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Il castello del Valentino

Il castello del Valentino è una delle più belle residenze reali dei Savoia.

Capolavoro del Seicento, vive il periodo di massimo splendore quando la duchessa Cristina di Francia la sceglie come sua maison de plaisance, ovvero come residenza di svago e divertimento.


Ai giorni nostri

Il castello del Valentino si trova in viale Mattioli 39, all’interno del Parco del Valentino.

Attualmente sede della Facoltà di Architettura del Politecnico di Torino, è aperto al pubblico al sabato con visite guidate.


Descrizione dell’esterno

Il castello del Valentino è un edificio a forma di ferro di cavallo, con quattro torri angolari e un’ampia corte in ciottoli di fiume bianchi e neri.

Il castello del Valentino corte interna

La parte centrale della facciata principale presenta una loggia affiancata da colonne binate in muratura a fascioni, poste su un alto basamento e sormontate da statue raffiguranti le Quattro Stagioni.

In alto, sul fastigio fa bella mostra di sé lo stemma di Cristina attorniato dai gigli di Francia.

Chiari sono i riferimenti all’architettura francese:

  • le coperture dei tetti in ardesia a falde inclinate;
  • la struttura a padiglioni;
  • due finti piani mansardati;
  • le maniche dell’edificio verso la città.

Vi metto il video pubblicato sul canale Youtube di PoliTo – Castello del Valentino, che mostra dettagliatamente gli esterni dell’edificio.


Vista fiume

Passeggiando all’interno del parco del Valentino è possibile ammirare l’altra facciata del palazzo che dà sul Po, con i mattoni a vista in cotto, com’è tipico degli edifici costruiti in epoca barocca.

Castello del Valentino Torino facciata verso il Po

Tra il ‘600 e il ‘700 svolse il ruolo di facciata principale perché fungeva da approdo per le imbarcazioni dei Savoia che arrivavano dalla città.


La doppia anima

Il castello del Valentino è il risultato di due fasi costruttive:

  • quella seicentesca, con la funzione di residenza di piacere dei Savoia e della loro corte;
  • quella ottocentesca, come sede di esposizioni industriali e poi della Scuola di Ingegneria.

Ripercorriamo quindi le tappe fondamentali della sua storia.

Le prime testimonianze

Nel Cinquecento la primitiva villa fluviale è di proprietà di Valentina (o Valenza) Balbiano, moglie di Renato Birago, funzionario del re di Francia giunto a Torino come Presidente del Parlamento nel 1543.

Infatti, fuori le mura, sulla riva sinistra del Po, i due coniugi fanno costruire un palazzo con giardino come loro residenza durante il soggiorno in città.

Nel 1564 il palazzo dei Birago è acquistato dal duca Emanuele Filiberto che lo dona al figlio avuto dall’amante Lucrezia Proba, don Amedeo di Savoia, il quale avvia un primo intervento di abbellimento negli anni Settanta del Cinquecento.

In questo periodo la villa non è molto grande, ma è una semplice manica a quattro piani parallela al fiume, terminante con una torre sul lato sud e con un avancorpo sporgente su quello nord.

Alla fine del XVI secolo la duchessa Caterina, moglie di Carlo Emanuele I, sceglie la villa come sua residenza ufficiale.

Infatti l’arreda con cura e fa costruire un giardino pianeggiante sul lato nord del palazzo, collegato con una scala a chiocciola alle sponde irregolari del fiume.

Per avere un’idea più concreta di com’era la proprietà nel ‘500, osserva la veduta qua sotto.

Anonimo, “Veduta della città di Torino della zona collinare di San Vito”, Parigi, Bibliothèque Nationale de France
Anonimo, “Veduta della città di Torino della zona collinare di San Vito”, Parigi, Bibliothèque Nationale de France

Il castello di Cristina di Francia

Ma è grazie a Cristina di Francia, la nuora di Caterina, che questa villa sul Po vive il suo periodo di massimo splendore, come luogo prediletto per le feste e gli svaghi della corte.

Cristina di Francia in abiti vedovili1640-1645 
©collezioni arte Intesa San Paolo
Cristina di Francia in abiti vedovili (1640-1645)
©collezioni arte Intesa San Paolo

Infatti nel 1619, a soli tredici anni, la principessa francese sposa Vittorio Amedeo I, ricevendo in dono la proprietà fluviale.


La prima fase dei lavori

Già l’anno dopo Cristina si mette all’opera per trasformarla nella sua maison de plaisance e affida i lavori di ristrutturazione all’architetto Carlo di Castellamonte.

L’intento è quello di potenziare il valore scenografico della facciata sul Po, insistendo sul ruolo della villa come avamposto strategico sul fiume e sulla collina prospiciente.

Al tempo stesso il progetto prevede anche un significativo intervento sulla facciata opposta, per sottolineare il profondo legame con la città.

Carlo di Castellamonte, primo progetto per il Palazzo del Valentino ©Biblioteca-Nazionale-di-Torino
Carlo di Castellamonte, primo progetto per il Palazzo del Valentino ©Biblioteca-Nazionale-di-Torino

All’atto pratico

  • viene raddoppiato il corpo di fabbrica, con la creazione di un doppio avancorpo aggettante verso il Po, munito di due scaloni, che diventa il nuovo centro di simmetria di tutto l’edificio;
  • sul fronte rivolto verso la città viene creato un scalone a doppia rampa che porta al piano nobile, perfetto corrispettivo di quello della facciata verso il fiume;
  • vengono costruite due torri angolari all’estremità del corpo di fabbrica;
  • per finire, si realizza la copertura dei tetti in ardesia e a falde inclinate, che conferma la chiara derivazione da modelli francesi dell’intero progetto.

La seconda fase dei lavori

I lavori vengono bruscamente interrotti a causa della morte di Vittorio Amedeo I nel 1637 e del conseguente conflitto per la reggenza tra Cristina e i suoi cognati, il principe di Carignano Tommaso di Savoia e il cardinale Maurizio.

Riacquistati i pieni poteri, a partire dal 1641 la duchessa riprende il cantiere della villa avvalendosi di Amedeo di Castellamonte, il figlio di Carlo.

  • Vengono costruiti due padiglioni verso la città, più bassi di un piano rispetto alle torri sul Po per esigenze prospettiche;
  • due portici terrazzati a un solo piano collegano i padiglioni al corpo centrale;
  • lo spazio del Cortile d’Onore viene chiuso da altri portici a formare un emiciclo;
  • ai lati dell’intera struttura vengono realizzati due giardini simmetrici quadrati;
  • viene aggiunto un finto secondo piano, per celare parzialmente il ripido tetto a spiovente;
  • a fianco della loggia vengono aggiunte le colonne binate, sormontate dalle statue delle Quattro Stagioni;
  • viene creato il nuovo frontone con una targa commemorativa e lo stemma di Cristina contornato dai gigli di Francia.
Veduta verso la città. Incisione anonima su disegno di Giovanni Tommaso Borgonio,
 ©Archivio-Storico-della-Città-di-Torino
Veduta verso la città. Incisione anonima su disegno di Giovanni Tommaso Borgonio,
©Archivio-Storico-della-Città-di-Torino

Piccola precisazione: questa incisione riporta degli elementi mai costruiti, come la torre al centro dell’emiciclo e le maniche che circondano i due giardini.


Non solo maison de plaisance

Cristina di Francia è legata al Castello del Valentino non solo perché lo sceglie come sua residenza preferita, ma perché è il luogo in cui si svolgono momenti salienti della sua vita.

-È da qui che nel 1619 inizia il suo solenne ingresso a Torino, come sposa di Vittorio Amedeo.

-È sempre qui che nel 1645 la principessa parte per riprendersi la città, dopo la guerra civile con i cognati.

-La residenza è pure sede di importanti accordi politici, tra cui quello tra Cristina e i cognati, quello tra Francia e Spagna e quello con cui i Francesi si impegnano a liberare militarmente Torino.


La seconda vita, da palazzo a castello

Dopo la morte di Cristina la villa subisce un lento decadimento perché i Savoia prediligono di più altre residenze, come Palazzo Madama e la Reggia di Venaria.

Rimane però il luogo privilegiato per le importanti feste di casa Savoia, come:

  • il compleanno di Vittorio Amedeo II nel 1678, organizzato dalla madre, la duchessa Maria Giovanna Battista Nemours, con una grandiosa rappresentazione allegorica accompagnata da fuochi d’artificio sul Po;
  • le nozze di Vittorio Amedeo III nel 1750;
  • e quelle di Carlo Emanuele IV nel 1775.

Inoltre nel Settecento la zona a sud dell’edificio viene adibita al gioco della pallamaglia (una sorta di antenato del cricket e del golf), conservando così la sua funzione di luogo di pubblico divertimento.


Il castello del Valentino nell’Ottocento

Durante il periodo napoleonico la villa viene usata come sede della Scuola di Veterinaria, per poi diventare caserma del Genio Pontieri nel 1824.

Poi, a partire dal 1829 ospita tutte e sei le edizioni dell’Esposizione dei prodotti dell’industria de’ Regi Stati, manifestazione nata per volere di re Carlo Felice per celebrare i progressi industriali del regno sabaudo.

Nel 1850 i Savoia cedono la proprietà allo Stato, che apporta alcuni cambiamenti architettonici per opera degli architetti Domenico Ferri e Luigi Tonda.

In particolare i portici seicenteschi sono sostituiti dalle attuali maniche a due piani, per far fronte alle esigenze di spazio per ospitare la sesta e ultima edizione dell’esposizione industriale del 1858.

Castello del Valentino Sesta Esposizione Nazionale dei prodotti dell'industria 
© Archivio-Storico-della-Città-di-Torino
Castello del Valentino Sesta Esposizione Nazionale dei prodotti dell’industria
© Archivio-Storico-della-Città-di-Torino

Ma soprattutto la facciata verso la città diventa l’ingresso principale, sottolineando il passaggio da palazzo seicentesco a castello ottocentesco.

Altro momento fondamentale: nel 1859 l’edificio è ceduto alla Regia Scuola di Applicazione degli Ingegneri, che abbatte l’emiciclo, per creare due nuove maniche terrazzate e l’attuale cancellata.

Castello del Valentino Torino facciata principale

Il Politecnico di Torino

Nel 1906 la Scuola di Applicazione degli Ingegneri si unisce al Regio Museo Industriale, fondando così il Politecnico di Torino.

Ancora oggi il castello del Valentino è sede della Facoltà di Architettura, nonché luogo di ricerca e di studi del Politecnico.


Riferimenti


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