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Oggi puoi osservare i resti del teatro di Iulia Augusta Taurinorum  in via XX settembre, e precisamente:

  •  al di là della cancellata della manica nuova di Palazzo Reale;
  • all’interno del percorso di visita dei Musei Reali, nella sezione dedicata al Museo di Antichità di Torino.

Dopo l’analisi della Porta Palatina, l’eccezionale conservazione di parte del teatro di Iulia Augusta Taurinorum ci permetterà di ricostruire un altro aspetto molto significativo della Torino romana.

Il teatro nel mondo romano

Il teatro è uno degli edifici più importanti nella città romana. È il luogo di aggregazione per eccellenza, in cui si può ridere per lo spettacolo dei mimi e in cui si viene coinvolti emotivamente dalle vicende delle commedie e delle tragedie.

A livello strutturale il teatro romano è composto da:

Il teatro di Iulia Augusta Taurinorum - ricostruzione di @FrancescoCorni

Il teatro di Iulia Augusta Taurinorum – ricostruzione di ©Francesco Corni

  • la cavea, la zona semicircolare con le gradinate per agli spettatori;
  • l’orchestra, l’area semicircolare alla base della cavea, ospitante il coro;
  • il proscenio, un muretto prospiciente l’orchestra;
  • il palcoscenico (o pulpitum), dove recitano gli attori;
  • il frontescena, la parete di fondo del  palcoscenico, decorata con colonne, nicchie e statue;
  • e il  porticus dietro la scena.

Posizione strategica

Iulia Augusta Taurinorum - pianta di @Francesco Corni

Iulia Augusta Taurinorum – pianta di ©Francesco Corni

Il teatro di Iulia Augusta Taurinorum  viene edificato a ridosso dell’angolo nord-est delle mura cittadine, vicino alla Porta Palatina.

Questa posizione risulta periferica all’interno dell’assetto urbano e pare suggerire che l’edificio abbia un ruolo marginale.

In realtà l’ubicazione vicino alle mura risponde all’esigenza di garantire facile accessibilità anche agli spettatori provenienti dalle campagne.

Insomma, il teatro dev’essere per tutti, anche per chi vive fuori città.

La struttura primitiva

La prima edificazione del teatro risale ai primi decenni di vita della città, ovvero al periodo augusteo.

Il teatro di Iulia Augusta Taurinorum - età augustea ©Soprintendenzaper i Beni Archeologici del Piemonte e del Museo Antichità Egizie.

Il teatro di Iulia Augusta Taurinorum – Età augustea ©Soprintendenza per i Beni Archeologici del Piemonte e del Museo Antichità Egizie

Del resto per l’imperatore Ottaviano il teatro era un ottimo strumento di propaganda e di celebrazione del potere.

Racchiuso in un perimetro rettangolare, il complesso era costituito da:

  • una cavea semicircolare, con sedili in legno e strutture mobili oggi perdute;
  • un frontescena scandito da tre porte e affiancato da due ingressi laterali;
  • un piccolo portico rettangolare a manica unica dietro la scena.

Il successivo ampliamento

Il teatro di Iulia Augusta Taurinorum - metà del I secolo d. C. ©Soprintendenzaper i Beni Archeologici del Piemonte e del Museo Antichità Egizie.

Il teatro di Iulia Augusta Taurinorum – metà del I secolo d. C. ©Soprintendenza per i Beni Archeologici del Piemonte e del Museo Antichità Egizie

Intorno alla metà del I secolo d. C. la città si è ormai ingrandita e il teatro non riesce più a soddisfare le nuove esigenze in termini di capienza.

Pertanto si avvia un processo di rinnovamento dell’intero complesso:

  • le precedenti strutture mobili vengono sostituite da elementi fissi in muratura;
  • viene eretto un nuovo muro di scena, dotandolo di dispositivi per le scenografie;
  • il portico dietro la scena si allarga fino ad occupare un’ampia area quadrilatera, a ridosso delle mura settentrionali edificate nello stesso periodo.

 

La ristrutturazione del teatro è collegata all’intervento munifico della dinastia dei Cozii di Susa, come testimonia un’iscrizione rinvenuta nella zona del teatro: in essa infatti si legge che re Donno II e suo nipote Cozio II hanno donato il portico con la sua decorazione.

La generosità dei Cozii

Sorge spontaneo chiedersi il motivo di una tale elargizione da parte della famiglia dei Cozii.

Evidentemente esisteva un legame tra Torino e Susa, testimoniato anche dal ritrovamento di altre due iscrizioni a Torino, in cui vengono citati altri membri dei Cozii.

Si tratta tuttavia di un rapporto impari, in cui il ruolo egemone spetta ai capi segusini in quanto prefetti delle valli alpine, secondo quanto stabilito dal patto del 13 a. C.   

Confronta I Taurini (seconda parte).

Pertanto la munificenza a cui fa riferimento l’iscrizione può essere ricollegata a una forma di evergetismo, ovvero la pratica di fare donazioni alla collettività, apparentemente in modo disinteressato, in realtà con lo scopo di guadagnare prestigio e assolvere ai propri obblighi sociali.

Ulteriori considerazioni

Se Donno II e suo nipote Cozio II si permettono di fare una tale donazione, significa che la città si trova nella contingenza di dover ricorrere a donazioni esterne per realizzare opere di carattere pubblico perché evidentemente neppure l’aristocrazia locale ha le capacità economica per far fronte a tutte le spese.

D’altronde Iulia Augusta Taurinorum è una città nata da pochi decenni, nel pieno della sua edificazione urbanistica e verosimilmente costellata da cantieri di ogni tipo, alla continua ricerca di sovvenzioni per portare a termine il proprio lavoro.

Pertanto è comprensibile che la collettività non riesca a sostenere tutte le spese necessarie. Ogni donazione risulta quindi ben accetta, sia che arrivi dal governo centrale, sia che provenga dalla generosità di benestanti esterni alla città.

Un nuovo teatro

Il teatro di Iulia Augusta Taurinorum - età flavia ©Soprintendenzaper i Beni Archeologici del Piemonte e del Museo Antichità Egizie.

Il teatro di Iulia Augusta Taurinorum – Età flavia ©Soprintendenza per i Beni Archeologici del Piemonte e del Museo Antichità Egizie.

In età flavia, tra il 70 e il 90 d. C., la città vive un tale periodo di prosperità da promuovere l’edificazione di un nuovo teatro.

  • La cavea viene ingrandita fino ad ospitare 3500 persone;
  • la facciata del teatro diventa curvilinea;
  • il portico dietro la scena si estende ulteriormente, con la costruzione di un peristilio di colonne in pietra.

 Indizi di pitture policrome

Grazie a un acquerello rinvenuto nel 1900, si ipotizza che il portico dietro la scena fosse decorato da pitture parietali policrome, oggi perdute.

Il disegno infatti raffigura un frammento di intonaco dipinto con cesti di foglie e uccellini in volo.

Prove di decorazione scultorea

Oltre alla probabile decorazione pittorica del portico, è verosimile che il teatro di Iulia Augusta Taurinorum fosse abbellito anche da alcune sculture.

Nei teatri romani era infatti prassi comune che la cavea e il frontescena fossero ornati da una ricca serie di statue, tra cui alcune in bronzo che raffiguravano i cittadini più importanti. Un caso famoso è rappresentato dalle sculture della cavea di Ercolano.

Il teatro di Iulia Augusta Taurinorum - frammenti di una statua in bronzoNel caso della Torino romana questa ipotesi pare confermata dal ritrovamento nella zona del teatro di:

  • un piede maschile con calzare;
  • un frammento di panneggio;
  • e un orecchio (oggi perduto).

La tipologia della calzatura suggerisce che la statua non raffigurasse una divinità, ma un personaggio di spicco della città, vestito con una toga.

Inoltre sotto la suola, all’altezza delle dita, è posto un foro per l’ancoraggio della statua, che fa ipotizzare che il tallone fosse sollevato e che la gamba non fosse portante. Si tratterebbe quindi di una statua di un persona seduta.

Il teatro nel corso dei secoli

Il teatro svolge la sua attività di intrattenimento per circa due secoli; in seguito il suo uso inizia a decadere in concomitanza alla crisi politica ed economica che si diffonde in tutto l’impero nel periodo tardo-antico.

Il suo definitivo disuso arriva nel IV secolo con la condanna dei Padri della Chiesa, che vietano di assistere agli spettacoli teatrali.

A questo punto il teatro viene dismesso e usato come cava da cui reperire materiali edilizi per costruire la basilica dedicata a Cristo Salvatore.

Da questo momento in poi il teatro romano viene dimenticato e bisogna aspettare fino al 1899, quando viene riportato alla luce grazie ai lavori per la costruzione della manica nuova di Palazzo Reale.

Si capisce subito la portata della scoperta, eppure la decisione definitiva di conservare questa preziosa testimonianza arriva dopo ben dieci anni di discussioni.

Per fortuna uno dei paladini della sua salvezza fu l’architetto Alfredo d’Andrade, che grazie alle sue ricerche riuscì a far prevalere la linea della conservazione del ritrovamento.


Insomma, proprio come la Porta Palatina, anche il teatro romano è protagonista di una serie di vicende decisamente articolate.

Spero di essere riuscita a districare i punti principali, ma se hai altre curiosità non esitare a lasciarmi un commento.

Per finire, ti ricordo che quest’articolo fa parte di una rubrica più ampia riguardante Torino romana.

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