Oggi ti parlerò dei Taurini, la popolazione che visse nel Torinese prima dell’arrivo dei Romani. Piccola anticipazione: saranno i Romani a fondare l’antica Torino, ma questo di sicuro già lo sapevi.

A questo punto, avrai intuito che il capo locale che ricevette in dono l’elmo di origine etrusca, analizzato nell’articolo precedente,  fosse appunto un taurino.

Ma chi erano esattamente i Taurini?

A partire dall’età del Ferro, popolazioni di origine celtica varcano le Alpi e giungono nell’Italia nord-occidentale.

In particolare, nel Torinese si insediano i Celti Taurisci (provenienti dalle valli della Drava e Sava, tra Austria e Croazia).

Essi si uniscono con le popolazioni locali di origine ligure, dando inizio ai Taurini, che fonderanno la loro città più importante, Taurasia, probabilmente nella zona di  confluenza tra il Po e la Dora.

Queste informazioni sono ricavate dai racconti degli storici del passato (da Strabone a Plinio il Vecchio, da Polibio a Tito Livio). Ed è sempre grazie a loro che siamo a conoscenza di un episodio molto importante, di cui ti parlerò adesso.

L’arrivo di Annibale in Italia

Nel 218 a. C. i Cartaginesi, guidati da Annibale, scesero in Italia attraverso le Alpi per sconfiggere i Romani, durante il conflitto della II guerra punica.

Di fronte al passaggio delle truppe cartaginesi, i Taurini si trovarono a un bivio: appoggiare l’avanzata di Annibale oppure ostacolarla. Il coraggio ebbe la meglio, ma fu fatale. Infatti, dopo tre giorni di assedio, i Cartaginesi distrussero la loro città.

Bric San Vito, avamposto di Taurasia

Per il momento non è stata trovata alcuna traccia di Taurasia a livello archeologico, e ciò è probabilmente dovuto alla devastazione inflitta dalle truppe di Annibale.

Tuttavia, nel 1991 i volontari del Gruppo Archeologico Torinese hanno individuato un sito archeologico molto importante per la storia di Torino, nella collina di Torino, presso il Bric San Vito di Pecetto.

Tra le molteplici scoperte di questo scavo, sono stati rinvenuti anche i resti di un villaggio  taurino del IV-III secolo a. C., che probabilmente aveva il ruolo di avamposto per la città di Taurasia, se si considera la sua posizione strategica su un’altura.

Manufatti taurini

 

In particolare, in questo sito archeologico sono stati ritrovati alcuni oggetti che mostrano perfettamente la commistione etnica dei Taurini:

  • un’armilla, ovvero un bracciale in bronzo di lavorazione taurisca
  • una fibula celtica usata come spilla per assicurare le vesti alla vita o alla spalla, con parti in pasta vitrea
  • frammenti di ceramica di tradizione ligure
  • un gruppetto di elementi di ceramica grigia, molto curati e realizzati al tornio.

La fattura pregiata di queste ultime ceramiche fa supporre che non siano una produzione di un centro così piccolo, ma che probabilmente provengano da Taurasia, confermando così l’ipotesi che questo villaggio avesse la funzione di magazzino per i commerci dei Taurini con le popolazioni vicine.

Inoltre è plausibile che il sito sia stato abbandonato all’improvviso, forse proprio in occasione dell’arrivo di Annibale, perché ciò spiegherebbe il raro e fortuito ritrovamento di oggetti preziosi come l’armilla e la fibula, in un sito non correlato a una sepoltura.


Se vuoi vedere dal vivo i reperti del Bric San Vito, li puoi trovare al Museo di Antichità di Torino. Ne potrai ammirare meglio la fattura, constatando come l’estro e la maestria siano connaturate alla natura dell’uomo fin dagli albori della civiltà.

Ma la storia dei Taurini non termina qui e se sei curioso di sapere che cosa accade in seguito con l’arrivo dei Romani, ti aspetto tra qualche giorno con il prossimo articolo, oppure iscriviti alla newsletter, così sarai certo di non perderti l’appuntamento.

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Arrivederci alla prossima… cioè al prossimo post 😉

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