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Lo sapete che c’è un nuovo tesoro alla Fondazione Accorsi-Ometto, che non vede l’ora di essere ammirato?

Ora vi spiego meglio.


20 anni del Museo di Arti Decorative

Martedì 3 dicembre la Fondazione Accorsi-Ometto ha festeggiato i vent’anni dell’apertura al pubblico del Museo di Arti Decorative.

Per l’occasione, ingresso gratuito e prolungato fino alle 22.00; inaugurazione dell’installazione Wehmut-Melacholia di Luisa Valentini; ma soprattutto il taglio del nastro di una nuova sala dedicata al Gotico e al Rinascimento.

Proprio in questo ambiente allestito come fosse uno scrigno, è ospitato il nuovo tesoro alla Fondazione Accorsi-Ometto, ossia tre opere finora tenute segrete, tre capolavori assolutamente inediti che il fondatore del museo, Pietro Accorsi, custodiva in una cassaforte nella sua villa a Moncalieri.


Il tesoro

il nuovo tesoro della Fondazione Accorsi-Ometto
Foto da @LaStampa

Nel dettaglio, questo scrigno contiene:

Un polittico fiorentino, raffigurante la Madonna in trono con i Santi, di influsso giottesco;
Un polittico fiammingo con le Storie della Passione di Cristo;
Un disegno del manierista Francesco Salviati per l’Allegoria del fiume Arno di Palazzo Vecchio a Firenze.

Bene, scopriamo qualcosa in più su queste tre preziose opere.


Il polittico con la Madonna in trono e i Santi

Innanzitutto si tratta di un polittico, ovvero di un’opera di arte sacra costituita da più pannelli uniti fra loro, in modo da chiuderli come sportelli.

Più precisamente, è un polittico portatile date le piccole dimensioni; veniva quindi posto sull’altare oppure usato per la devozione privata perché facilmente trasportabile.

Il pannello centrale raffigura una Madonna in trono con i Santi, con chiari riferimenti alla pittura di Giotto.

In particolare, la critica lo attribuisce al cosiddetto Maestro del Polittico della Cappella Medici della Chiesa di Santa Croce a Firenze, un artista attivo nella Firenze del ‘300, di cui non si conosce ancora la precisa identità.

L’opera faceva parte della collezione di Riccardo Gualino, che lo mostrava a pochi fortunati nel suo Castello a Cereseto.


Il polittico con le Storie della Passione di Cristo

Questo secondo polittico è di provenienza fiamminga.

Viene infatti realizzato ad Anversa nella metà ‘500 da Marcello Coffermann, un pittore sulla scia di Dürer e Schongauer, specializzato in dipinti di piccole dimensioni a tema religioso, molto apprezzati in Spagna.

Non a caso, esemplari simili si possono trovare all’Escorial o al Prado di Madrid.

Quest’opera ha un’apertura diversa dal solito, come fosse un pannello, in modo che il fedele potesse seguire la Via Crucis di Gesù, una scena alla volta.


Il disegno di Francesco Salviati

Il terzo capolavoro è un disegno a china firmato dal manierista fiorentino Francesco Salviati.

Vista la presenza del leone Medici, raffigura senza dubbio l’allegoria del fiume Arno e può collegarsi all’affresco con lo stesso soggetto realizzato da Salviati a Palazzo Vecchio a Firenze.

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Allegoria del fiume Arno di Francesco Salviati a Palazzo Vecchio di Firenze

Le competenze di Pietro Accorsi

Finora, visitando il Museo di Arti Decorative abbiamo conosciuto Pietro Accorsi come esperto d’arte del ‘700.

Invece, questa nuova sala ci svela anche la sua grande competenza per quanto riguarda il periodo medievale e rinascimentale.

Teniamo presente che nel 1935 Vittorio Viale, il direttore di allora di Palazzo Madama, lo aveva interpellato come consulente per incrementare il patrimonio del museo con opere del Medioevo e del Rinascimento.

E così, sono arrivati a Palazzo Madama il gruppo scultoreo del Compianto sul Cristo morto, probabilmente di Domenico Merzagora, ma soprattutto il prestigioso Ritratto d’uomo di Antonello da Messina e la seconda parte delle Très belles heures del duca di Berry, miniate da Jan van Eyck.

Insomma, Pietro Accorsi aveva un ottimo fiuto per i capolavori, di qualsiasi epoca fossero.


Patrimonio di tutti

Tornando al nuovo tesoro della Fondazione Accorsi-Ometto, sono contenta che queste tre opere, finora ammirate solo da amici e ospiti di casa Accorsi, siano entrate a far parte del percorso di visita del museo.

In questo modo, sono diventate patrimonio collettivo, per tutti coloro che andranno a trovarle.


Vi ricordo che fino al 16 febbraio 2020 è visitabile la mostra su Vittorio Corcos, di cui vi ho parlato in questo articolo: https://artoblog.it/vittorio-corcos-lavventura-dello-sguardo/

Ma ora è tempo di spoiler sulle prossime esposizioni della Fondazione Accorsi-Ometto durante il 2020:

– A marzo è il turno di “Cronache dall’Ottocento. La vita moderna nelle opere di Carlo Bossoli e dei fotografi a lui contemporanei”;

– In estate si parla di “Menù reali”;

– In autunno sarà il momento di un giro per La Ville Lumière, precisamente negli anni in cui artisti come De Chirico, Savinio, De Pisis e Carrà si trasferiscono a Parigi.

Con questi chiari di luna, io non vedo l’ora che arrivi il 2020. E voi?

Naturalmente quando avrò altri dettagli vi informerò meglio.

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Arrivederci alla prossima notizia.