Home » Notizie » Il restauro della Fontana di Ercole della Reggia di Venaria

Forse non lo sapete ancora, ma alla Reggia di Venaria è in corso il restauro della Fontana di Ercole.

Un investimento di ben 3 milioni di euro per uno degli interventi di recupero tra i più importanti del momento.

Così, salvo imponderabili, entro la fine del 2020 potremo di nuovo ammirare il capolavoro dell’architetto Amedeo di Castellamonte, realizzato nel 1679 per il duca di Savoia Carlo Emanuele II.


Un valido esempio di collaborazione tra pubblico e privato

Il  restauro della Fontana di Ercole è affidato all’architetto Gianfranco Gritella con la supervisione della Soprintendenza di Torino, mentre il finanziamento proviene da una serie di enti privati, quali la Consulta per la Valorizzazione dei Beni Artistici e Culturali di Torino, la Compagnia di San Paolo, Intesa Sanpaolo, la Reale Mutua Assicurazioni, il Consorzio Residenze Reali Sabaude e l’Associazione Venariese Tutela Ambiente.

Insomma, una notevole mobilitazione di competenze, ricerca e denaro.

Ma perché un tale dispiegamento di forze?


Il valore della Fontana di Ercole

La verità è che la Fontana di Ercole era molto più di una semplice fontana.

Nel Seicento era un vero capolavoro di ingegneria idraulica creato per incantare, un teatro di giochi d’acqua per celebrare feste e banchetti di corte.

Pensate che all’epoca occupava una superficie di quasi 5 mila metri quadrati e raccordava il giardino alto con il giardino basso, colmando un dislivello di quasi sette metri.

La veduta di Giovanni Tommaso Borgonio

Osservate la veduta di Giovanni Tommaso Borgonio, tratta dal Theatrum Sabaudiae.

veduta di Giovanni Tommaso Borgonio della fontana d'ercole della Reggia di Venaria

Grazie a due rampe curvilinee con le balaustre ornate di vasi e statue, dal giardino alto si accedeva al giardino basso, dove

  • sinuosi portici terrazzati, culminanti con padiglioni a due livelli;
  • grotte rivestite da conchiglie, coralli e tufo;
  • un ninfeo con una grande statua di Nettuno tra cavalli marini;
  • e pareti piene di nicchie con sculture in marmo

circondavano una grande vasca centrale, dove svettava la statua di Ercole Colosso realizzata dal ticinese Bernardo Falconi.

Sì, è proprio quella che oggi è visibile passeggiando per il giardino.


La statua di Ercole nel dettaglio

Come puoi osservare dal disegno qui sotto, la scultura raffigura il mito di Ercole e l’Idra di Lerna, il famoso serpente a nove teste.

restauro della Fontana di Ercole -raffigurazione statua ercole - reggia di venaria

Infatti l’eroe è rappresentato con il manto del leone Nemeo sulle spalle, mentre brandisce una clava per colpire le teste dell’Idra, imprigionate tra le sue caviglie.

Ed era proprio dalle bocche del mostro che zampillavano alcuni degli innumerevoli getti d’acqua della fontana.


La storia della statua di Ercole

Dovete sapere che la statua è stata ritrovata solo recentemente per merito dello studioso Paolo Cornaglia.

Le sue ricerche hanno infatti permesso di ricostruirne l’intera vicenda nel corso dei secoli.  

  • Innanzitutto si è scoperto che la statua di Ercole rimane in un deposito della reggia di Venaria almeno fino al 1776.
  • Viene poi ceduta ai conti Melina di Capriglio, che la destinano a Villa del Capriglio, la loro residenza nella collina torinese.
  • Ma l’ultima tappa della statua è a Palazzo Madama di Torino, che dai primi anni Sessanta la conserva nei suoi magazzini fino alla scoperta di Cornaglia.

Di fronte a un tale ritrovamento, è quindi partita la mobilitazione per reperire i fondi necessari per restaurarla e tra poco la potremo ammirare proprio nel luogo per cui è stata creata.

Al momento è ospitata nel giardino superiore della residenza sabauda, come potete vedere nelle due foto qui sotto.


La caduta in disgrazia della fontana

A questo punto vi sarete chiesti come mai la statua sia stata confinata lontano dalla residenza.

La risposta è semplice. La sua vita da girovaga è conseguente a quanto è accaduto all’intero complesso della fontana.

Infatti quest’ultimo mostra i primi segni di crisi già alla fine del Seicento, a causa dei danni inferti dalle guerre contro la Francia del 1693 e del 1706.

Ma fu il cambiamento della moda a segnarne la fine. Infatti nella prima metà del Settecento re Vittorio Amedeo II incarica Filippo Juvarra di riallestire il parco secondo il nuovo gusto francese che non preveda più l’impiego delle ingegnose macchine idrauliche del periodo barocco.

E così inizia il progressivo smantellamento della Fontana di Ercole, fino al suo completo interramento, sotto a un piano inclinato di aiuole geometriche.

Per quanto riguarda l’apparato decorativo, si può parlare di una vera e propria diaspora delle oltre cento statue originarie:

  • alcune sono ricollocate nei Giardini di Palazzo Reale a Torino;
  • altre sono distrutte;
  • la maggior parte si sparpaglia nelle varie residenze nobiliari del Piemonte, tra cui  il Castello di Govone, dove sono stati ritrovati quattro telamoni realizzati dal Casella, e una quarantina di altri pezzi;
  • alcune rimangono a Venaria, impiegate nella chiesa di Sant’Uberto e nella Citroniera.

La riscoperta della fontana

Per secoli la fontana viene dimenticata ed è soltanto nel 2007 che la Soprintendenza di Torino la riporta alla luce.

La fontana d'ercole della reggia di venaria

In seguito a un lungo periodo di studio e una volta trovati i finanziamenti di cui ho parlato prima, finalmente nel 2017 prende il via il cantiere di restauro.

Il restauro della Fontana di Ercole

Naturalmente non è possibile ricostruire il complesso com’era in origine, tuttavia il restauro in corso sfrutta il progresso tecnologico per riproporre la suggestione scenografica del Seicento, naturalmente nel totale rispetto di quanto si è conservato.

Il progetto

Qui di seguito i punti salienti del restauro della Fontana di Ercole.

restauro della Fontana di Ercole-Venaria-Reale-Progetto-Architetto-Gianfranco-Gritella
  • Nella nuova struttura due porticati in acciaio circonderanno la vasca centrale che ospiterà l’originale statua di Ercole, posta su una base da cui fuoriusciranno tredici getti d’acqua, il più alto dei quali raggiungerà i setti metri di altezza;
  • Intorno alla vasca verranno ricollocate dieci statue originarie;
  • attraverso tecnologie multimediali verranno ricreate le suggestioni delle grotte seicentesche;
  • la Grande Grotta del Ninfeo avrà otto nuove fontane, trenta scherzi d’acqua e quattordici calchi tratti dalle statue e dalle decorazioni originarie;
  • le volte perdute del Ninfeo centrale saranno realizzate grazie a strutture in legno, sorrette da quattro giganteschi telamoni, copie di quelli marmorei originali, oggi al Castello di Govone;
  • ai lati delle gallerie coperte, si potrà visitare una raccolta di frammenti marmorei ritrovati nei giardini della Venaria, una sorta di antiquarium all’aperto.

Riguardo questo straordinario intervento di recupero, vi segnalo anche un video tratto dalla Pagina di Facebook della Compagnia di Sanpaolo.


Bibliografia


Questo restauro è l’ultima tappa del cantiere culturale più grande d’Europa degli ultimi anni, grazie a cui la Reggia e i suoi giardini sono tornati al loro antico splendore.

Proprio una sorta di ultima fatica di Ercole, come l’ha definita il presidente della Consulta Adriana Acutis.

Non so voi, ma io non vedo proprio l’ora di potervi comunicare la data precisa della fine del restauro.

Tenete pronti l’agenda e il Google Calendar.

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Arrivederci alla prossima notizia.