Fiera di Saluzzo di Carlo Pittara

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Conoscete la Fiera di Saluzzo di Carlo Pittara?

Si tratta di un enorme tela (ben 4 metri di altezza per 8 metri di larghezza) che raffigura la seicentesca Saluzzo durante l’antica fiera per il patrono San Chiaffredo, con la sua parata di cavalieri, figure in costume ed animali.

Non l’avete mai vista, vero? E non potrebbe essere altrimenti perché quest’opera è rimasta nei depositi della GAM di Torino avvolta su rulli, per la bellezza degli ultimi quarant’anni.


La mostra “Cavalli, costumi e dimore” alla GAM

Per fortuna, oggi è possibile ammirarla nella mostra della GAM Torino, intitolata Cavalli, costumi e dimore, fino all’ 8 novembre 2020.

In questa esposizione la Fiera di Saluzzo di Carlo Pittara si trova in compagnia di alcuni dei dipinti che l’hanno affiancata durante la sua prima apparizione in pubblico, ovvero la IV Esposizione di Belle Arti di Torino del 1880.


Un capolavoro non valorizzato al meglio

A fine Ottocento è stato immediato il successo di pubblico della Fiera di Saluzzo di Carlo Pittara, tanto che il dipinto viene acquistato dal barone Ignazio Weil-Weiss, per poi entrare nelle collezioni della GAM nel 1917.

Come ho anticipato, l’ultima volta che quest’opera è stata esposta al pubblico è stato circa 40 anni fa, precisamente nel 1981, in una mostra  dedicata ad Alfredo D’Andrade a Palazzo Madama.

Poi, anni di oblio, avvolta in rulli e riposta in un deposito.

Vi lascio il link del video pubblicato sul canale youtube della GAM che mostra com’è avvenuto lo srotolamento della tela.


Il valore della Fiera di Saluzzo di Carlo Pittara

Eppure, è un dipinto che si è contraddistinto subito per  l’originalità del soggetto e per il grande realismo nella ricostruzione della fiera a scala naturale.

Infatti ci si ritrova davanti a un’intera parete occupata da una grande parata di

  • personaggi in costume;
  • cavalieri;
  • animali, come capre, bovini, cavalli da tiro, destrieri di razza, cani, animali da cortile, e persino una scimmietta che attira l’attenzione per un commerciante di chincaglieria.

In passato la fiera si svolgeva in città, invece in questo dipinto è ambientata fuori Saluzzo.

Tuttavia è fedelmente ricostruita per com’era nel Seicento. Ad esempio, osservate come svetta la Castiglia, la sede dei marchesi di allora.

Bellissima è ancora la cornice di montagne che chiude lo sfondo del quadro.

Tutta la scena è ricca di dettagli e di particolari curiosi, tanto che in mostra troverete un grafico che segnala gli edifici e le dimore di Saluzzo e che identifica le diverse specie di animali.


Gli animali anacronistici

Proprio sugli animali voglio ora concentrare la vostra attenzione.

Con questo dipinto Pittara dimostra di conoscerli molto bene, non a caso è considerato uno dei migliori animalier di sempre.

 Infatti li raffigura in modo così preciso come se volesse fotografarli con il pennello.

Peccato che sia impossibile che questi animali fossero presenti a questa fiera del Seicento perché sono animali dell’Ottocento.

Precisamente, si tratta di bovini e ovini che Pittara ha visto sulle Alpi svizzere e francesi, di cui era assiduo frequentatore; di razze di cane da caccia introdotti in Europa non prima della metà dell’Ottocento.

E così, questo quadro fornisce veramente molte informazioni sull’allevamento degli animali in quest’epoca.


Questione di stile

Passiamo a osservare l’abbigliamento, questa volta corrispondente all’epoca in cui si svolge la fiera.

Siamo tra il 1620 e il 1630, quando la moda spagnola viene sostituita da quella francese.

Un primo esempio di questa fase di passaggio è ben rappresentata dal gentiluomo in centro, quello a cavallo e vestito di nero, per intenderci.

L’abito in velluto è spagnolo, ma i pantaloni al ginocchio, il colletto piatto, il cappello piumato, i guanti alla moschettiera e gli stivali ad imbuto rovesciato sono dettagli francesi.

Sempre francesi sono i colori chiari e l’uso abbondante di pizzi e nastri.


Come vi ho già detto, la Fiera di Saluzzo di Carlo Pittara è accompagnata da alcuni dipinti che l’hanno già affiancata alla IV Esposizione di Belle Arti di Torino del 1880.

Precisamente si tratta di:

  • La  deposizione di Papa Silverio di Cesare Maccari, una delle tele premiate per il notevole realismo delle figure in scala naturale, ispirate all’età romana tardoantica;
  • Il marmo dell’Eulalia Cristiana di Emilio Franceschi, che rievoca i primi martiri cristiani;
  • La sensuale Schiava di Giacomo Ginotti, secondo il gusto orientalista;
  • La Fiera di animali a Moncalieri di Felice Cerruti Bauduc, che fu però completamente oscurato dall’opera di Pittara;
  • Il primo cavallo domato dall’uomo di Francesco Gonin;
  • Gli studi per le “Tentazioni di Sant’Antonio” di Domenico Morelli, opera così tanto apprezzata che Morelli viene premiato con il diploma d’onore;
  • Le nubi di Antonio Fontanesi, che incredibilmente non ottiene alcun riconoscimento.

Allora, che ne pensi della Fiera di Saluzzo di Carlo Pittara? Ti piacciono i dipinti pieni di dettagli o preferisci opere meno realistiche?

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