Home » Mostre » Che cosa rimane (da vedere) della Settimana dell’Arte Contemporanea?

La Settimana dell’Arte Contemporanea è ormai terminata e viene spontaneo chiedersi quale eredità ci lasci, al di là della gratificazione per il boom di visite in città e per l’entusiasmo riscosso, a prescindere dal bagaglio d’arte che ci ha emozionato di più.


Senza dubbio un successo

Per quanto mi riguarda sono molto felice quando Torino richiama visitatori da tutto il mondo, un pubblico che sicuramente rimane stupito da questa città, che senza troppo clamore, anzi a volte in maniera troppo umile, organizza eventi di qualità.


Torino, una città per tutti i gusti

Ma soprattutto credo che ciò che colpisca di più sia la poliedricità, ossia il fatto di essere una città per tutti i gusti.

La Settimana dell’Arte Contemporanea è proprio la prova di questo mondo variegato dove lo stesso filone riesce a diramarsi in tante versioni diverse, come vi ho raccontato nell’articolo “Come districarsi nel fine settimana della Torino Contemporary Art Week”.


E il coordinamento?

Una rete di eventi e iniziative che però difetta di coordinamento.

Come ho già fatto presente, risulta impossibile vedere ogni cosa e partecipare a tutte le fiere. Bisogna fare delle scelte.

Infatti, ormai non c’è più solo Artissima, ma molte altre fiere. Per non parlare delle iniziative esterne alle fiere, degli incontri e dei laboratori.

E come si fa a navigare senza una guida in questo calendario concentratissimo di opportunità?


Auspicio

Pertanto per l’anno prossimo

mi auguro che il Comune e/o la Regione offra un sito web esclusivamente dedicato alla settimana dell’arte contemporanea, dove avere una panoramica completa di tutta la manifestazione;
e spero che assuma pienamente il ruolo di un ente super partes, agevolando gli spostamenti tra luoghi ed eventi, creando un biglietto forfettario per accedere a tutte le manifestazioni e fornendo assistenza orientativa.

Senza dubbio, sono obiettivi impegnativi, che richiedono la collaborazione di tutti. In nome del bene comune e con il sogno di far diventare Torino un centro imprescindibile dell’arte contemporanea, fondato sulla sinergia di tutte le forze culturali del territorio.

C’è tutto un anno a disposizione!

Pertanto, buon lavoro a tutti!


Lo “strascico” della Settimana dell’Arte Contemporanea

Al di là dei miei sproloqui, la Settimana dell’Arte Contemporanea ha lasciato in giro per la città molte opere da vedere.

Prendete carta e penna per appuntarvi quelle che vi incuriosiscono di più.


Love is the Message, the Message is Death

Fino al 13 novembre 2019, Artissima e la Fondation Prince Pierre de Monaco presentano a Palazzo Madama l’opera vincitrice del PIAC, il Prix International d’Art Contemporain, ossia “Love is the Message, the Message is Death”di Arthur Jafa.

Si tratta di un video digitale a colori di 7 minuti, accompagnato dalle note di Ultralight Beam” di Kanye West: un gospel struggente che enfatizza all’ennesima potenza il misto di emozioni provocate dalle immagini.

Love is the Message è un viaggio di 400 anni di storia, 400 anni di dolore e sofferenza per gli afroamericani.

Lo stesso Jafa ci spiega qual è il suo intento: replicare la potenza, la bellezza e l’alienazione della musica nera, quel sound nato in Africa e importato in America dagli schiavi, che ha dato origine a generi musicali eccezionali come il jazz, il soul, il blues, il gospel e l’hip-hop.

Le immagini sono eterogenee, si susseguono senza interruzione, un collage di avvenimenti, personalità, momenti musicali e cinematografici, fino a scene con gli alieni e con il sole.

Un’unica frase in tutto il video, poche parole per trasmettere un messaggio forte e chiaro: “We are not aliens”.


The Caliph seeks asylum

In relazione al nuovo progetto Hub Middle East di Artissima 2019, dedicato all’arte contemporanea del Medio Oriente, fino al 19 gennaio 2020 la Fondazione Torino Musei ospita nei giardini della GAM di Torino l’installazione site specific, intitolata The Caliph seeks asylum (Il Califfo cerca di asilo) dell’artista saudita Muhannad Shono.

L’opera è realizzata con 3500 tubi di PVC nero, che formano un accampamento di fortuna al di fuori del contesto di tempo e spazio.

Nel dettaglio, i tubi presentano minute decorazioni che richiamano la raffinatezza degli antichi volumi della cultura arabo-islamica che erano conservati nella Biblioteca di Baghdad, prima di essere distrutti nel 1258, durante la presa della città da parte dei Mongoli.

Infatti, prima dell’arrivo dei Mongoli, Baghdad era un centro culturale, economico e scientifico molto fertile, tanto che si considera quel periodo storico come una sorta di Epoca d’oro. Con la presa della città questo splendore si oscurò. Il fiume Tigri si riempì di sangue e i libri furono ditrutti.

Con quest’opera l’artista si auspica il ritorno dell’Epoca d’oro, non attraverso la resurrezione dei califfati, bensì tramite la ricerca di conoscenza e dell’antica sapienza.


Hang On A Minute Lads… I’ve Got A Great Idea

Per i suoi 50 anni, il film “The Italian Job” viene omaggiato con una sorprendente performance artistica che coinvolge Domus Lascaris, un palazzo razionalista del centro di Torino.

Il film narra gli incredibili risvolti di una rocambolesca rapina ambientata a Torino, tra cui i famosissimi inseguimenti in auto per tutta la città.

E così, fino al 2 dicembre 2019, è possibile ammirare “Hang On A Minute Lads… I’ve Got A Great Idea” dello scultore inglese Richard Wilson che, ispirandosi alla scena finale del film, fa penzolare un pullman vintage a grandezza naturale dal tetto di Domus Lascaris.


Precarious Totem

Paratissima ha stretto un sodalizio importante con l’associazione commercianti di via Po e l’Accademia dei Medici che ha messo a disposizione la corte interna dello storico palazzo di via Po 18 per ospitare “Precarious Totem” dello scultore e designer Marco Fiaschi.

Quest’opera, selezionata dal bando Think BIG di Paratissima, rappresenta un albero senza più radici e rami, che barcolla a causa di una enorme pepita d’oro e che rischia di schiantarsi al suolo per il peso crescente delle foglie dorate, man mano che spuntano.

Evidentemente l’installazione vuole rappresentare la precarietà del sistema economico attuale, ormai senza controllo e destinato ad implodere.

La scultura è visibile tutti i giorni dalle ore 10.00 alle 17.00 (esclusi i festivi), fino al 30 novembre.


Art in the City

Anche quest’anno Paratissima diffonde l’arte in città con il progetto “Art in the City”: un circuito di mostre temporanee di artisti emergenti, ospitate in attività commerciali, laboratori e studi professionali.

Agli artisti viene offerta l’opportunità di esporre le proprie opere nelle location aderenti al circuito, ottenendo visibilità e pubblicità e, su richiesta, consulenze e altri servizi.

A loro volta, le attività commerciali possono beneficiare dei canali di comunicazione di Paratissima.

A questo link trovate tutte le esposizioni.


Welcome to the Machine

Si tratta di una mostra collettiva, organizzata da Paratissima per il Festival della Tecnologia del Politecnico di Torino, visitabile fino al 15 novembre al Politecnico di Torino.

Sono esposte le opere di 50 artisti per analizzare il rapporto tra uomo, tecnologia e società attraverso il linguaggio dell’arte contemporanea.

L’arte, da sempre al passo con i cambiamenti e le rivoluzioni del presente, si appropria dei nuovi linguaggi tecnologici per trasformarli in nuove forme di espressione.

Ma non solo. Stimola anche una riflessione importante sull’impatto sociale di questa rivoluzione tecnologica dai ritmi sempre più serrati, che crea un abisso tra i nativi digitali e chi ne rimane escluso.


Avete visto quante iniziative interessanti? Che cosa vi incuriosisce di più?

Scrivetemelo nei commenti!

Mi raccomando, continuate a seguirmi che ho ancora una marea di novità legate all’arte contemporanea da raccontarvi.

Ricordatevi che c’è sempre la possibilità di tenervi aggiornati con la newsletter.

Arrivederci alla prossima notizia.