La recensione di oggi riguarda la mostra “J’arrive. Napoleone Bonaparte, i cinque volti del trionfo”, visitabile fino al 4 febbraio 2018 presso Palazzo Cavour a Torino.

Infatti questo bellissimo palazzo neobarocco – casa natale del celeberrimo Camillo Benso, conte di Cavour – ha inaugurato la propria stagione espositiva, ospitando questa mostra dal successo internazionale, promossa dalla Fondation Napoléon di Parigi.

Lo scopo della mostra

L’esposizione ripercorre la vita di Napoleone, dai suoi inizi nell’esercito francese fino alla sua morte nell’isola di Sant’Elena nel 1821, senza trascurare la ricostruzione del contesto socio-politico in cui visse.

Tre motivi per andare a vedere la mostra

  • Per ammirare l’enorme talento di Napoleone come stratega militare, grazie ai contenuti multimediali che ricostruiscono le battaglie cruciali della sua vita, dalle vittorie di Austerlitz (1805) e di Jena (1806) alle sconfitte di Lipsia (1813) e di Waterloo (1815).
  • Per scoprire l’enorme eredità che ha lasciato al mondo, come ad esempio:
    La scoperta della stele di Rosetta, grazie a cui sono stati decifrati i geroglifici egizi; Il Codice civile, che diventerà una pietra miliare del Diritto e sarà fonte d’ispirazione per moltissimi Paesi di tutto il mondo; L’istituzione dei licei statali; La prima forma di mediazione con la Chiesa cattolica, tramite il Concordato con il Papa del 1801; L’unificazione del sistema monetario nel Regno d’Italia con l’adozione del franco germinale; La numerazione delle strade; Le prime sperimentazioni del cibo in scatola: infatti venne indetto un concorso per creare un sistema di conservazione del cibo da usare durante  le campagne militari; Gli influssi sulla produzione artistica dell’epoca, con la nascita del cosiddetto “stile impero”, una corrente  del Neoclassicismo dal carattere fortemente celebrativo: il suo scopo era infatti quello di riportare in auge i fasti della Roma imperiale per associarli all’Impero napoleonico.
  • Per scoprire alcune curiosità sulla sua vita personale, che ci restituiscono anche un piccolo ritratto del Napoleone uomo, come ad esempio:
    • la sua passione per i cappelli (nella mostra è esposto uno dei suoi 160 chapeau che indossava persino sul campo di battaglia);
    • la cura per i denti, testimoniata dal suo nécessaire dentaire da viaggio;
    • gli appunti di Inglese che ci mostrano un Napoleone, ormai esiliato a Sant’Elena, che tenta di imparare la lingua dei suoi nemici di sempre;
    • le uniformi indossate e alcune delle sue armi;
    • il cannocchiale da campo, il porta bicchiere con la sua iniziale e altri oggetti che lo accompagnavano in battaglia.

Galleria fotografica

Il percorso espositivo

La mostra si articola in cinque sezioni in cui vengono approfonditi  cinque aspetti della personalità di Napoleone.  Ogni tappa è anche accompagnata da una ricostruzione fisica in 3D di Bonaparte, che dà al visitatore un riferimento visivo di grande impatto.

Il  soldato

Fin da subito il giovane Napoleone dà prova delle sue abilità di condottiero fra le fila dell’esercito francese, tanto da fare immediata carriera ricoprendo il ruolo di generale nella cosiddetta “Campagna d’Italia” del 1796-1797. In quest’occasione riesce a sconfiggere le truppe piemontesi e austriache, fino alla stipulazione del vantaggioso trattato di Campoformio del 1797, con cui si pongono le basi del futuro  Regno d’Italia napoleonico.

Il generale

Le grandi capacità mostrate fin da giovane in campo bellico si manifestano a pieno nelle battaglie campali che affrontò come sovrano dei Francesi. Non è un caso che Napoleone sia ricordato come uno dei più grandi geni militari di sempre.

Il console

Tornato in Francia dopo la Campagna in Egitto, nel novembre del  1799 Napoleone organizza un colpo di stato con cui destituisce il Direttorio e si fa nominare primo console di Francia.

Una volta salito al potere, il grande stratega militare dimostra anche di essere un ottimo statista. Infatti, nel giro di poco tempo risana le casse dello Stato e fonda la Banca di Francia; firma il Concordato con Papa Pio VII e fu fautore di quella che è certamente la sua eredità più importante: sto parlando del Codice Civile, con cui vengono legittimati alcuni principi della Rivoluzione, quali l’uguaglianza di fronte alla legge, la laicità dello Stato, la libertà del lavoro e molti altri ideali borghesi e liberali.

L’imperatore

Grazie al plebiscito del 1802, Napoleone diventa console a vita, gettando così le basi della sua piena affermazione politica, che culmina con l’incoronazione imperiale nel 1804.

Siamo, quindi, giunti all’apice della storia di uomo che cambierà le sorti non solo del suo Paese, ma anche quelle dell’intera Europa.

L’esiliato

Napoleone regna incontrastato fino alla decisiva battaglia di Lipsia del 1813, in cui l’esercito francese viene sconfitto dalla coalizione di Austria, Prussia, Russia e Svezia. Da qui in poi si dipanano una serie di eventi (l’abdicazione, l’esilio all’Elba, i  “cento giorni”, la sconfitta di Waterloo) che lo porteranno al definitivo esilio a Sant’Elena nell’ottobre del 1815. Sarà proprio su quest’isola che si spegnerà il 5 maggio 1821.

La mostra si sofferma anche su quest’ultima parte della vita di Napoleone, senza tralasciare la controversia sull’effettiva causa della sua morte (tumore o avvelenamento?) e riproponendo la sua tomba monumentale, oggi conservata nella chiesa di Saint Louis des Invalides a Parigi.

Infatti, ben 19 anni dopo il suo decesso, nel 1840 il corpo di Bonaparte torna in patria: finalmente il suo popolo ebbe modo di rendergli tutti gli onori del rango imperiale con un solenne corteo funebre, il suo ultimo emozionante trionfo.


Termina così questa recensione, che spero ti abbia fatto venir voglia di andare a vedere questa mostra. Ecco il link al sito ufficiale, per le informazioni dettagliate su orari e modalità di visita.

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