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Oggi vi parlo delle installazioni a sostegno dell’ambiente, ospitate in alcune sedi museali e istituzionali di Torino, in occasione del progetto “Circular Economy & Art”.

Dovete sapere che l’anno prossimo Torino non sarà solo la Città del Cinema 2020, ma sarà anche la capitale dell’economia circolare.

Verrà infatti presentata la I edizione della Biennale dedicata alla circular economy, secondo cui il ciclo di vita dei prodotti e delle risorse va prolungato il più possibile per garantire un futuro sostenibile.

Per promuovere al meglio l’iniziativa, è stato chiamato in causa il mondo dell’arte.

Infatti un’opera d’arte ha la capacità di diffondere argomenti complessi in maniera immediata e capillare ed è un perfetto propulsore delle istanze più moderne.


Preview 2019 Circular Economy & Art

Pertanto, il 5 novembre 2019 è stata inaugurata la Preview 2019 Circular Economy & Art.

Il progetto ha coinvolto enti museali e artisti da tutto il mondo per diffondere questi nuovi modelli di sviluppo tramite performance, workshop e opere d’arte ospitate in giro per la città, fino al 7 gennaio 2020.

Per quanto riguarda le installazioni, i luoghi di riferimento sono:

  • Palazzo Reale;
  • la sede istituzionale della Smat;
  • Palazzo Carignano;
  • la sede Amiat Gruppo Iren;
  • Palazzo Birago;
  • Fondazione Merz e il giardino antistante;
  • il Politecnico di Torino durante il festival della Tecnologia;
  •  e il Grattacielo Intesa Sanpaolo.

Ora vi parlerò delle opere presentate, caso per caso.


“Nomade” di Enrica Borghi

circular economy & art - enrica borghi nomade palazzo reale torino
Foto @arTOblog

Nel cortile d’onore di Palazzo Reale è ospitata “Nomade” di Enrica Borghi.

Si tratta di una struttura che richiama una iurta, ossia la tenda circolare fatta di pelli o di feltro, usata come abitazione dai nomadi dell’Asia centrale, come i Mongoli.

L’opera è realizzata in legno, con una copertura fatta di sacchetti di plastica cuciti tra loro, un patchwork molto vivace a livello cromatico.

Del resto, è una cifra stilistica di Enrica Borghi assemblare materiali da riciclo, come parti di bottiglie di plastica e sacchetti di polietilene.

Questo progetto si è sviluppato insieme al Dipartimento Educazione della GAM, che ha organizzato alcuni workshop in cui sono stati cuciti più di 100 metri quadri di buste di plastica.


“Shutterstreet” di Elisa Caldana

circular economy & art - shutterstreet elisa caldana palazzo carignano torino
Foto @arTOblog

La fondazione Sandretto Re Rebaudengo presenta nella corte di Palazzo Carignano “Shutterstreet”, un’installazione di Elisa Caldana.

L’opera è composta da due file di serrande metalliche agganciate tra loro, così da creare un corridoio percorribile dai passanti.

Il titolo fa riferimento a una parola giapponese che indica una strada commerciale di piccoli negozi costretti a chiudere per l’affermarsi dei centri commerciali.

D’altronde, il fenomeno delle “serrande chiuse” è tipico di tutto il mondo, veri fantasmi architettonici causati dal capitalismo.


Due opere di Nunzio alla Fondazione Merz

Unknown 2 di Nunzio - fondazione merz torino
Unknown 2” di Nunzio – foto dal sito della Fondazione merz

Anche la Fondazione Merz partecipa a Circular Economy & Art con due opere dell’artista Nunzio, poste rispettivamente nel giardino di fronte alla fondazione e nel cortile interno.

L’epoca post-industriale ha determinato un progressivo deterioramento per alcune zone di Torino, completamente abbandonate dalle istituzioni. Tra queste c’è Borgo San Paolo che attende pazientemente l’avvio di un processo di recupero dei suoi luoghi.

Consapevole di questa problematica, la Fondazione Merz vuole essere da esempio, riqualificando il giardino di Piazzale Chiribiri antistante i suoi locali grazie alla collaborazione di artisti, a cominciare proprio da Nunzio.


“Storie di verde pubblico” di Ugo La Pietra

storie di verde pubblico Ugo La Pietra - Palazzo Birago Torino
Storie di verde pubblicodi Ugo La Pietra – foto dal sito della Camera di Commercio

Palazzo Birago ospita “Storie di verde pubblico” di Ugo La Pietra, quattro “gazebi” che fanno riflettere sull’impiego del verde negli spazi cittadini.

Di base c’è la critica all’uso del verde pubblico solo come abbellimento dei portarifiuti, delle panchine, dei dissuasori di sosta, tanto da essere relegato in aiuole di piccole dimensioni o in giardinetti soffocati dall’asfalto, dai parcheggi e dal traffico. 

Proprio per andare oltre a quest’ottica limitante, questi gazebi invitano a dare altri significati al nostro “stare nel verde”, creando nuove prospettive.


“Mangiami” di Pep Marchegiani

Mangiami di Pep Marchegiani - Politecnico di Torino

In rappresentanza del PAV, Pep Marchegiani presenta “Mangiami” sulla facciata dell’aula magna “Giovanni Agnelli” del Politecnico di Torino.

Quest’installazione fa parte di un progetto più ampio, intitolato “Vorrei mangiarti”, con cui l’artista fornisce un esempio di economia circolare e creatività resiliente da parte del mondo animale.

Infatti, l’opera rappresenta una farfalla che compie la propria metamorfosi in 5 fasi di schiusa, sfruttando una bottiglia di plastica.


“Resilience” di Piero Gilardi

Circular economy & art - Resilience di piero gilardi grattacielo San Paolo torino
Resilience” di Piero Gilardi – foto da Fondazione Centro Studi Piero Gilardi

Quest’opera fa riferimento a un famoso episodio di attivismo ecologico di Giulia Hill, che nel 1997 ha vissuto 738 giorni sulla Sequoia Luna per impedirne l’abbattimento.

L’importanza di questo episodio non sta solo nell’atto eroico che ha salvato l’albero, ma anche nella resilienza dimostrata da questa pianta così longeva.

Ospitata al Grattacielo di Intesa San Paolo, l’installazione di Gilardi consiste in una riproduzione della sequoia, consentendo al pubblico di entrare all’interno dell’albero, per sentirsi parte del potere ciclico e rigenerativo della natura.

Per altre informazioni sull’opera, vi lascio il link della Fondazione Centro Studi Piero Gilardi.


“Opera Phoenix” di Michelangelo Rossino

Su iniziativa dell’IREN, “Opera Phoenix” di Michelangelo Rossino è installata sulla facciata della sede di Amiat Gruppo Iren.

In pratica, una scomposizione di oggetti virtuali, selezionati con cura come in un vero centro di raccolta, formano l’immagine di un’araba fenice.

Si tratta di una ricostruzione digitale che vuole simboleggiare i nuovi orizzonti della ricerca sul tema della trasformazione dei materiali e del processo virtuoso che sta alla base della cultura della sostenibilità.


Qual è l’installazione che vi ha colpito di più? E che cosa ne pensate dell’unione fra arte e sostenibilità? Scrivetemelo nei commenti.

Se l’argomento vi ha interessato, vi annuncio che nei prossimi giorni vi parlerò di alcune mostre a tema ecologico da visitare a Torino.

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Arrivederci alla prossima notizia.