Come sappiamo, le quattro porte di Iulia Augusta Taurinorum si aprivano all’estremità delle due vie principali della città, precisamente:

  • la Porta Decumana, allo sbocco orientale del decumano;
  • la Porta Pretoria, allo sbocco occidentale del decumano;
  • allo sbocco nord del cardo, la Porta Principalis Dextera (poi detta Porta Palatina);
  • allo sbocco sud del cardo, la Porta Principalis Sinistra (successivamente chiamata Porta Marmorea).

Porte di Iulia Augusta Taurinorum - piantina

Proprio come la Porta Palatina, anche gli altri tre accessi alla città erano porte a cavedio costruite tra la fine del I secolo a. C. e la prima metà del I secolo d. C.

Purtroppo non rimane alcuna testimonianza archeologica né della Porta Pretoria, né della Porta Principalis Sinistra. Riguardo alla Porta Decumana si sono invece conservate le due torri, oggi inglobate all’interno di Palazzo Madama.

La sorte delle porte di Iulia Augusta TaurinorumLe porte di Iulia Augusta Taurinorum - i cambiamenti di nome

Nel Medioevo le porte vengono trasformate per esigenze di carattere pubblico:

  • come abbiamo visto, la Porta Palatina diventa un castrum dei canonici del Duomo a partire dal XI secolo e per due secoli è chiamata Porta Doranica per la  sua vicinanza alla Dora;
  • nel X secolo la Porta Pretoria assume la denominazione di Porta Segusina (perché in direzione della città di Segusium, attuale Susa) e viene utilizzata come castello dai marchesi di Torino; abbattuta e ricostruita nel corso del XIII secolo, fu una tappa molto frequente per i pellegrini che arrivavano in Italia tramite il valico del Moncenisio, alla volta di Roma.
  • nel 1075 la Porta Principalis Sinistra prende il nome di Porta Marmorea, perché viene probabilmente ricoperta da marmi. Tuttavia all’inizio del Trecento viene in parte smantellata per ricavare materiali edilizi da impiegare nella costruzione del castello dei nuovi signori della città, i principi d’Acaja.

 

Nel corso dei secoli successivi l’uso delle porte di Iulia Augusta Taurinorum decade progressivamente, in seguito agli ampliamenti della città e alla conseguente costruzione di nuove mura e di nuovi accessi.

  • Come sappiamo, la Porta Palatina continua ad essere usata, pur dal solo fornice di levante, fino all’inizio del Settecento. In seguito evita la demolizione e viene adibita a carcere. A partire dalla seconda metà dell’Ottocento inizia un lungo susseguirsi di restauri, fino all’istituzione dell’attuale Parco archeologico della Porta Palatina.
  • La Porta Segusina viene abbattuta nel 1585 in occasione delle nozze di Carlo Emanuele I con Caterina d’Austria.
  • La Porta Marmorea viene demolita completamente per consentire l’ampliamento della città verso sud nel primi decenni del Seicento.

E la Porta Decumana?

Dalla fine dell’Impero Romano all’anno Mille non abbiamo alcuna notizia sull’edificio. Pertanto si ipotizza un progressivo decadimento della struttura, in concomitanza con la crisi della città in epoca tardoantica.

Quello che sappiamo con maggiore certezza è che all’inizio del Duecento i suoi fornici furono chiusi e la porta fu inglobata in una struttura difensiva addossata sul lato esterno delle mura romane.

Fonti posteriori a questo periodo citano questo edificio come “castello vecchio”: probabilmente era una residenza di pertinenza vescovile risalente al X-XI secolo, che in un primo momento affianca la porta romana, per poi ampliarsi ulteriormente all’inizio del XIII secolo fino a incorporare anche la porta.

Porta Fibellona conservata all'interno di Palazzo Madama a Torino

Porta Fibellona conservata all’interno di Palazzo Madama a Torino

Di fronte alla chiusura dei fornici, fu quindi indispensabile costruire una nuova porta di passaggio poco più a sud, indicata nei documenti con il nome di Porta Fibellona a partire dal 1208.

Attualmente, parte di questa apertura è ancora visibile lungo la scala che porta al piano fossato di Palazzo Madama, come puoi notate dalla foto qui a fianco.

Alla fine del Duecento il castello di Porta Fibellona passa ai nuovi signori di Torino, i principi d’Acaja, che lo trasformeranno nella loro residenza ufficiale, ovvero il castello dalle quattro torri con corte interna che ancora oggi possiamo ammirare in piazza Castello, al di là di tutti i cambiamenti dei secoli successivi.

Il ritrovamento di Alfredo D’Andrade

Fu l’architetto Alfredo D’Andrade a scoprire le fondamenta della Porta Decumana, durante il restauro di Palazzo Madama tra il 1883 e il 1885. Tuttavia alla fine del suo intervento le testimonianze di epoca romana furono ricoperte dalla pavimentazione.

Alfredo d’Andrade. Schizzo ricostruttivo delle strutture romane inglobate nella fabbrica del castello di Filippo di Savoia-Acaia, ca. 1884. © Fondazione Torino Musei, Fondo d'Andrade

Alfredo d’Andrade. Schizzo ricostruttivo delle strutture romane inglobate nella fabbrica del castello di Filippo di Savoia-Acaia, ca. 1884.  ©Fondazione Torino Musei, Fondo d’Andrade

Dobbiamo aspettare i lavori di restauro avviati nel 1997 per riportare alla luce questi preziosi resti archeologici, oggi parte integrante del percorso di visita del Museo Civico d’Arte Antica, ospitato a Palazzo Madama.

Infatti, grazie a delle passerelle vetrate, si possono ammirare le fondamenta di epoca romana e medievale, al di sotto della pavimentazione della cosiddetta “Corte Medievale”, al pianoterra del museo.

Un disegno pieno di interrogativi

Giuliano da Sangallo. Rilievo di Porta Marmorea, 1494-1497. © Biblioteca Apostolica Vaticana

Giuliano da Sangallo. Rilievo di Porta Marmorea, 1494-1497. ©Biblioteca Apostolica Vaticana

Vorrei terminare l’articolo con questo disegno di Giuliano da Sangallo, risalente al 1494-1497, oggi conservato nella Biblioteca Apostolica Vaticana.

Si è sempre ritenuto che raffigurasse la Porta Marmorea perché si prendeva in considerazione il rivestimento in marmi, che aveva determinato la nuova denominazione di epoca medievale.

 

Tuttavia alcuni studiosi hanno sollevato dei dubbi sull’effettiva fedeltà all’originale, ritenendo che il disegno fosse in parte frutto della fantasia dell’artista (a partire dalle iscrizioni S.P.Q.R.).

Una nuova interpretazione

Oltre ad essere una versione liberamente interpretata, oggi si ritiene più probabile che il disegno rappresenti la Porta Palatina.

Questa nuova ipotesi si basa sul fatto che all’epoca di Giuliano da San Gallo la Porta Marmorea doveva essere in uno stato di decadimento. Infatti all’inizio del Trecento era stata in parte spogliata dei suoi marmi per la costruzione del castello dei principi d’Acaja.

Pertanto è più verosimile che l’artista si sia ispirato all’unica porta ancora in buono stato, appunto la Porta Palatina.


Con questo articolo termina la trattazione riguardante la cinta muraria e le porte di Iulia Augusta Taurinorum. Spero che i miei post siano stati interessanti ed esaustivi. Che dici di dirmi la tua opinione, lasciandomi un commento?

La prossima volta inizierò a raccontarti degli edifici principali di Iulia Augusta Taurinorum. Non mancare, mi raccomando! Anzi, per essere sicuro di non perderti nessun post, perché non ti iscrivi alla newsletter?

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