi ispira di più e che vedrete senz’altro?

Scrivetemelo nei commenti! Non vedo l’ora di conoscere meglio i vostri gusti e la vostra opinione.

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