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Oggi ti parlerò dei Taurini, la popolazione che visse nel Torinese prima dell’arrivo dei Romani.

Piccola anticipazione: saranno i Romani a fondare l’antica Torino, ma questo di sicuro già lo sapevi.

A questo punto, avrai intuito che il capo locale che ricevette in dono l’elmo di origine etrusca, analizzato nell’articolo sull’età del Ferrofosse appunto un taurino.

Ma chi erano esattamente i Taurini?

A partire dall’età del Ferro, popolazioni di origine celtica varcano le Alpi e giungono nell’Italia nord-occidentale.

In particolare, nel Torinese si insediano i Celti Taurisci (provenienti dalle valli della Drava e Sava, tra Austria e Croazia).

Essi si uniscono con le popolazioni locali di origine ligure, dando inizio ai Taurini, che fonderanno la loro città più importante, Taurasia, probabilmente nella zona di  confluenza tra il Po e la Dora, come spiegherò più avanti.

Queste informazioni sono ricavate dai racconti degli storici del passato (da Strabone a Plinio il Vecchio, da Polibio a Tito Livio).

Ed è sempre grazie a loro che siamo a conoscenza di un episodio molto importante, di cui ti parlerò adesso.

L’arrivo di Annibale in Italia

Nel 218 a. C. i Cartaginesi, guidati da Annibale, scesero in Italia attraverso le Alpi per sconfiggere i Romani, durante il conflitto della II guerra punica.

Di fronte al passaggio delle truppe cartaginesi, i Taurini si trovarono a un bivio: appoggiare l’avanzata di Annibale oppure ostacolarla.

Il coraggio ebbe la meglio, ma fu fatale. Infatti, dopo tre giorni di assedio, i Cartaginesi distrussero la loro città.


Taurasia

Per il momento non è stata trovata alcuna traccia di Taurasia a livello archeologico, e ciò è probabilmente dovuto alla devastazione inflitta dalle truppe di Annibale.

Tuttavia, sul numero speciale della rivista Torino Storia, intitolato Avanti Cristo, è stata pubblicata un’intervista alla soprintendente Egle Micheletto, in cui fa un’interessante ipotesi circa la localizzazione della città dei Taurini.

Nella II età del ferro (IV-II secolo a. C.) si forma uno sperone roccioso, proteso a dominare la zona di confluenza del Po e della Dora.

In epoca tardomedievale era indicato come “Rocca“, per poi essere spianato per costruire fortificazioni ed ampliare la città nel corso dei secoli, fino ai gioni nostri in cui rimane solo il toponimo di via della Rocca.

Ai tempi dei Taurini era un luogo perfetto per costruire il proprio centro fortificato: piccolo, ma facilmente difendibile.


Un ritrovamento interessante

Nel 1884, durante gli scavi nel fossato di Palazzo Madama in Piazza Castello, l’architetto Alfredo d’Andrade trova materiale ceramico risalente all’Età del ferro.

Particolarmente significativa risulta una serie di frammenti di recipienti d’importazione, ovvero:

  • un pezzo di un’oinochoe (brocca utilizzata per versare il vino o l’acqua) di origine etrusca in bucchero, un tipo di ceramica molto raffinata con impasto di colore nero;
  • quattro frammenti appartenenti a vasi di figure rosse di produzione apula (tarantina).

Il valore di questa scoperta

Innanzitutto questi ritrovamenti confermerebbero l’esistenza di un insediamento preromano in corrispondenza del centro di Torino.

Che sia per caso una prova per la localizzazione di Taurasia, la città dei Taurini?

Inoltre, come nel caso dell’elmo dell’età del Ferro, questi frammenti d’importazione sono da collegare alla pratica dei mercanti etruschi o italici di fare regali ai capi locali.

Del resto per motivi economici dovevano attraversare territorio di altri, per cui era normale garantirsi un viaggio tranquillo, intrattenendo buone relazioni con le popolazioni indigene.

Bric San Vito, avamposto di Taurasia

Finora la posizione di Taurasia non è stato identificata con certezza, tuttavia nel 1991 i volontari del Gruppo Archeologico Torinese hanno individuato un sito archeologico molto importante per la storia di Torino, presso il Bric San Vito di Pecetto.

Tra le molteplici scoperte di questo scavo, sono stati rinvenuti anche i resti di un villaggio  taurino del IV-III secolo a. C., che probabilmente aveva il ruolo di avamposto per la città di Taurasia, se si considera la sua posizione strategica su un’altura.

Manufatti taurini

In particolare, in questo sito archeologico sono stati ritrovati alcuni oggetti che mostrano perfettamente la commistione etnica dei Taurini:

  • un’armilla, ovvero un bracciale in bronzo di lavorazione taurisca;
  • una fibula celtica usata come spilla per assicurare le vesti alla vita o alla spalla, con parti in pasta vitrea;
  • frammenti di ceramica di tradizione ligure;
  • un gruppetto di elementi di ceramica grigia, molto curati e realizzati al tornio.

La fattura pregiata di queste ultime ceramiche fa supporre che non siano una produzione di un centro così piccolo, ma che probabilmente provengano da Taurasia, confermando così l’ipotesi che questo villaggio avesse la funzione di magazzino per i commerci dei Taurini con le popolazioni vicine.

Inoltre è plausibile che il sito sia stato abbandonato all’improvviso, forse proprio in occasione dell’arrivo di Annibale, perché ciò spiegherebbe il raro e fortuito ritrovamento di oggetti preziosi come l’armilla e la fibula, in un sito non correlato a una sepoltura.


Se vuoi vedere dal vivo i reperti del Bric San Vito, li puoi trovare al Museo di Antichità di Torino.

Ne potrai ammirare meglio la fattura, constatando come l’estro e la maestria siano connaturate alla natura dell’uomo fin dagli albori della civiltà.

Ma la storia dei Taurini non termina qui e se sei curioso di sapere che cosa accade in seguito con l’arrivo dei Romani, ti aspetto tra qualche giorno con il prossimo articolo, oppure iscriviti alla newsletter, così sarai certo di non perderti l’appuntamento.

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Arrivederci alla prossima… cioè al prossimo post sulla seconda parte delle vicende dei Taurini😉