Home » Mostre » Chi ha voglia di una mostra di Arte Contemporanea?

A Torino sono veramente parecchie le mostre di arte contemporanea che ci faranno compagnia fino ai primi mesi del 2020.

Ce n’è proprio per tutti i gusti. Non mi credete? Provate a dare un’occhiata!

Ecco qui l’indice per curiosare a piacimento.



Emilio Prini

Fino al 7 febbraio 2020

mostra di Arte Contemporanea- emilio prini fondazione merz torino

La nuova mostra della Fondazione Merz è un omaggio a Emilio Prini, l’artista “ribelle” dell’Arte Povera.

Più di una quarantina di opere dal 1966 al 2016, allestite proprio nelle sale del suo grande amico Mario Merz.

Infatti questa mostra nasce dal desiderio di ripercorrere questo profondo legame di amicizia e di stima reciproca, da parte delle due curatrici, Beatrice Merz e Timotea Prini, rispettivamente figlie di Mario e Emilio.

In mostra

Quasi tutto il materiale esposto proviene da privati, con alcune sorprese inattese che non si conoscevano neppure, come le risme di multipli dell’immagine di una macchina fotografica sotto plexiglass.

Oltre a questo ritrovamento, in mostra sono esposte:

  • Alcune opere iconiche come Autoritratto e Perimetro misura a studio stanza;
  • Sculture sul concetto di standardizzazione dell’oggetto;
  •  ricerche fotografiche come Vetrina e Film Tv, 5 min;
  • Il progetto la Pimpa II Vuoto, tratta dai fumetti del disegnatore Marco Tullio Altan.

Inoltre è presente un’inedita documentazione d’archivio con ritagli fotografici, appunti e schizzi dello stesso Prini.

Qualcosa in più su Emilio Prini

Nel corso della sua vita l’artista ha sperimentato molte forme artistiche, tra cui la fotografia, la scrittura e il testo sonoro, approfondendo diversi temi: la negazione e l’annullamento dell’opera, il rapporto spaziale tra vuoto e ­pieno, la standardizzazione della misura e la contrapposizione tra visibile e invisibile.

Si tratta di un artista enigmatico e sfuggente, colui che mette in mostra l’assenza, a partire dalle sue mancate partecipazioni alle mostre fino al ritiro dalla scena artistica dopo il 1971.

La sua frase emblematica è “Se è possibile, non creo”, tanto che il critico Germano Celant lo definisce “l’artista che si muove nel vuoto”.

Una personalità fuori dagli schemi, capace di far diventare il manifesto di una mostra che non c’è mai stata in un’opera intitolata “Manifesto”; irriverente e autoironico quando si rappresenta con un naso finto e la scritta “alieno” cucita sulla giacca o con un monocolo a forma triangolare.

Insomma, l’artista della sottrazione, forse troppo sottratto alla conoscenza dei più, ma che grazie a questa mostra diventerà ben presente nel panorama dell’arte contemporanea.

Se volete saperne di più, vi consiglio il contributo di Pasquale Fameli, intitolato Il peso del vuoto. Emilio Prini ieri e oggi”.


Berlinde de Bruyckere. Aletheia

Fino al 15 marzo 2020

Berlinde de Bruyckere fondazione sandretto mostre arte contemporanea torino

Una società che non dà valore alla morte, che valore dà alla vita? Se lo chiede l’artista belga nella mostra monografica ospitata alla Fondazione Sandretto, dal titolo Aletheia, “verità” in greco.

L’origine della mostra

Il progetto espositivo, pensato appositamente per gli spazi della Fondazione, prende spunto da una visita a un laboratorio di conceria in Belgio, dove le pelli degli animali, appena strappate, vengono impilate su grandi bancali e ricoperte di sale, per conservarle prima dei trattamenti successivi.

L’artista ha associato queste pelli allo sterminio di corpi senza nome, ma anche all’idea di sacralità della vita, spingendola così a riflettere sulla complessa relazione tra vita e morte, tra Eros e Thanatos.

In mostra

Berlinde de Bruyckere ha ricostruito così il laboratorio di conceria, dove le pelli impilate, come fossero coperte ripiegate, sono realizzate tramite calchi in cera stesa col pennello, piegati e drappeggiati seguendo la tradizione fiamminga.

I colori sono realistici, dai rosa color carne ai grigi e ai bluastri.

Significato della mostra

Del resto, c’è una vera trasposizione tra la pelle animale e il corpo dell’uomo, con lo scopo di rappresentare la sofferenza dell’umanità causata dalle tragedie dei nostri giorni.

La stessa artista ha dichiarato: “In questo momento storico, in cui proliferano estremismo e razzismo, in cui compassione e solidarietà sono inariditi, in cui vediamo troppe somiglianze con l’inquietudine degli anni Trenta che ha preceduto le mostruosità innominabili dell’Olocausto e quella particolare diffamazione della civiltà è persino negata da persone con troppo potere politico, sento l’esigenza di proporre immagini audaci, forti. Voglio portare quella stanza al pubblico. Come una esperienza fisica, immersiva”.


Me two. Opere dalla collezione di Ernesto Esposito

Il nuovo progetto espositivo del Museo Ettore Fico riguarda una delle collezioni di arte contemporanea più prestigiose dei giorni nostri, quella dello stilista di fama internazionale Ernesto Esposito.

Segno peculiare della sua raccolta è la poliedricità perché spazia dalla fotografia all’installazione, dalla pittura al video fino alle opere monumentali.

Questo grazie anche all’amicizia privilegiata con artisti molto famosi come Cy Twombly, Joseph Beuys, Andy Warhol e Helmut Newton.

Il titolo della mostra

Me Two richiama per assonanza il famoso “me too”, contro le molestie sessuali e la violenza sulle donne.

Inoltre allude alla duplicazione della personalità della collezione, tanto che questa mostra è divisa in due sezioni:

  • Some people. Fotografie da Von Gloeden a Warhol (fino al 26 gennaio 2020);
  • Brasil! Focus sull’arte brasiliana contemporanea (fino al 16 febbraio 2020)

Some people

Ernesto Esposito ritratto da Andy Warhol nel 1987 courtesy Erensto Esposito
Ernesto Esposito ritratto da Andy Warhol nel 1987 courtesy Erensto Esposito

Questa esposizione riguarda la grande passione di Ernesto Esposito per la fotografia d’avanguardia, tanto da diventare un fulcro fondamentale del suo collezionismo.

In particolare, lo scopo della mostra è quello di raccontare la storia della fotografia da Von Gloeden ai giorni nostri, per mostrare come l’arte fotografica sia cambiata, abbandonando il ruolo documentarista per affermarsi come linguaggio artistico a tutti gli effetti.

Protagonisti indiscussi di questo passaggio sono personalità come Von Gloeden, Mapplethorpe, Helmut Newton, Bruce Weber, fino a Cindy Sherman, Thomas Ruff, Wolfgang Tillmans e Thomas Struth.

Brasil!

Cildo Meireles Fontes, 1992
Cildo Meireles Fontes, 1992

La seconda esposizione approfondisce un’altra passione di Ernesto Esposito: l’arte contemporanea del Brasile degli ultimi vent’anni.

Le ultime generazioni di artisti brasiliani sono state artefici di una svolta nel panorama artistico di tutto il mondo, delineando nuovi percorsi artistici dove gli influssi internazionali si sono confrontati con il variegato universo culturale locale.

Il Brasile è sempre stato un paese dalle mille facce, un mondo contraddistinto da luci ed ombre sotto ogni punto di vista.

A maggior ragione, immaginate il fermento sociale, economico e culturale in anni cruciali come sono stati quelli di preparazione alle Olimpiadi di Rio del 2016.

Pertanto la sensibilità dei suoi artisti si è plasmata in questo clima di cambiamento, portando alla realizzazione di lavori densi di significati che vanno al di là della pura esperienza estetica.

E naturalmente una personalità curiosa e appassionata come Ernesto Esposito si è subito interessata a questa feconda temperie artistica.


PAOLO ICARO Antologia / Anthology 1964 – 2019

Fino al 1 dicembre 2019

Paolo Icaro - GAM - mostre arte contmporanea Torino
P.Icaro, Nido di New York, 1986, gesso e pigmento

La mostra alla GAM di Torino omaggia Paolo Icaro, uno degli artisti italiani di maggior spicco degli ultimi decenni, tramite una cinquantina di opere che raccontano i suoi 55 anni di carriera artistica, dal 1946 fino ai giorni nostri.

Chiave interpretativa

Lo scopo dell’esposizione è quello di mostrare il fil rouge di tutta la sua produzione, ovvero la rilettura incessante dello spazio e della scultura, in base al principio secondo cui l’essenza di ogni cosa è nel suo divenire e nel suo costante mutamento.

Ecco perché l’artista riaffronta ogni riflessione più volte nel corso degli anni, tanto che il suo percorso artistico pare chiudersi ad anello, avvolgendosi su se stesso.


Claudia Comte. Come crescere e avere sempre la stessa forma

Fino al 23 febbraio

Claudia Comte - mostre arte contemporanea castello rivoli

Al Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea è visitabile la prima personale in un museo pubblico italiano della svizzera Claudia Comte.

Il credo artistico

Il corpo principale delle opere di quest’artista è rappresentato da grandi installazioni ambientali, che si ispirano all’incredibile varietà di pattern presenti in natura.

Claudia Comte infatti trasforma le superfici in sequenze ottiche e segni grafici infiniti di stile digitale, creando opere caratterizzate da un forte astrattismo monocromatico o al massimo con alcuni gradienti di colore.

Di fondo, ci sono temi di urgente attualità come il cambiamento climatico e l’inquinamento globale, ma anche la rivendicazione dell’importanza del lavoro manuale.

Inoltre i suoi lavori risentono molto della vicenda autobiografica, soprattutto il paesaggio delle sue opere richiama senza dubbio le foreste natali, vicino a Grancy, un piccolo villaggio ai piedi del Mont Tendre.

A Rivoli

Per la mostra di Rivoli, Claudia Comte ha realizzato undici monumentali interventi murali che creano un effetto ottico avvolgente, attraverso moduli continuamente ripetuti nello spazio espositivo.

 Sono installazioni pensate appositamente per le sale museali, tanto che l’artista si è fatta ispirare da alcuni motivi decorativi della residenza sabauda e dalla specificità geologica dell’anfiteatro morenico di Rivoli-Avigliana.

Anche in questo caso, però, queste due fonti di ispirazioni sono state rielaborate nelle forme astratte, tanto che dominano sempre la geometria e la ripetizione lineare delle forme, innegabili cifre stilistiche di Claudia Comte.


Monica Bonvicini – As Walls Keep Shifting

Fino al 9 febbraio 2020

Monica Bonvicini - OGR Torino

Per le OGR Monica Bonvicini ha realizzato una nuova installazione dal titolo “As walls keep shifting”, che sarà ospitata al Binario 1 fino al 9 febbraio 2020.

Un po’ di informazioni su Monica Bonvicini

L’artista ha iniziato ad esporre i suoi lavori a livello internazionale a partire dagli anni ’90, tramite collettive e personali, ottenendo importanti premi e riconoscimenti, come il Leone d’Oro alla Biennale di Venezia.

Il tema principale dei suoi lavori è l’indagine sul ruolo dello spazio e dell’architettura e sui condizionamenti che subisce in termini di potere, questioni di genere, diritto allo spazio e dinamiche di controllo e sorveglianza.

Il risultato sono sculture e installazioni umoristiche e dirette, con molti riferimenti sociali, politici e storici, perché per la Bonvicini la funzione dell’arte dev’essere soprattutto sociale.

Alcune tematiche predilette

Nelle sue opere l’artista si confronta polemicamente con la tradizione tipicamente modernista secondo cui costruire è prerogativa maschile. Lo spazio edificato diventa pertanto manifestazione del potere maschile che relega la donna in posizione marginale.

Inoltre, a dispetto delle leggi statiche, per Monica Bonvicini l’atto di distruggere ha lo stesso valore di quello del costruire, perché entrambi portano a una nuova costruzione.

As walls keep shifting

Come tutti i suoi lavori, l’installazione alle OGR è pensata espressamente per l’ambiente che la ospita, senza tralasciare la connessione con i materiali in cui è realizzata e il rapporto dialettico con lo spettatore.

L’opera si ispira alle villette bifamiliari dei villaggi operai costruiti negli anni ’60 a Brescia su modello dell’edilizia sovietica.

In concreto, l’installazione consiste in un prefabbricato visitabile all’interno, che rappresenta da una parte la riproduzione di una di queste villette e dall’altra una specie di galleria d’arte con una carrellata di lavori della Bonvicini.

Tra quest’ultimi spicca Italian Homes, un progetto costituito da fotografie e disegni, che testimoniano come nel corso del tempo le villette bresciane si siano liberate dall’omologazione e dall’uniformità con cui erano state costruite, per assumere l’aspetto e l’identità voluta dai proprietari.

Di fondo, c’è dunque il tema del cambiamento e della rivoluzione architettonica, che si può perfettamente assimilare alla conversione post industriale delle OGR e della stessa Torino.


Vi avevo avvisato che Torino ha un’offerta d’arte contemporanea veramente ricca.

Per completare il quadro, c’è anche questo articolo: Che cosa rimane (da vedere) della Settimana dell’Arte Contemporanea?

E queste sono solo le mostre di arte contemporanea!

Potete anche consultare l’articolo sulle mostre del MAO o quello delle mostre che non si occupano di arte. Ci sono anche le mostre fotografiche.

E l’elenco non finisce qui, pertanto continuate a seguirmi oppure iscrivetevi alla newsletter, per essere certi di non perdervi nulla.

Arrivederci alla prossima mostra